domenica 31 maggio 2009

Stop temporaneo attività blog


Cari amici,

per motivi di studio, mi trovo costretta a sospendere per questo mese l'attività del blog.

Per non lasciarvi senza riflessioni, vi faccio dono di un ultimo post:

GIUGNO MESE DEL SACRO CUORE
Il mese di giugno è tradizionalmente legato alla devozione del Sacro Cuore."Sciocchezze da nonnine inebetite dall'età" - penserà qualcuno.
Invece no: è ben altro che una sciocchezza, ben altro che un'adesione sentimentalistica a forme di preghiera démodées. Addirittura, è molto di più di una semplice "devozione"! Affonda le radici nelle Sacre Scritture, ha l'approvazione del magistero dei Pontefici, e tocca il cuore dell'esperienza cristiana: cioè il rapporto con Cristo che ama e che salva.
Volete saperne di più? Date un'occhiata qui, e cliccate sul link per leggere il resto.

Il sacro Cuore di Gesù
Una delle devozioni più diffuse tra il popolo cristiano è la devozione al sacro Cuore di Gesù. Non si tratta tuttavia di una devozione fra tante, perché è stata rivestita dalla Chiesa di una dignità tutta particolare e si situa al centro della rivelazione cristiana. Il documento guida in materia è certamente l'enciclica di Pio XII, Haurietis aquas (Attingerete alle acque) del 15 maggio 1956, testo che andrebbe letto e meditato per intero. Questa devozione - contenuta in germe nella Sacra Scrittura, approfondita dai santi Padri, dai Dottori della Chiesa e dai grandi mistici medioevali - ha avuto un particolare incremento e la sua configurazione odierna in seguito alle apparizioni di Gesù Cristo a santa Margherita Maria Alacoque, nel monastero di Paray-le-Monial, a partire dal 27 dicembre 1673. [...]
E' lo stesso Gesù che per primo presenta il suo Cuore come fonte di ristoro e di pace: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11,28-30).
In san Giovanni si legge come venne trafitto il Cuore di Cristo, l'uscita da esso del sangue e dell'acqua e il particolarissimo significato simbolico che il quarto evangelista attribuisce al fatto (Gv 19,33-37). Anche nell'Apocalisse Gesù è presentato come un Agnello «ucciso», cioè «trafitto» (cfr. Apoc 5,6; 1,7).

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

31 maggio - meditazione tratta da "Maria Aurora di speranza"

Regina del Cielo e della Terra
l. Maria è onorata e invocata come Regina: Regina degli Angeli, dei Pa­triarchi, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei Vergini, di tutti i Santi, della Chiesa. Si tratta del fiore della creazione, che nella gloria del Paradiso riverbera gli splendori della divina Trinità e dell'Umanità di Cri­sto, il gran Re dell'universo.
Il Paradiso è il luogo della nobiltà, della bellezza, dell'amore: trasverbe­rati alla luce divina, gli spiriti celesti sono confermati nella grazia di Dio, al punto che il peccato anche veniale non ha più presa su di loro. Sono esseri di luce che sprigionano dall'in­timo l'amore perfetto. Non ci sono più motivi di screzio o di fragilità nel Paradiso, non ci sono gelosie: la com­pagnia degli abitatori del Cielo è deliziosissima, sia per la bellezza dei loro volti, sia per la nobiltà finissima dei loro sentimenti. Il Paradiso è il luogo della Verità e dell'Amore, che costituisce l'atmosfera in cui vivono gli spiriti e i corpi glorificati.
Orbene, in questo mondo luminoso Maria è la Regina. È colei che dà il tono, che affascina più di ogni altra creatura, che diffonde nobiltà e ama­bilità e bellezza al di sopra degli stessi Angeli.
2. Essa è Regina per lo splendore della grazia che si sprigiona dal suo essere Madre di Dio. Dio la riveste della sua luce al di sopra di ogni altra creatura.
- Essa è Regina per il suo cuore regale. Regine si nasce, non si diventa. La nobiltà regale si alimenta di una tradizione di abitudini aristocratiche, affinate dall'esercizio del governo. Ci furono epoche in cui la santità della
Chiesa si esprimeva nella regalità: Luigi IX re di Francia, Edoardo, En­rico, Stefano, Ferdinando, Elisabetta, Elena, Luisa, Clotilde e tanti altri re e regine e principesse risplendono nel­la Chiesa per la loro dedizione eroica al benessere delle popolazioni loro af­fidate. Questa finezza regale nei con­fronti dei sudditi risplende soprattut­to in Maria. Essa portava nel sangue le abitudini aristocratiche della stir­pe di Davide, di cui era lontana discen­dente; ma la nobiltà regale le veniva soprattutto dalla sua origine imma­colata e dalla dotazione di grazia con­giunta con la vocazione di Madre di Dio. La regalità del cuore condensava in sé il cumulo delle attitudini e dei doni del suo essere Madre del Re del Cielo e della Terra.
- Essa è Regina per l'esercizio in­cessante delle attitudini regali nei con­fronti dei suoi figli. Come Regina del­la Chiesa, essa si fa presente nei mo­menti più travagliosi a dare forza e sicurezza: si pensi ai numerosi inter­venti di Maria in quest'epoca di pro­fonde rivoluzioni (Lourdes, Fatima, ecc.). E si fa presente ai singoli suoi figli che a lei si rivolgono con fidu­cia per ottenere ogni genere di grazie.
- La sua Regalità infine si mani­festa nella particolare impronta di fi­nezza spirituale, di signorilità del cuo­re che caratterizza i suoi veri devoti. Insieme con Gesù, Maria è la forza elevante di questa umanità che geme sotto il peso del peccato: il suo pas­saggio risveglia e rianima gli impulsi spirituali che spingono l'uomo a rea­lizzare l'originaria vocazione di esseri creati a «immagine e somiglianza di Dio».

Solennità di Pentecoste

La Chiesa festeggia il suo compleanno.


Auguri a tutti!

sabato 30 maggio 2009

Il Vangelo della domenica



Gv 15,26-27; 16,12-15


31 maggio 2009

La festa della Pentecoste – cinquantesimo giorno dopo la Pasqua – costituisce la pienezza del mistero pasquale: Gesù Risorto, asceso al cielo e partecipe della signoria di Dio, adempie la promessa fatta ai suoi discepoli di inviare loro il Consolatore, lo Spirito santo (cf. Gv 14,16.26; 16,7).
Lo Spirito santo, già consegnato da Gesù sulla croce (cf. Gv 19,30) come preludio dell’effusione sui discepoli ad opera del Risorto, è colui che rende presente Cristo nella chiesa, rende i cristiani capaci di testimonianza e accompagna l’evangelizzazione. Secondo il quarto vangelo, lo Spirito è stato alitato da Gesù Risorto sui discepoli nella sua apparizione avvenuta otto giorni dopo la Pasqua (cf. Gv 20,22-23); secondo Luca è sceso più volte sulla nuova comunità cristiana: a Gerusalemme (cf. At 2,1-11), a Cesarea (cf. At 10,44), a Efeso (cf. At 19,6). Modi diversi per narrare la presenza costante dello Spirito nella vita dei cristiani e della chiesa…
Nel brano evangelico odierno ascoltiamo la promessa dello Spirito santo fatta da Gesù ai discepoli durante i discorsi di addio (cf. Gv 13,31-16,33); in tali discorsi è il Signore glorioso che parla ancora oggi a noi. Egli afferma innanzitutto che lo Spirito, il Consolatore-Avvocato che il Padre invierà, avrà il compito di rendere testimonianza a Gesù stesso. Nel processo che si è aperto nella storia, in cui Gesù e i suoi seguaci sono oggetto di accusa e di ostilità, lo Spirito ha il ruolo di avvocato difensore: è lui che rende testimonianza a Gesù; è lui che accompagna i discepoli quando sono chiamati essi pure a rendere testimonianza (cf. Mc 13,11 e par.). Il discepolo è un testimone che ha ascoltato le parole di Gesù, è stato coinvolto con lui fin dall’inizio del suo ministero pubblico (cf. At 1,21-22); ebbene, dopo la morte e resurrezione di Gesù, lo Spirito santo abilita il discepolo a rendere questa testimonianza fino alla morte, fino a confessare il suo Signore dando la propria vita nel martirio.
Lo Spirito Santo ha però un’altra importante funzione: quella di guidare i discepoli a comprendere, ad assumere in profondità quelle realtà che, mentre Gesù era con loro, non erano in grado di capire e accogliere: “Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26). Ci sono tempi diversi nella comprensione della persona di Gesù Cristo e del mistero della salvezza, come Gesù stesso aveva chiarito a Pietro: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai più tardi” (Gv 13,7); “ora tu non puoi seguirmi, ma mi seguirai più tardi” (Gv 13,36). Sì, ci sono parole e gesti di Gesù non immediatamente compresi dai discepoli, così come c’è un non-detto di cui sarà lo Spirito Santo a farsi interprete, lui che “dirà tutto ciò che avrà udito e annuncerà le cose future”. E questo – si faccia attenzione – non corrisponderà a una nuova rivelazione, perché lo Spirito Santo, “il compagno inseparabile di Cristo” (san Basilio), non si discosterà dal messaggio di Gesù: egli renderà presente e attualizzerà il Cristo, proprio in quanto ascoltatore assiduo del Figlio… Ecco il grande mistero dell’ascolto di Dio, mistero intra-trinitario: il Figlio è sempre in ascolto del Padre; il Padre ascolta l’intercessione del Figlio e l’invocazione dello Spirito; lo Spirito è comunione del Padre e del Figlio.
La chiesa non è dunque una comunità orfana, perché ad essa non viene mai a mancare la presenza di Cristo; se infatti è vero che egli, andando al Padre, ha lasciato i suoi nel mondo, li ha però affidati allo Spirito Santo, “l’altro – rispetto a sé – Consolatore” (Gv 14,16), colui che è testimone e avvocato. E questo Spirito “guiderà alla verità tutta intera”, offrendo a noi discepoli la possibilità di comprendere sempre meglio la verità: non una verità astratta, ma una verità che è una persona, Gesù Cristo, “via, verità e vita” (Gv 14,6); una verità che sempre precede la chiesa e mai dalla chiesa può essere posseduta; una verità che è interpretata, annunciata e vissuta dalla chiesa ogniqualvolta essa si ricorda di essere opera dello Spirito santo, che la rende corpo di Cristo nel mondo.
Enzo Bianchi

Verso la Pentecoste



Il settimo dono è il Timor di Dio




Timore di Dio: Non è paura, ma il riconoscere la santità e la trascendenza, la maestà di Dio. E’ il santo che cantiamo ogni giorno a Messa (Is 6,1). Rende vivo il valore di Dio nella nostra vita, ci fa coscienti della sua presenza e ci fa dispiacere di far qualcosa contro di Lui. Adorazione, lode, ringraziamento partono da qui.
Sir 1,9-18 "Il timore del Signore è gloria e vanto. ... Per chi teme Dio andrà bene alla fine. ... Principio della sapienza è il timore del Signore. Pienezza della sapienza è il Timore del Signore. Corona della sapienza è il timore del Signore. Radice della sapienza è il timore del Signore."
Sal 25 Chi è l’uomo che teme Dio? Gli indica il cammino da seguire. Il Signore si rivela a chi lo teme, gli fa conoscere la sua alleanza. Vedi la mia miseria e la mia pena e perdona tutti i miei peccati".
Mt 24 essere pronti per la venuta del Signore (Discorso escatologico)..
Non è la paura e non è neanche in contrasto con l’amore. Esso è prima di tutto rispetto, riconoscimento della sua grandezza, fiducia nella sua giustizia.
E’ il monito profetico che ci invita fortemente a non fare compromessi col male. Con la giustizia di Dio non si scherza.
E’ un riconoscere che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri, le sue vie non sono le nostre vie.
In continuazione l’AT ci invita a temere Dio. E’ però un riconoscerlo Padre. E’ timore filiale intriso di affetto, è più un non voler rattristarlo col nostro comportamento sbagliato che non un temerne il castigo.
Frutto del Timore del Signore è la coerenza.

venerdì 29 maggio 2009

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

30 maggio - Meditazione tratta da "Maria Aurora di Speranza"

Madre della vera Pietà

1. Possiamo figurarci Maria che prega.
Il suo contegno si ispira a riveren­za affettuosa verso la divina Presenza. Maria ha il senso giusto di Dio. La tradizione biblica le giunge intessuta degli appellativi divini rivelati da Dio stesso ai Profeti: Jahvè (Colui che È), Dio Santo, Dio Forte, Dio Altissi­mo: tutti nomi che evidenziano la tra­scendenza divina, il suo essere al di là di ogni cosa. I Salmi l'avviano a una pietà robusta e al tempo stesso fiduciosa.
Anche la figura del Messia, che do­po l'annuncio dell'Angelo acquista un interesse intensissimo nel suo cuore di Madre, è annunciata con appellativi avvincenti: «il Figlio dell'Uomo» di cui parla Daniele, il «Servo di Jahvè», il Virgulto di Davide, il Cristo...
La pietà di Maria si imbeve di tutta la sostanziosa tradizione biblica, che trova la sua più alta espressione nel «Magnificat». È lei che raccoglie gli Apostoli e li dispone all'effusione del­lo Spirito Santo.
2. Che cos'è il dono della pietà? «Pius» per i latini è il figlio affe­zionato e rispettoso verso i propri ge­nitori. Il dono della pietà consiste in una disposizione affettuosa del cuore che porta ad amare Dio come padre, con attenzione rispettosa (l'amore è rispetto!), ad onorarlo e servirlo. Essa si rispecchia nell'amore verso il pros­simo, specialmente i più cari e vicini.
La pietà è quindi sostanziata di amore e riverenza filiale: la riverenza impedisce che l'amore diventi langui­do, leggero, insipido; l'amore impedi­sce alla riverenza di ripiegarsi in timo­re eccessivo, chiusura, disperazione.
Dice la Sapienza: «Quando ti rechi alla casa di Dio bada ai tuoi passi: accostarsi con animo docile val più che il sacrificio offerto dagli stolti, i quali non sanno di fare il male. Non essere avventato con la tua bocca, e il tuo cuore non si dia fretta a proferire parola dinnanzi a Dio, perché Dio sta in cielo e tu sulla terra. Perciò il tuo parlare sia sobrio» (Qo 4, 17 s).
Vizi contrari alla pietà sono l'em­pietà e le innumerevoli deviazioni del sentimento religioso (superstizio­ne, sentimentalismo, spiritismo, magia, ecc.).
3. Esaminando la nostra preghiera avvertiamo quanto ci è necessaria la mediazione di Maria per essere esau­diti.
A volte non meritiamo affatto cer­te grazie, perché Dio ce le voleva con­cedere, ma noi ci siamo ostinati a re­spingerle con peccati contrari: la Ma­dre della Misericordia intercede per ottenerci il perdono.
Altre volte «non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere come ci conviene», e chiediamo ciò che tornerebbe a no­stro danno; per mediazione di Maria, allora, «lo Spirito implora per noi con gemiti inesprimibili» (Rm 8, 26).
Altre volte i nostri peccati ci met­tono in opposizione con quanto chie­diamo: possiamo ad esempio chiedere la castità, ma ci mettiamo con impru­denza in occasioni ad essa contrarie: Maria allora ci illumina e ci toglie dal male.
Possiamo anche presumere di otte­nere grazie che esigono disposizioni più mature. Gesù disse agli Apostoli: «Avrei ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete in grado di portarle;
quando però verrà lui, lo Spirito di Verità, vi guiderà per la verità tutta intera» (Gv 16, 12 s).
Spesso sbagliamo nel modo di pre­gare: lo facciamo con presunzione, senza la dovuta umiltà, senza suffi­ciente fiducia: Maria interviene a illu­minarci, a correggerci.
Infine la nostra preghiera può esse­re languida, senza vigore: Maria ci può ottenere il fervore e la forza di cui abbiamo bisogno.

Verso la Pentecoste


Il sesto dono è la Pietà


Pietà: Ci fa sperimentare la tenerezza del Padre e ci fa sentire figli prediletti. "Come un bimbo sereno in braccio alla madre". Ci dà il senso della Divina Provvidenza, che riconosce che siamo figli di Dio e che lui provvede a tutto. "Il Signore non turba mai la pace dei suoi Figli se non per darne una maggiore" (Don Orione). E’ la forza del pentimento dei peccati. E’ l’amore dei figli verso il Padre. Esempio è Enea che fugge da Troia portando in spalle il padre.
Os. 11, 3-4 "Gli ho insegnato a camminare, l’ho tirato su fino alla mia guancia e mi sono chinato su di lui per dargli il mio cibo".
Gal 4,6 "E’ lui che ci sussurra di dire Padre".
Lo spirito di pietà ci introduce nell’intimità della famiglia trinitaria.
Sap 12,20-22 "Se hai punito con riguardo e indulgenza i nemici dei tuoi figli concedendo loro tempo di ravvedersi, con quanta più attenzione lo fai coi figli della promessa? Mentre dunque ci correggi colpisci i nemici perché riflettiamo e speriamo nella tua misericordia".
E’ un dono che coinvolge volontà, azione, sentimenti delle persone. E’ una sensibilità del cuore, di quel cuore di carne che Dio ha messo al posto del cuore di pietra. Diventa così importante perché prepara il terreno per tutti gli altri doni. E’ cuore capace di ascoltare la parola del Signore e far sì che diventi impulso per le azioni.
Insegna a desiderare come Dio desidera. L’uomo diventa figlio di Dio e impara a dire con confidenza e umiltà: Abbà, Padre.
Da questo cuore convertito che si slancia verso Dio nasce la preghiera.
Questo rapporto con Dio ha conseguenza anche sul nostro rapporto con gli uomini. Ci fa sentire vicini agli altri, fratelli. Sensibili, senza sentirsi migliori perché la pietà porta sempre con sé l’umiltà.
Frutti della pietà sono la preghiera e la solidarietà.

Il male oscuro


Carissimi, Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in Italia vivono undici milioni di depressi e di questi soltanto la metà si cura come dovrebbe. Una cifra enorme ed in costante, preoccupante aumento.

La depressione è un disturbo che l'OMS mette entro il 2020 al secondo posto come malattia sociale invalidante. Risulta, inoltre, che la psicoanalisi e gli psicofarmaci non sembrerebbero più in grado di risolvere il problema. Ma allora quale rimedio è mai possibile?
Al riguardo, propongo brevemente una lettera di San Giuseppe Moscati al dott. Cosimo Zacchino nel giorno dell'Ascensione nel 1923.

"Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento... Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista! Siate in gaudio, perché molta sarà la vostra mercede; ma dovrete dare esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio".

La depressione è un male caratteristico di tutte le epoche ed è chiamato il "male oscuro" in quanto la sua genesi non è ben delineabile. Quando colpisce abbatte lo spirito provocando pensieri di disperazione e di morte. Molte sono le persone che soffrono di questo "mal di vivere". Cerchiamo alla luce della Parola di Dio di capire come nasce questo male. In numerosi salmi leggiamo le invocazioni a Dio affinchè liberi il salmista (simbolo di tutti noi) quando la tristezza oppressiva ci colpisce. Dall'esame delle parole ispirate comprendiamo che tale stato d'animo viene spesso provocato dagli empi (cioè dai demoni e dai loro figli spirituali) in svariati modi: con la persecuzione, la derisione, l'ingiustizia, l'indifferenza, la violenza ecc.
Ma lo Spirito Santo ci insegna a rivolgerci a Dio per essere sollevati da tale stato di prostrazione. La depressione diventa quindi un male permanente soltanto per quanti non si affidano a Dio come Padre amorevole e provvidenziale. L'insegnamento eterno di Gesù, sintetizzato nella splendida preghiera del Padre Nostro, riconferma il valore delle invocazioni salmistiche per essere liberati dal maligno e da ogni male (quindi anche dal "male oscuro"). La stessa predicazione evangelica costituisce il rimedio principe per la depressione. Infatti, la fiducia in Dio e l'abbandono alla sua provvidenza che traspaiono dalle pagine evangeliche sono inversamente proporzionali alla depressione che trova alimento nella sfiducia totale. Non possiamo ignorare che il depresso per eccellenza è proprio il diavolo, il quale ha perso definitivamente il Paradiso: cioè la felicità più sublime. Di conseguenza cerca in tutti i modi di instillarla negli uomini, sfruttando le svariate occasioni dolorose della vita, per creare un perenne stato di disperazione e/o di sfiducia, ricco, spesso, di azioni contro la vita di se stessi e del prossimo. Gli innumerevoli episodi di cronaca nera con oggetto persone depresse possono essere compresi solo in via soprannaturale alla luce dell'insegnamento di Cristo che ci mette in guardia contro "l'omicida fin dall'inizio" (Gv. 8,44); colui che "…ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna" (Mt. 10,28).
In quest'epoca ateizzata in cui Dio è stato abbandonato per far posto agli idoli le persone non riescono a trovare sbocchi risolutivi ai tunnel spirituali e fisici in cui spesso vengono inseriti dalle circostanze della vita.
La sola medicina, senza l'aiuto della preghiera, in molti casi non riesce ad offrire dei rimedi risolutivi. L’esempio del grande medico San Giuseppe Moscati è assai illuminante al riguardo. Se poi certe malattie sono provocate dal demonio mediante infestazioni personali (senza cioè che vi sia una possessione diabolica vera e propria) o ispirazioni di condotte di vita in contrasto con la Parola di Dio, solo la conversione può offrire la radicale guarigione, non solo dalle specifiche malattie, ma da tutti i mali. Dalla conversione derivano i rimedi soprannaturali per affrontare ogni circostanza della vita. Infatti, chi non è convertito non si preoccupa di pregare Dio per domandargli tutte le grazie spirituali e fisiche necessarie "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!" (Mt. 7,7) - "Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà" (Sir. 38,9)
Tratto dal sito dei padri Gesuiti

Dedicato al mio amico Luca
Non più "morto di fame" ma figlio accolto, amato e perdonato dal Padre!

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

Maria Arca della scienza celeste

29 maggio-meditazione di Stefano de Flores

Quale scienza ebbe Maria?
La tradizione dice che Maria fu presentata fin dall'infanzia al tempio per apprendervi le nozioni fondamen­tali della cultura ebraica, una cultura ricca che si alimentava alle Scritture, e già fruiva di apporti greci, egiziani, orientali. Se così avvenne realmente, l'intelligenza così penetrante di Maria si arricchiva di una conoscenza supe­riore a quella delle coetanee di Naza­reth e di Gerusalemme.
È comunque ragionevole pensare che Maria, in famiglia, meditasse le Scritture, e vivesse delle grandi rive­lazioni di Dio al suo popolo eletto. La storia della salvezza, i prodigi ope­rati dal Signore e i detti sapienziali costituivano un corredo culturale ele­vato per una giovane ebrea abituata a riflettere e a «meditare in cuor suo» come Maria.
Si trattava di una scienza impregna­ta di religiosità, perché gli avvenimen­ti e le espressioni culturali d'Israele avevano un incessante riferimento a Jahvè e al suo Inviato. Non era una scienza secolarizzata e acefala come quella che grava sulla nostra cultura, un nozionismo privo di riferimenti re­ligiosi. Era una scienza religiosa che mirava a elevare l'animo e a trasformare il cuore in misura delle dispo­sizioni personali. Una scienza di vita, insomma, illuminata dalla Rivelazione divina.
L'annuncio angelico della Divina Maternità accentuò certamente, in Ma­ria, l'attenzione su quanto le Scritture preannunciavano del «Servo di Jahvè» che si sarebbe offerto per la reden­zione di tutti, dell'atteso «Re d'Israe­le», il «Messia» promesso da Dio tra­mite i suoi profeti.
Questa scienza disponeva Maria al compimento della sua missione di Ma­dre del Redentore e di guida della Chiesa nascente.
Maria ci ottiene il dono della scienza, soprattutto soprannaturale. I grandi pensatori cristiani, come S. Tommaso d'Aquino, ricorrevano a lei soprattutto per aver luce nelle que­stioni difficili. Maria dissipa le tene­bre dell'intelletto e aiuta a vedere ogni cosa nella luce di Dio.
Essa ci ottenga quel dono della scienza che viene dallo Spirito Santo, una conoscenza unitaria e organica rap­portata alla salvezza.
Un culto autentico
«Certe pratiche cultuali, che in un tempo non lontano apparivano atte ad esprimere il sentimento religioso dei singoli e delle comunità cristiane, sembrano oggi insufficienti o inadatte, perché legate a schemi socio-culturali del passato, mentre da più parti si cercano nuove forme espressive dell'immutabile rapporto delle creature con il loro Creatore, dei figli con il loro Padre» (Marialis Cultus 25).
«Alla nostra epoca incombe la gioia di scoprire la presenza di Maria nella storia della salvezza e di rispondervi con atteggiamento di ammirazione, lode e comunione, in continuità con la Parola di Dio (Le 1, 42-45, 48) e con la tradi­zione ecclesiale.
Compito delle comunità ecclesiali odierne non è di abolire o sottacere il culto verso Maria e neppure di lasciarlo languire in un pigro immobilismo, ma di inserirlo più organicamente nell'unico culto cristiano, di rinnovare le forme sog­gette all'usura del tempo, di purificarlo da contaminazioni e di dargli nuovo vigore creativo».

Verso la Pentecoste


Il quinto dono è la "Scienza"


Scienza: Dell’intelletto abbiamo detto che ci fa intuire le verità, la scienza ci da la capacità di vedere le cose come le vede Dio. Fa sì che possiamo vedere sempre tutte le creature con gli occhi della fede. Fa percepire con sensibilità viva la presenza del Creatore nelle creature e la presenza di Gesù in tutti gli uomini. E’ alla base della santità perché ci pone sempre alla presenza del Signore.
Sal 49 "L’uomo nella prosperità non comprende è come gli animali che periscono. ... Ma Dio potrà riscattarmi, mi strapperà dalla mano della morte. Se vedi un uomo arricchirsi non temere, se aumenta la gloria della sua casa. Quando muore con sé non porta nulla".
Mc 12, 38-40 Guardatevi dagli scribi che amano passeggiare ...
Mc 12, 41-44 L’obolo della vedova.
Qui si rivolge il sapere umano che il dono della scienza sa cogliere e porre all’interno della scala di valori di Dio.
E’ capacità di conoscere e capire le cose e di usarle per il bene, per incamminarsi verso Dio. E’ un sapere che non può essere appreso solo sui libri ma diventa affinità con la materia, diventa vita.
In una cultura sempre più laica e atea che vuol escludere Dio perché di lui non ci sono prove scientifiche, la scienza si rilancia come strumento di cammino verso Dio, dando la capacità alla conoscenza umana di fare il salto verso l’assoluto e accettare quello che non possiamo comprendere. E’ quindi strettamente collegata con la Fede. Fa capire la limitatezza del sapere umano. E’ il dono dei filosofi cristiani, ma, più in generale di tutte le scuole cristiane.
Frutti della scienza sono ammirazione, stupore e riflessione.

giovedì 28 maggio 2009

Chi è lo Spirito Santo


Carissimi, siamo ormai prossimi alla festa di Pentecoste. In questa solennità, facciamo memoria della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti nel cenacolo: è da questo evento che è nata la Chiesa di Gesù Cristo nostro Signore.

Per prepararci bene a questa festa, credo sia utile riflettere su "Chi è lo Spirito Santo".
Propongo un insegnamento di don Adriano Principe.

Lo Spirito Santo è la persona più bella, più preziosa e più amabile della terra. Dio ha mandato il suo Figlio sulla terra per salvare ogni uomo. Dio Padre ha affidato questa missione al suo Figlio che è morto e risorto per noi. Quando Gesù il Figlio di Dio è salito al cielo, dal cielo ha mandato lo Spirito Santo e lo Spirito Santo è venuto, e lo Spirito Santo è ancora qui per compiere la Sua opera, l’opera del Padre e del Figlio, l’opera di salvare gli uomini e di introdurli alla comunione con Dio.
Gesù ha promesso: “Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò… Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà” Gv 16,6-14.
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre” Gv 14,16.
Chi è quindi lo Spirito Santo? Una volta pensavo fosse una specie di vapore, una nube… che non avrei mai potuto conoscere, che fosse un vento…
Ma ora ho imparato che lo Spirito Santo non solo è reale, ma è una Persona, possiede una Sua personalità.
Cosa mi rende una persona? È il mio corpo fisico?
Non solo, ciò che rende tale una persona non è soltanto il corpo. La persona è costituita da corpo anima e spirito: la persona è costituita da emozioni, volontà, intelligenza, sentimenti. Queste sono solo alcune delle caratteristiche che costi­tuiscono una persona e le conferiscono una personalità.
Lo Spirito Santo è una Persona, e proprio come te può sentire, percepire e rispondere, può essere amato o rattristato, possiede una Sua volontà, si può entrare in una comunione profonda con Lui.
Ma chi è esattamente? Lo Spirito Santo è lo Spirito di Dio il Padre e lo Spirito di Dio il Figlio. Lo Spirito Santo è l’Amore del Padre e del Figlio, è l’Amore che unisce il Padre al Figlio e il Figlio al Padre.
Quando due persone si recano in chiesa per il matrimonio entrano due persone scende lo Spirito Santo su di loro e le fa diventare una carne sola, un cuor solo e un’anima sola.
Quando in una casa ci si riunisce per pregare: ci sono tante persone con caratteri diversi, scende lo Spirito Santo e vi fa diventare un cuor solo.
Quando due persone hanno litigato se pregano scende lo Spirito e le fa diventare un cuor solo.
Lo Spirito Santo è la potenza di Dio, la potenza della Trinità.
Qual è il suo compito? Il compito dello Spirito Santo è far conoscere le direttive del Padre e le opere del Figlio. Per capire l'opera dello Spirito Santo dobbiamo capire l'opera del Padre e del Figlio. Dio il Padre è Colui che impartisce gli ordini. È sempre stato Colui che ha detto "Sia fatto". Sin dalle origini, è Dio Padre che dà gli ordi­ni. Gen 1,3.
Dall'altra parte, è Dio il Figlio che esegue i coman­damenti del Padre. Quando Dio il Padre disse: "Sia la luce", Dio il Figlio venne e adempì la parola. Poi, Dio lo Spirito Santo ha portato la luce.
Ora lo spiegherò meglio. Se ti chiedo: «Per favore, accendi la luce», vengono coinvolte tre forze: Io sono colui che ti chiede di farlo. Tu sei colui che si avvicina all'interruttore e accende la luce. Chi ha portato la luce? Non io, ma neanche tu. È la potenza, l'elettricità, che produce la luce.
Lo Spirito Santo è la potenza di Dio. Egli è la potenza del Padre e del Figlio che il Padre e il Figlio vogliono donare anche a te quando sei in comunione con lo Spirito Santo.

mercoledì 27 maggio 2009

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria


28 maggio - meditazione tratta da "Maria Aurora di Speranza"

Torre di Davide

Il dono della fortezza spicca in Maria soprattutto ai piedi della croce. «Stabat mater eius», dice il Vangelo di Giovanni: la Madre di Gesù stava in piedi presso il Figlio crocifisso. Che cosa comportasse quello «stare in piedi» non è facile intuirlo in pro­fondità. La Madre, che nei momenti di esaltazione di Gesù se ne stava a distanza per istinto di discrezione, nel momento del dolore (e quale do­lore!) del Figlio si fa largo tra la folla, sfida la rabbia degli avversari e dei soldati e si fa partecipe di tutta l'abie­zione di Gesù: non sente gli insulti e le sferzate su di sé, ma su di lui, è tutta incentrata nel suo Amore. E lì rimane fissa e attonita, fuori di sé per il dolore e per l'amore: chi potrà mai misurare lo strazio di una Madre così legata al Figlio, così sensibile, di fronte alla sua creatura tanto nobile e bella, eppure così straziata, di lei Im­macolata di fronte al Figlio stesso di Dio? «Una spada ti trafiggerà l'ani­ma», le aveva profetizzato Simeone, ma chi avrebbe preveduto fino a tal punto?
Mite e forte, Maria affronta in pie­no la bufera condividendo i sentimen­ti intimi di Gesù che agonizza, ma senza essere minimamente scalfito nel suo essere Verità e Amore! Accanto a lei c'è Giovanni, ci sono le pie don­ne, ma lei è sola nel suo spasimo abis­sale di Madre.
«Chi aderisce al Signore fa un solo spirito con Lui», dice la Scrittura (1 Cor 6, 17). È il segreto della fortezza di Maria in ogni situazione.
La Fortezza, l'ardimento è l'ani­ma segreta del Vangelo: permea la fede, la speranza, l'amore, tutte le vir­tù. «Il regno dei cieli patisce violen­za, e solo i violenti lo rapiscono» (Mt 11, 12), alla scuola di Cristo, il Forte trionfatore delle potenze del male.
Al­la scuola di Maria:
La santità esemplare della Vergine muove i fedeli ad innalzare "gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti".
Si tratta di virtù solide, evangeliche:
la fede e l'accoglienza docile della Parola di Dio;
l'obbedienza generosa;
la sapienza riflessiva;
la pietà verso Dio, alacre nell'adempimento dei doveri religiosi;
riconoscente dei doni ricevuti;
offerente nel tempio
orante nella comunità apostolica
la fortezza nell'esilio
nel dolore la povertà dignitosa e fidente in Dio
la vigile premura verso il Figlio, dall'umiliazione della culla fino alla igno­minia della croce
la delicatezza previdente
la purezza verginale
il forte e casto amore sponsale.
Di queste virtù della Madre si orneranno i figli, che con tenace proposito guardano i suoi esempi, per riprodurli nella propria vita.

Verso la Pentecoste


Il quarto dono dello Spirito Santo è la Fortezza


Fortezza: Ci abilita a sopportare fatiche e sofferenze ma anche ad affrontare tentazioni e difficoltà. E’ lo spirito dei martiri, di coloro che sono ammalati da tempo e offrono queste sofferenze. Solo un amore grande riesce a superare tutte le difficoltà. "Non ci spaventino le prove o i dolori, a chi ama, Dio moltiplica i dolori. E’ dai dolori più grandi che sorgono le gioie più grandi". "Vivere, palpitare, morire ai piedi della croce o in cima alla croce". "Non domandiamo a Cristo che ci liberi dalle croci, sarebbe la nostra rovina, domandiamo che ci dia la capacità di portarle con gioia con lui". (Don Orione).
Sir. 2,1 "Quando vieni a servire il Signore preparati per le prove. Sii retto di cuore e forte, non ti smarrire nel tempo dell’avversità".
Sal 46 "Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce".
Mt 10, 16-33 "Vi mando come pecore in mezzo ai lupi. ... Non preoccupatevi di cosa e come dovete dire, vi sarà suggerito in quel momento. Non sarete infatti voi a parlare ma lo Spirito del Padre".
La troviamo sia tra le virtù cardinali che tra i doni dello Sp. S. Alla virtù si riferisce l’azione decisa della persona, al dono si riferisce la capacità di farsi guidare e plasmare dallo Sp. S. nonostante le difficoltà. Il dono è quindi la completezza della virtù stessa.
Si ha di fronte il bene, con l’intelletto e il consiglio si sono fatte le scelte, ora si tratta di portarle a termine, di essere fedeli.
Si esprime più nella fedeltà del quotidiano anche se può arrivare alla grandezza del martirio.
E’ necessaria contro lo scoraggiamento, le tentazioni, l’egoismo, ma è necessaria anche nel cammino spirituale di santificazione, ne sono prova le così dette notti oscure attraverso le quali passarono i grandi mistici.
Frutto della fortezza è la gioia interiore.

Il matrimonio Cristiano


Secondo appuntamento

La signoria di Cristo nel matrimonio

L'onore di Dio

Gli sposi cristiani sono coloro che volgiono suggellare il loro matrimonio anche davanti a Dio.

Essi scelgono di farlo pubblicamente nel luogo dove la comunità cristiana si riunisce regolarmente per rendere a Dio il culto che Gli è dovuto. Essi desiderano così chiedere a Dio la Sua benedizione sul loro matrimonio. Riconoscono, infatti, l'esistenza, la maestà, il potere e la gloria di Dio, l'onore che sempre Gli è dovuto e soprattutto che Dio soltanto è la fonte d'ogni bene. La Bibbia, infatti, afferma: "Ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre dei lumi" (Gm. 1: 17).
Troppo spesso, però, oggi si abusa, con irresponsabilità e leggerezza, del "matrimonio in chiesa". Troppo spesso si considera una tradizionale formalità e lo si richiede con atteggiamenti e motivazioni che nulla hanno a che fare con la santità del luogo e soprattutto con l'onorabilità di Dio. Spesso il "matrimonio in chiesa" si trasforma nell'esatto contrario di ciò che dovrebbe essere: diventa insulto e offesa al santo e glorioso nome di Dio, perché quanto Dio esige non trova riscontro né negli sposi né spesso nel "pubblico" presente. Da tutto ciò Dio ce ne liberi, perché non rimarrebbe senza conseguenze.
A Dio soltanto, dunque, vada il primo posto nei nostri pensieri, nelle nostre parole e nelle nostre opere, e particolarmente in un atto tanto solenne ed importante come la celebrazione di un matrimonio. Sta scritto, infatti: "...affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, cui appartiene la gloria e il dominio per i secoli dei secoli. Amen" (1 Pi. 4: 11).
Quest'ultimo testo biblico è pure rilevante perché noi onoriamo Dio nella fiducia e nell'ubbidienza a Gesù Cristo. Noi professiamo la fede cristiana e proclamiamo che Gesù Cristo è il nostro Salvatore e Signore. Questo comporta precisi doveri e responsabilità che riguardano ogni aspetto della nostra vita, compreso il modo in cui noi intendiamo e viviamo il matrimonio.
Il testo biblico
Vorrei così focalizzare brevemente la nostra attenzione sul testo biblico di Filippesi, cap. 2, versetti da nove a 11, che dicono, al riguardo della Persona di Gesù Cristo:
"Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature celesti, terrestri e sotterranee, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Fl. 2:9-11).
Segnare la nostra vita intera attraverso il battesimo col nome di Cristo, e in questo caso, celebrare un matrimonio in nome di Cristo, significa piegare le nostre ginocchia in atto di sottomissione alla signoria, all'autorità ultima di Cristo. Che cosa significa, nel nostro caso, nell'ambito di un matrimonio, "piegare le ginocchia" di fronte a Cristo e confessarlo come nostro Signore?
...come Cristo
Significa confessare in modo molto concreto - se evidentemente siamo cristiani, se tale è veramente la nostra confessione di fede, che Egli determina tutto il nostro modo di pensare, di parlare e di agire. Egli è il Maestro e noi impariamo a vivere, vale a dire a pensare, a parlare ed agire secondo il Suo insegnamento come Suoi discepoli. Egli è Signore e Re, vale a dire Colui che ha il diritto di esigere da noi fiduciosa ubbidienza ai Suoi comandamenti che riguardano il tutto della vita. Un giorno Gesù ebbe a dire ad alcuni che Lo seguivano: "Ora, perché mi chiamate, Signore, Signore, e non fate quello che dico?" (Lu. 6:46). Egli è il modello etico e morale cui siamo chiamati a conformarci.
Non possiamo dilungarci ora, ma noi potremmo affermare che, nell'ambito del matrimonio, siano dieci le aree in cui dobbiamo lasciarci guidare dall'autorità e dall'esempio di Cristo. Le accennerò schematicamente:
1. Un impegno perenne. Come Dio in Cristo si è legato al Suo popolo da un patto indissolubile di salvezza, così la coppia cristiana si sente legata responsabilmente da un patto di mutua, incondizionata ed indissolubile comunione ed assistenza. " ...perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due diverranno una sola carne. Questo mistero è grande; or lo dico per riferimento a Cristo e alla chiesa".
2. La condivisione di un’identità comune. Come il popolo cristiano ed il singolo credente, legandosi a Cristo per fede, s'identifica tanto con Lui da assomigliare sempre di più a Lui, così la coppia cristiana è chiamata a sviluppare una profonda comunione ed identità di coppia impostata alle caratteristiche morali e spirituali di Cristo.
3. L’assoluta fedeltà. Come Dio in Cristo si dimostra fedele in tutto e per tutto al patto di salvezza stipulato con il Suo popolo, mantenendo fede ad ogni Sua promessa, così la coppia cristiana s'impegna a mantenere le promesse che Dio ha stabilito per il matrimonio.
4. Ruoli ben definiti. Allo stesso modo in cui Gesù Cristo nei piani di Dio assume un ruolo ben definito nei suoi rapporti con la Chiesa (Profeta, Sacerdote e Re), così il marito e la moglie s'impegnano ad assumere i ruoli che Dio ha stabilito doverci essere nell'ambito della famiglia. "Nessuno, infatti, ebbe mai in odio la sua carne, ma la nutre e la cura teneramente, come anche il Signore fa con la chiesa, poiché noi siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa".
5. Amore senza riserve. Allo stesso modo in cui Cristo, per la salvezza di coloro che Gli sono stati affidati, ha dato Sé stesso completamente in sacrificio, così gli sposi si danno l'uno all'altra senza riserve, dimenticando sé stessi. "Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei... Ma ciascuno di voi così ami la propria moglie come ama se stesso; e similmente la moglie rispetti il marito".
6. Mutua sottomissione. Come l'uomo Gesù Cristo era sottomesso alla Persona e volontà di Dio Padre, e come la chiesa cristiana fedele si sottomette all'autorità della Parola di Dio, così, nella coppia cristiana, i rapporti sono regolati secondo quella sottomissione sia reciproca sia di subordinazione che Dio dichiara nella Scrittura: "Sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
7. Soddisfazione. Come Cristo trova il Suo diletto nel fare la volontà di Dio Padre e sollevare i peccatori dalla loro distretta, così l'uomo e la donna cristiani trovano la loro soddisfazione nel compiacere Dio ed il proprio partner e mettendo in secondo piano i propri interessi. "...così i mariti devono amare le loro mogli, come i loro propri corpi; chi ama la propria moglie ama se stesso" (Ef. 5: 27).
8. Comunicazione aperta. Allo stesso modo in cui Gesù era in constante comunione e comunicazione con Dio Padre, e come Dio si compiace di comunicare con il Suo popolo attraverso la Sua Parola e la preghiera, così la coppia cristiana rinsalda il proprio vincolo attraverso una comunicazione efficace e costante.
9. Tenero rispetto. Come Cristo onorava e glorificava con tutto il Suo essere Dio Padre e onorava e si prendeva cura anche degli ultimi e dei più disprezzati fra gli uomini, così l'uomo e la donna uniti in un matrimonio cristiano si onorano vicendevolmente con il rispetto e l'affettuosa cura. La Scrittura dice: "...per santificarla, avendola purificata col lavacro dell'acqua per mezzo della parola, per far comparire la chiesa davanti a sé gloriosa, senza macchia o ruga o alcunché di simile, ma perché sia santa ed irreprensibile" (Ef. 5:26).
10. Comunione spirituale. L'unione di Gesù con Dio Suo Padre e con la Sua chiesa era e rimane profonda e spirituale. Allo stesso modo la coppia cristiana è chiamata a coltivare il proprio rapporto con Dio come coppia, tramite la preghiera, la lettura biblica ed il culto in comune.
Conclusione
Come vedete, non abbiamo fatto altro che enunciare dei principi che bisognerebbe approfondire. E' proprio quest'approfondimento che la coppia cristiana deve fare per tutta la sua vita.
Certo, chi può dire, peccatori come siamo, di essere all'altezza di tutto questo? Chi può dire di essere con questo assolutamente coerente? Eppure Iddio non ci ha dato la Sua Parola come se fosse un ideale irraggiungibile, ma come un comando imprescindibile. Questo deve essere l'impegno della coppia che professa la fede cristiana e che desidera "sposarsi in chiesa". "Sposarsi in chiesa", infatti, implica l'effettivo impegno della coppia che così decide di fare, di sottomettere pubblicamente il proprio matrimonio all'autorità sovrana di Dio in Cristo. Che così possa essere per quanti appartengono al popolo di Dio.

Il mese di Maria



Un mese in compagnia di Maria

27 maggio -meditazione tratta da "Maria aurora di Speranza"

Madre del Buon Consiglio

Maria è invocata quale Madre del Buon Consiglio.
1. Il dono del consiglio sta in un saggio discernimento operativo. È una prudenza nelle azioni, nella scelta dei mezzi in ordine ai fini.
Il suo esercizio è agevolato dalla sapienza che porta ad agire per spon­tanea connaturalità col bene, dall'in­telletto che consente di meglio intuire la portata di ogni cosa, dalla scienza che fornisce i dati necessari per la scelta migliore. Suppone la generale purezza del cuore che apre l'anima al­lo splendore meridiano di Dio. «Cam­mina alla mia presenza e sarai per­fetto» (Gn 12, 2).
Il dono del consiglio è indispensa­bile in misura delle responsabilità di un uomo: soprattutto a chi governa gli altri, specialmente nello spirito. Si sviluppa in una ponderazione calma dei fini e dei mezzi, dei pro e contro, delle conseguenze di ogni scelta: tut­to questo non appare normalmente in un attimo, ma esige la tranquillità che permetta ai vari elementi di affiorare, pazienza col tempo, e soprattutto un supplemento di luce dall'alto che con­senta di vedere più in là dell'occhio semplicemente umano.
Vizi contrari sono: la precipitazio­ne che non lascia tempo di riflettere, la temerarietà che non misura adegua­tamente i rischi, la trascuratezza che non pondera le conseguenze di un'azio­ne, la lentezza inconcludente, la pas­sione che confonde le idee e inclina il cuore a gesti sconsigliati.
2. Nessuna creatura abbisognava di questo dono dello Spirito Santo quan­to Maria, posta nella necessità di scel­te che avrebbero avuto ripercussioni enormi nella redenzione dell'umanità; nessuna ne fu arricchita come lei. Ciò appare fin dalle prime righe del Vangelo: si trattava di decidere in merito alla stessa Incarnazione del Verbo. La Madre del Buon Consiglio riflette attentamente sulle parole del­l'Angelo, misura la portata della pro­posta angelica, vede le difficoltà, chie­de spiegazioni, e alla fine, rassicurata su ogni aspetto, pronuncia il suo si con parole tanto prudenti: «Ecco la serva del Signore: si faccia di me se­condo la tua parola». Maria riconosce la sua condizione di creatura di fronte a un mistero insondabile, e comprende che solo Dio, che è l'autore della pro­posta angelica, può condurla a termi­ne. «Si faccia», e non «Farò», essa dice. Sa che «nulla è impossibile a Dio», quindi si affida con estrema ri­verenza al disegno dell'Altissimo.
Sempre condotta dal dono del con­siglio, la «Vergine prudentissima» af­fronta le situazioni che si dispiegano imprevedibili lungo il suo cammino: si reca da Elisabetta, risolve l'ango­scioso problema del fidanzamento con Giuseppe, si reca a Betlemme, offre il suo Bimbo nel Tempio, fugge in Egitto, si mette coraggiosamente ai piedi del Figlio crocifisso, rimane con gli Apostoli a pregare in attesa della discesa dello Spirito Santo.
Si tratta di azioni cariche di riso­nanza salvifica, in cui occorre armo­nizzare le sue scelte personali con le situazioni a volte indecifrabili disposte dalla Provvidenza: si pensi allo smar­rimento di Gesù nel tempio.
3. Il dono del consiglio crea questa sintesi felice tra disposizioni e cor­rispondenza, tra la luce che viene dall'alto e la necessaria riflessione umana. Ove Dio si manifesta chiaro, non resta che eseguire con estrema fedeltà; ove Dio non si pronuncia, occorre met­tere in atto la propria riflessione orien­tando con purezza d'intenzione ogni atto al suo fine immediato e ultimo.
La Vergine Illuminata, fatta Madre della Chiesa, è impegnata a dare ai figli che la invocano il dono del con­siglio perché non incorrano in passi imprudenti (quanto sono facili e fre­quenti nella vita!), evitino implicanze disastrose, si destreggino nelle diffi­coltà spirituali e anche umane.
Noi la invocheremo nei momenti decisivi, e anche nelle scelte quotidia­ne: ove fa difetto la chiaroveggenza umana, la luce che viene dall'alto dis­siperà tentazioni e pericoli, ispirerà le scelte migliori (dello stato di vita, del coniuge, del tipo di studi, ecc.).
Un culto solido e vivo
«Il Sacrosanto Concilio (...) esorta caldamente i teologi ed i predicatori della parola divina, ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio.
I fedeli a loro volta si ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa quale vana credulità, ma bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la pre­minenza della Madre di Dio e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù» (LG 67).
«Si sa bene che la Santa Vergine è la Regina del Cielo e della terra, ma ella è più madre che regina, e non si dovrebbe far credere, come io ho spesso inteso dire, che a causa delle sue prerogative ella ecclissa la gloria di tutti i santi, come il sole al suo sorgere fa sparire le stelle.
Ma, mio Dio, com'è strano questo modo di dire! Una madre che fa sparire la gloria dei suoi figli!
Io penso tutto il contrario: io credo che Ella aumenterà di molto lo splen­dore degli eletti.
E’ bene parlare delle sue prerogative, ma non bisogna limitarsi ad esse. Bi­sogna farla amare». S. Teresina del Bambin Gesù (23 agosto 1897)

Verso la Pentecoste


Terzo dono dello Spirito Santo "Il CONSIGLIO"

Consiglio: Offre un discernimento intuitivo e sicuro nelle scelte che facciamo per conoscere la volontà di Dio. Pensate alla scelta vocazionale. Accresce la virtù della Prudenza. Fa sì che le nostre azioni siano degne di Dio; ci fa agire sempre per la gloria di Dio.
Mt 6,25-34 "Quando pregate non fate come i pagani... quando digiunate ... quando fate l’elemosina ..." "Guardate i Gigli del campo e gli uccelli del cielo".
Qui si va al di là delle scelte legate solo ai doveri morali. Di per sé non si tratta di scegliere di seguire delle regole, quello è scontato. Non si tratta di scegliere tra un bene e un male, quello è scontato. Si tratta di scelte più impegnative che ci avvicinano a Dio.
Però è anche vero che al giorno d’oggi sorgono molteplici problematiche nuove per le quali non è più sufficiente applicare le regole vecchie alla lettera. Ad esempio tutte le problematiche dell’etica medica e scientifica.
Inoltre oggi è sempre più forte la problematica innalzata dall’incontro della società occidentale sempre più in crisi di valori religiosi e le culture diverse, per cui anche i valori tradizionali sembrano perdere o cambiare significato. Cosa vuol dire libertà, rispetto della vita, famiglia, ecc.? Fino a che punto il pluralismo è valore e non confusione? Dobbiamo ripartire da Babele per arrivare alla Pentecoste dove la diversità delle lingue scaturisce dall’unità dello Spirito.
Naturalmente fondamento del consiglio è l’esperienza e siccome qui si parla di consiglio come dono di Dio è necessario far esperienza di Dio sia nella preghiera che nella coerenza di vita. Primo dovere di ogni consigliere è pregare.
Frutto del consiglio è soprattutto la riscoperta della propria vocazione e di quella degli altri: il così detto discernimento spirituale.


Vieni, o Spirito Santo,

ed effondi in me lo Spirito del Consiglio!
Spirito di Consiglio, dolce consolstore,
santo crisma dell'anima, sollievo del mio cuore,
cospargi del tuo olio profumato il mio capo
e consacrami perché possa aprire la mia mente
e il mio cuore ad intendere il tuo consiglio,
liberandomi dai consigli tentatori del maligno
che mi deviano dalla tua verità
e mi portano a scrupoli dannosi
che rallentano il cammino verso di Te.

Spirito di consiglio,
apri il mio cuore all'ascolto degli altri
per amarli e comprenderli come vuoi Tu,
vedendo in essi il riflesso della Tua presenza,
per poter liberamente
e gratuitamente offrire il tuo consiglio
e orientarli al tuo pensiero divino.

Spirito di consiglio, vieni ad abitare in me!

martedì 26 maggio 2009

IL RESPIRO DELL'ANIMA




Cari amici, questo mio post vuole essere una seria riflessione sul vero senso della vita.
Tratterò l'argomento in più tappe toccando temi atti a scoprire gli elementi per una meditazione personale e utile al respiro dell'anima.


In questo tempo le notizie come i fatti scorrono attraverso i canali di informazione con una rapidità impressionante, tale da frastornare l’uomo e renderlo incapace di ricercare le risposte definitive ai grandi interrogativi come il senso del vivere, del morire, delle tematiche dell’aldilà, che da sempre agitano il cuore umano. Catturato dal proprio "io" l’uomo perde la capacità di comprendere Dio poiché è un argomento privo di interesse immediato. Del resto, la persona schiava dell’orgoglio e dell’egoismo non sa chi è veramente, da dove arriva e dove va, nemmeno conosce da dove provengono le energie per affrontare la vita. Abbattere questo perfido orgoglio personale permette di spaziare con lo sguardo oltre il piccolo mondo personale per acquisire vitalità, per aprirsi alla Sapienza, per istruire il cuore e lanciarlo con impeto alla conquista della vita eterna. Ogni uomo ha in sé il desiderio di entrare direttamente in contatto con il divino, al di là di tutte le rappresentazioni proposte dalle Chiese ufficiali. Spegnere questo anelito per dedicarsi totalmente al lavoro, agli affari, alla mancanza di tempo per non vivere la condizione di canna pensante, spegne il sole dello spirito e introduce l’essere nella notte angosciosa dove spaziano lugubri tenebre. La società dei nostri tempi non pare favorire il crescere di personalità capaci di serenità e di raccoglimento in mezzo alle vicende dell’esistenza. Si parla molto della qualità della vita, ma il numero delle persone stressate e depresse non è mai stato così alto. Vi è pure la tendenza a formare individui standardizzati, senza nessuna originalità, che assorbono tutti le stesse informazioni e consumano gli stessi passatempi. La società è pure un mondo scettico, relativista, nel quale i valori morali fondamentali sono contestati. Scrisse Pascal: "Gli increduli che non hanno trovato Dio e che vivono senza cercarlo sono pazzi e infelici". Prosegue il grande filosofo nonché matematico: "È decisivo per tutta la vita sapere se l’anima è mortale oppure immortale, se vi è un aldilà dopo la morte, se vi è un Dio che ci accoglie e ci giudica". Questa prospettiva di vincere l’infinito deve spingerci a giocare la vita per vincere il magnifico premio di una felicità infinita. Molti tuttavia si accontentano di un debole pensiero che né soddisfa, né appaga la fame di spiritualità, mai definitivamente sopita perché radicata nell’anima. È perciò essenziale attingere alle meditazioni per riscattare la tiepidezza e l’assuefazione accomodante, per portare tanti frutti e una nuova luce in grado di illuminare la mente. Bisogna ritrovare attraverso una rinnovata coscienza di Sé il senso della vita. Occorre riannodare il rapporto con l’Onnipotente e con i fratelli, per rigenerare quella energia capace di scuotere la coscienza, ridestare l'entusiasmo e l'amore per il dono della vita. Insomma bisogna stabilire quel dialogo dell’anima con Dio Creatore attraverso un itinerario di fede e di speranza, per realizzare quel ponte spirituale tra cielo e terra, indispensabile per la crescita spirituale e la dignità. Meditare su argomenti che possono rispondere a pressanti interrogativi: se l’anima esiste, sulla tiepidezza, il peccato, l’inferno, il valore del tempo, la Parola di Dio e altro, riflessioni indispensabili per riattivare il potenziale di bene spesso sepolto sotto una spessa coltre di indifferenza.

lunedì 25 maggio 2009

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

25 maggio - meditazione tratta da "Maria aurora di speranza"

Maria Vergine Illuminata

Già fin dal dialogo con l'angelo Gabriele appare in Maria vergine il dono dell'intelletto. Essa non si esalta, riflette, interroga e risponde con pene­trazione e misura. Al di là delle sue parole, sobrie e sapienti, si intravvede un'intelligenza superiore. Essa è illu­minata dallo Spirito Santo.
1. Da «intus légere» (leggere den­tro), il dono dell'intelletto è l'intuito per cui l'uomo spirituale penetra le profondità della fede e anche delle ve­rità naturali, cogliendone (légere) i si­gnificati reconditi e ultimi alla luce dello Spirito Santo.
Gesù rimprovera agli Apostoli: «An­che voi siete senza intelletto?», quan­do non capiscono che l'uomo viene contaminato non da ciò che mangia, ma da ciò che esce dal cuore, oppure quando rimangono alla materialità del­le sue parole senza penetrarne il si­gnificato (Mt 15, 16). E manda loro lo Spirito Santo perché capiscano le Scritture e li conduca verso la verità intera. Implicitamente o espressamen­te Gesù condanna l'intelligenza fari­saica che rimane superficiale ed esibi­zionistica. L'asino e il bue hanno ri­conosciuto il loro padrone, ma il po­polo non ha riconosciuto il suo Dio, e con tutta la loro intelligenza i sa­pienti non hanno ravvisato il Verbo di Dio.
È proprio dell'intelletto penetrare, intuire, analizzare, discernere sia nelle verità di fede che in quelle naturali. Atto particolare dell'intelletto è il di­scernimento spirituale per cui «l'uomo spirituale giudica ogni cosa» (1 Cor 2, 15) in ordine alla sua bontà o cat­tiveria di fondo.
La penetrazione lucida delle cose di fede è beatitudine promessa a co­loro che hanno il cuore puro: essi ve­dranno Dio all'origine e al termine di ogni cosa, vedranno la sua impron­ta nelle creature.
L'intelletto è offuscato dal peccato (come accadde a Davide con Betsabea), soprattutto da certi vizi e passioni che sconvolgono l'equilibrio generale del­la persona: satanismo, medianità, dis­solutezza, spiritismo, magia, adesione a gruppi atei, alcoolismo, droga, ecc.
Vizi contrari all'intelletto sono l'ot­tusità, la grossolanità di giudizio, la passionalità, ecc.
2. Appare evidente che Maria non è soggetta a simili squilibri mentali, e che il suo intelletto, così penetrante, fruisce più di ogni altro della beati­tudine dei puri di cuore. Essa è l'Im­macolata e la Vergine, è la Madre di Dio, è la Sposa dello Spirito Santo. Il dono dell'intelletto le compete per vari titoli in misura eccezionale, come appare dal suo comportamento.
Alle nozze di Cana essa intuisce l'imbarazzo d'una famiglia che rischia una brutta figura per l'esaurirsi del vino. D'altra parte, consapevole della divinità del Figlio, non vuole forzare la vicenda in modo indiscreto. Essa si limita a far presente la situazione: «Non hanno più vino».
Al di là della battuta evasiva di Gesù («E che c'entriamo noi, o don­na?») essa intravvede la condiscen­denza del Figlio e dice ai servi: «Fate quello che egli vi dirà». E Gesù com­pie il miracolo della trasformazione dell'acqua in vino.
L'intelligenza di Maria si rivela nel suo contegno con Giuseppe in seguito all'annuncio dell'Angelo: essa è consapevole di quanto avviene nel proprio corpo e della sorpresa che ne avrà Giuseppe quando si accorgerà del suo essere incinta; non vuole tuttavia an­ticipare una confidenza che avrà biso­gno di una garanzia pari all'ímportanza eccezionale dell'evento. Allora lascia alla Provvidenza la soluzione del caso, e l'Angelo interviene a rassicurare Giu­seppe che «ciò che in lei è generato, è opera dello Spirito Santo».
Per quanto acuta, l'intelligenza uma­na ha bisogno di riflessione, di analisi, di attesa di conferme: «La madre con­servava tutte queste cose in cuor suo» (Lc 2, 51) ; «Maria si teneva bene a mente tutte queste cose meditando­le in cuor suo» (Lc 2, 19).
3. Il dono dell'intelletto rifulge in pienezza nella condizione gloriosa di Maria: la Regina del mondo esercita una supercomprensione materna sugli eventi della Chiesa, intervenendo con intelletto d'amore in aiuto di quanti ricorrono a lei.

Maria conduce a Gesù
«Nella Vergine Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende: in vista di lui, Dio Padre da tutta l'eternità la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito a nessun altro concessi. Certamente la genuina pietà cristiana non ha mai mancato di mettere in luce l'indissolubile legame e l'essenziale riferimento della Vergine al divin Salvatore. Tuttavia, a Noi pare particolarmente conforme all'indirizzo spirituale della nostra epoca, dominata ed assorbita dalla "questione di Cristo", che nelle espres­sioni di culto alla Vergine abbia speciale risalto l'aspetto cristologico e si faccia in modo che esse rispecchino il piano di Dio, il quale prestabilì "con un solo e medesimo decreto l'origine di Maria e l'incarnazione della divina Sapienza". Ciò concorrerà a rendere più solidale pietà verso la Madre di Gesù e a farne uno strumento efficace per giungere alla "piena conoscenza del Figlio di Dio, fino a raggiungere la misura della piena statura di Cristo" (Ef 4, 13)» (Marialis Cultus 25).

Verso la Pentecoste


Il secondo dono dello Spirio santo è l'Intelletto


Intelletto: E’ la risposta al bisogno di conoscenza e verità. Ci fa comprendere in maniera chiara quello che la luce della fede ci fa comprendere in maniera crepuscolare. Nell’ultima cena Gesù dice: "Vi ho detto queste cose ma il Padre vi manderà lo Spirito Santo che vi insegnerà ogni cosa". E’ indispensabile nell’Evangelizzazione e nella catechesi, sia per chi parla che per chi ascolta. Fa capire in profondità la Parola di Dio e fa gustare la bellezza delle realtà rivelate.
Sal 119,104 "Attraverso i tuoi precetti io guadagno l’intelletto per cui odio le vie false".
Pensate a tutti i dogmi della fede. "Ti ringrazio Padre perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli".
Il dono dell’intelletto coinvolge non solo la mente ma anche il cuore, la volontà, la passione, e persino l’azione.
Per gli antichi Ebrei della Bibbia, sede dell’Intelletto non è il cervello ma il cuore perché la conoscenza che si raggiunge col cuore è più profonda di quella fredda del cervello.
Non è puro calcolo, ma adesione. Intelletto, da intus legere. Chi conosce con l’intelletto non si ferma all’esteriorità e al momento ma sa cogliere le conseguenze delle cose e accettarle. L’intelletto è strettamente legato alla fortezza che gli darà la capacità di portare avanti le scelte.
Altra caratteristica dell’intelletto è quella di saper fare unità tra i diversi aspetti della fede.
Chi vive di intelletto sa che la vita è sempre un misto di vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Si arriva a capire il modo di agire di Dio che è diverso dal nostro.
E’ un dono indispensabile quando si legge la Bibbia. Frutto dell’intelletto è la profezia.

Risvegliare l'amore


Questa poesia è dedicata a tutti coloro che vogliono riscoprire il piacere di amarsi.


"All’Amore"

Al mattino mi sveglio tra le braccia dell’amore,
e subito il mio cuore esulta e ringrazia Dio
per il dono del nuovo giorno che vorrei vivere
come se fosse l’ultimo:
vorrei amare il mio amato con tutto il cuore,
con tutta la passione che è dentro di me,
vorrei sentire il respiro del mio amore sul mio respiro,
vorrei sentire la mia anima e la sua gioire
per il piacere di provare l’essere una cosa sola:
la mia mente è la sua mente,
il mio cuore è il suo cuore,
il mio corpo è il suo corpo,
il mio pensiero è il suo pensiero.
Tutto ciò che è suo è dentro di me,
tutto ciò che è mio è dentro di lui.
Io sono lui e lui è me.
Questo è l’amore

Amore, ma dove sei, dove esisti!
Io ti cerco da tanto:
ti cerco in ogni sguardo che incontro,
in ogni sorriso che mi illumina,
in ogni cuore che palpita.
Ti cerco nel pianto di un bambino
e nella mano tesa di un povero,
ti cerco là dove tutto sembra parlare d’altro,
ti cerco nella bellezza di un fiore appena sbocciato,
ti cerco nella solitudine di un povero vecchio abbandonato,
ti cerco nel profondo del mio cuore
che non finisce mai di essere
pieno di te, Amore.

Autore anonimo

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

24 maggio -meditazione tratta da "Maria aurora di speranza"

Maria, Tempio dell'eterna Sapienza

Ricca di sapienza è Maria in quanto è Madre della Sa­pienza incarnata e Sposa dello Spirito Santo, perfettamente conformata a Ge­sù nel suo modo di sentire e di ope­rare. Il suo essere Immacolata la fa gravitare verso Gesù con una forza singolare. Essa è tutto ascolto della Parola di Dio, che è lo stesso Verbo incarnato, conserva nel suo cuore le parole di Gesù, le medita, le mette in pratica (Lc 2, 51).
Tutto il modo di agire di Maria, a sua volta, diventa irradiazione dello Spirito di Gesù, espressione della Sa­pienza Incarnata e dello Spirito di Sapienza, come appare in vari passi del Vangelo: nel dialogo con l'angelo Gabriele, nel comportamento con Eli­sabetta, nel canto del Magnificat, nel contegno con Giuseppe, alle nozze di Cana e soprattutto ai piedi del Cro­cifisso.
Questa singolare sapienza si mani­festa in lei dopo la Pentecoste, ren­dendola guida del gruppo apostolico, che ricorre a lei per un retto compor­tamento nella vita e nell'apostolato.
La Chiesa pone sulle nostre labbra l'invocazione: «Sedes Sapientiae, ora pro nobis», perché Maria aiuti i cre­denti a crescere in età, sapienza e grazia, come Gesù e come lei stessa, davanti a Dio e agli uomini.
Preghiera
O Maria, Santa Madre di Dio,
rivolgiamo a Te la nostra preghiera,
perché il Signore ci conceda il dono
dello Spirito di sapienza e, attraverso di Lui,
lo sguardo e l'udito interiore,
per ricercare sempre le realtà spirituali.

domenica 24 maggio 2009

Verso la Pentecoste



I DONI DELLO SPIRITO SANTO





Sapienza, Intelletto,Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timor di Dio.



I doni dello Spirito Santo sono regali che Il Signore Gesù ci fa per affinarci di più a sé. Troviamo questi doni enumerati nel Libro del profeta Isaia al capitolo 11 dove parlando del Messia che verrà il profeta dice che sarà ricoperto dello Spirito del Signore che è spirito di Sapienza ecc…
E’ interessante notare che nell’originale ebraico erano nominati solo sei doni, mancava la pietà, quando invece è stata preparata la versione greca chiamata dei 70 (circa un secolo prima di Cristo), essi introdussero anche la pietà perché nella lingua greca il termine timore di Dio non rendeva la pienezza di significati del corrispondente ebraico.
I 7 doni ci sono dati perché nello Spirito Santo portiamo frutti, noi che ora siamo innestati nella vite vera. I frutti dello Spirito santo li conosciamo da Galati 5,22-23.
Nella sequenza allo Spirito Santo diciamo: "Senza il tuo spirito non c’è nulla nell’uomo senza colpa". Il Signore vuole darci questi doni ma tocca a noi aprirci. Gv 7,37: "Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. E diceva questo riferendosi allo Spirito Santo". Abbiamo dunque la certezza di questi doni.

Un dono per ogni giorno:

Sapienza: E’ l’esperienza gioiosa delle realtà soprannaturali. Ci da una conoscenza di Dio che non passa dalla conoscenza delle cose ma dalla condivisione della sua stessa vita. E’ fondamentale nella vita Cristiana, risponde alle nostre esigenze di felicità. In Sapienza 8 abbiamo la sposa che offre tutte le gioie dell’intimità con Dio. E’ la gioia degli Apostoli dopo la Pentecoste. E’ l’anticipazione del Paradiso.
Sap. 7,24-27 "Lei penetra in tutte le cose in virtù della sua purezza. E’ un aura del Dio potente e una pura effusione della gloria dell’Altissimo. Lei può tutto e rinnova tutto mentre lei rimane intatta. Passando in anime sante di ogni età produce amici di Dio e profeti".
Sap. 9,10 "Mandami la tua sapienza che sia con me e lavori con me perché io conosca ciò che piace a te.
Mt. 5,13-16 Voi siete il sale della terra e la luce del mondo. La vostra luce deve risplendere di fronte agli altri, essi devono vedere le vostre opere buone e rendere gloria al Padre dei cieli.
La gente si sente attratta dal "Sapiente" perché sa che non è solo conoscenza quella che riceve ma stile di vita, capacità di approfondire le cose, provocazione ai valori veri della vita. Il sapiente capisce l’animo, le attese le speranze di chi gli sta di fronte.
Il sapiente non si allinea alle mode ma sa andare contro corrente e provocare la massa.
Un ragazzo ha visto una ragazza cento volte, ed essa era una delle tante, bruttina e noiosa. Ad un certo punto si innamora di essa e vede tutto in modo diverso, gode di averla vicina, tutto l’affascina in lei, cerca tutti i modi per stare con lei. Questo è l’effetto della fede in noi quando è arricchita dalla sapienza. Da questa nuova esperienza di Dio scaturisce anche un modo nuovo di vedere e valutare la vita e le cose. L’anima vede le cose con gli occhi di Dio e le valuta come le valuta Dio.
Frutto della sapienza è la contemplazione.




Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

24 maggio- meditazione di Tonino Bello

INTRODURRE MARIA NEI PROPRI AFFARI
"E da quel momento il discepolo la portò nella sua casa"( Gv 19,27).
Sapete cosa significa?: Giovanni introdusse Maria nel cerchio dei suoi interessi, nel cerchio dei suoi affetti, nel cerchio delle cose più care e più belle che lui potesse avere. La introdusse quindi proprio all'interno della esperienza religiosa e umana più profonda. Quindi la Madonna che diviene la madre di Giovanni, il quale simbolizza tutta la chiesa, diventa anche la mamma nostra. Noi la possiamo chiamare «mamma» senza paura. Anzi dobbiamo considerarla così.
lo qualche volta sono preoccupato perché nei confronti della Madonna abbiamo un rapporto un po' di grande rispetto. Difficilmente riusciamo a toglierle di capo il diadema delle dodici stelle per vedere quanto essa è bella a capo scoperto. A capo nudo la Madonna è stupenda ugualmente. Ecco perché io credo non ci possa essere conclusione più bella per questo vostro ritiro che prendere questa decisione: di accogliere la Madonna all'interno dei vostri affari. Fatela diventare socia della vostra «Ditta». Tu metti «Ditta Domenico e Maria». È un fatto al quale non ci pensiamo molto.
Io queste cose non è da molto che le sperimento, cioè le vivo. Però la considerazione degli studi, l'ascolto e poi lo stare insieme con gli altri, il sentire certe verità, ti rendono consueto con delle verità che sono straordinarie: pensare la Madonna contemporanea nostra! Maria è così: pulitissima nell' animo, che sembrava con i suoi sguardi bruciasse tutte le radici del peccato, della colpa, della cupidigia, che impediva pensieri che non fossero di castità in chi la guardava. Maria è così.
Introducetela nei vostri affari, nei vostri disegni. Introducetela nei vostri pensieri. Fatela diventare non solo coinquilina di casa vostra, ma anche la persona con cui voi confidate per prima tutti i vostri progetti. E vero!, non ci credete? Parola di uomo. E così.
E poi io credo che quando c'è lei è chiaro che tutto il resto lo consulti con Gesù. Ma diventa spontanea, non diventa artefatta, non diventa carica di addobbi, come succede spesse volte per la nostra vita spirituale, per la nostra pietà. Abbiamo un sacco di addobbi sulle spalle, un sacco di trine, di nastri.
E invece con Gesù, uomo libero, vi sia davvero un rapporto più libero, un rapporto più gioioso, un rapporto più forte.

Non abbiate paura. Il Signore vi benedica e la Madonna vi introduca nei suoi affari.

sabato 23 maggio 2009

Il vangelo della domenica

Solennità dell' Ascensione di Gesù al cielo

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20)
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Parola del Signore.


Meditazione di don Oreste Benzi
Gesù fu assunto in cielo, cioè fu preso in cielo da Dio, dove continua la sua azione di salvezza, e da dove continua la creazione del mondo che per mezzo di Gesù è stato creato ed è creato continuamente. Gli apostoli partirono per tutto il mondo, mentre Gesù, chiamato Kyrios, cioè Signore Dio, li accompagnava operando con loro.
Il segreto dell’evangelizzazione è il Signore che opera nella sua Chiesa, la Chiesa Cattolica. Noi uniti a Cristo, vivendo in Cristo e agendo per Cristo, evangelizziamo per trapianto vitale. Sii innamorato di Cristo, e coloro coi quali vivrai e che incontrerai, s’innamoreranno di Cristo. Anche Maria è sempre con noi; affidati a lei.

Omelia di don Oreste Benzi
Questa omelia di don Oreste venne registrata l' 11 Maggio 1991 a Rimini, in occasione della solennità dell'Ascensione del Signore - Anno B. Riporto qui alcuni stralci significativi.
Leggi il testo dell'omelia (PDF 25 Kb)

venerdì 22 maggio 2009

Il mese di Maria



Un mese in compagnia di Maria

23 maggio- riflessione di don Tonino Bello

Maria, donna elegante
Il Vangelo non dice nulla. Ma i riferimenti biblici che alludono all'eleganza di Maria sono tantissimi.
Basterebbe pensare a quel passo del Cantico dei Cantici nel quale la liturgia intravede, come in filigrana, la figura della Madonna che lotta in nostro favore contro le forze del male: «Chi è costei che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?»,
Il testo latino dice: «Electa ut sol».
Electa vuol dire 'elegante'. Ha la stessa radice verbale.
Elegante come il sole! Non c'è chi non veda come, di fronte a lei, i modelli disegnati da Valentino sembrano ciarpame, e le creazioni di Giorgio Armani scampoli da rigattieri.
Ma c'è anche l'Apocalisse che riprende gli elementi cosmici del sole, della luna e delle stelle, con cui l'arte di tutti i secoli ha imbastito le cose più leggiadre sulla eleganza di Maria: «Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»,
E poco più avanti ricorre un altro celebre testo, che si riferisce, è vero, alla nuova Gerusalemme, ma nel quale la tradizione, attraverso quel gioco di dissolvenze teologiche per cui spesso realtà e segni si scambiano le parti, ha scorto la presenza di lei: «Sono giunte le nozze dell'Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino pura, splendente. La veste di lino sono le opere giuste dei Santi».
La Vergine, quindi, questa anticipazione meravigliosa della Chiesa, scende dal cielo, adorna di monili e palpitante di veli, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. È tutto un inno all' eleganza di Maria.
Una eleganza, chiaramente, da leggere in termini di finezza interiore, e non certo sulla base delle sue frequentazioni presso le boutique di Nazaret o gli atelier di alta moda di Gerusalemme.
Benché, a meditare attentamente il Vangelo, non sembrano del tutto fuori posto le allusioni anche all' eleganza fisica di Maria.
lo non so se nell'intimità della casa, dove fioriscono i vezzeggiativi della tenerezza, Gesù si divertisse a chiamare sua madre con i nomi delle piante più profumate, come un giorno avrebbe fatto la Chiesa: rosa di Gerico, giglio delle convalli, cedro del Libano, palma di Cades... C'è da supporre, però, che pensasse proprio a lei, fiore di bellezza, quando un giorno disse alle folle: «Osservate come crescono i gigli del campo... io vi dico che neppure Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro».
Come pure c'è da supporre che pensasse proprio a lei quando disse: «Lucerna del corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce». In quel momento dovettero balenargli gli occhi di sua madre. Quegli occhi in cui non solo traluceva la trasparenza dell' anima, ma che davano spessore di santità anche all' eleganza del suo corpo.
Santa Maria, donna elegante, dal momento che vestivi così bene, regalaci, ti preghiamo, un po' dei tuoi abiti. Aprici il guardaroba. Abituaci ai tuoi gusti. Lo sai bene, ci riferiamo a quei capi di abbigliamento interiore che adornarono la tua esistenza terrena: la gratitudine, la semplicità, la misura delle parole, la trasparenza, la tenerezza, lo stupore. Ti assicuriamo: sono abiti che non sono ancora passati di moda. Anche se sono troppo grandi per le nostre misure, faremo di tutto per adattarli alla nostra taglia.
Svelaci, ti preghiamo, il segreto della tua linea. Innamoraci del tuo esprit de finesse. Preservaci da quelle cadute di stile che mettono così spesso a nudo la nostra volgarità. Donaci un ritaglio del tuo velo di sposa. E facci scoprire nello splendore della natura e dell' arte i segni dell' eleganza di Dio.
Santa Maria, donna elegante, liberaci da quello spirito rozzo che ci portiamo dentro, nonostante i vestiti raffinati che ci portiamo addosso, e che esplode tante volte in termini di violenza verbale nei confronti del prossimo.
Come siamo lontani dalla tua eleganza spirituale! Indossiamo abiti con la firma di Trussardi, ma i gesti del rapporto umano rimangono sgraziati. Ci spalmiamo la pelle con i profumi di Versace, ma il volto trasuda ambiguità. Ci mettiamo in bocca i più ricercati dentifrici, ma il linguaggio che ne esce è da trivio. Il vocabolario si è fatto greve. L'insulto è divenuto costume. Le buone creanze sono in ribasso. Anzi, se in certi spettacoli televisivi mancano gli ingredienti del turpiloquio, sembra che cali perfino l'indice di ascolto.
Donaci, perciò, un soprassalto di grazia che compensi le nostre intemperanze. E facci capire che, finché non vedremo in colui che ci sta accanto un volto da scoprire, da contemplare e da accarezzare, le più sofisticate raffinatezze rimarranno sempre formali, e i più costosi abbigliamenti non riusciranno a mascherare la nostra anima di straccioni.
Santa Maria, donna elegante, tu che hai colto con tanta attenzione il passaggio di Dio nella tua vita, fa' che anche noi possiamo captare la sua brezza. Anche lui è molto elegante, e difficilmente irrompe nella nostra storia con la potenza del fuoco o dell'uragano o del terremoto; ma, come sul monte Oreb, si fa sentire nello stormire leggerissimo delle fronde. Occorrono antenne delicate per registrare la sua presenza. C'è bisogno di un orecchio sensibile per percepire il frusciare dei suoi passi quando, al meriggio, come faceva con Adamo, scende ancora nel nostro giardino.
Aiutaci a intuire tutta la delicatezza di Dio in quella espressione biblica con la quale egli, il Signore, esprime quasi il pudore di disturbarci (forse a Giovanni, mentre scriveva 1'Apocalisse, quelle parole gliele hai dettate tu): «Ecco, io sto alla porta e busso. Se uno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui, ed egli con me».
Rendici pronti a rispondere, con la tua stessa finezza di stile, al suo discreto bussare. Così che possiamo aprirgli subito la porta, e fargli festa, e condurlo a tavola con noi.
Anzi, visto che lui si ferma, perché non rimani a cena anche tu?

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

22 maggio -Come meditazione, quest'oggi, presento una bella preghiera di Don Tonino Bello.

"Santa Maria, compagna di viaggio"

Santa Maria, Madre tenera e forte, nostra compagna di viaggio sulle strade della vita, ogni volta che contempliamo le cose grandi che l'Onnipotente ha fatto in te, proviamo una così viva malinconia per le nostre lentezze, che sentiamo il bisogno di allungare il passo per camminarti vicino. Asseconda, pertanto, il nostro desiderio di prenderti per mano, e accelera le nostre cadenze di camminatori un po' stanchi.

Divenuti anche noi pellegrini nella fede, non solo cercheremo il volto del Signore, ma, contemplandoti quale icona della sollecitudine umana verso coloro che si trovano nel bisogno, raggiungeremo in fretta la 'città' recandole gli stessi frutti di gioia che tu portasti un giorno a Elisabetta lontana.
Santa Maria, Vergine del mattino, donaci la gioia di intuire, pur tra le tante foschie dell' aurora, le speranze del giorno nuovo. Ispiraci parole di coraggio. Non farci tremare la voce quando, a dispetto di tante cattiverie e di tanti peccati che invecchiano il mondo, osiamo annunciare che verranno tempi migliori.
Non permettere che sulle nostre labbra il lamento prevalga mai sullo stupore, che lo sconforto sovrasti l'operosità, che lo scetticismo schiacci l'entusiasmo, e che la pesantezza del passato ci impedisca di far credito sul futuro.
Aiutaci a scommettere con più audacia sui giovani, e preservaci dalla tentazione di blandirli con la furbizia di sterili parole, consapevoli che solo dalle nostre scelte di autenticità e di coerenza essi saranno disposti ancora a lasciarsi sedurre.
Moltiplica le nostre energie perché sappiamo investirle nell'unico affare ancora redditizio sul mercato della civiltà: la prevenzione delle nuove generazioni dai mali atroci che oggi rendono corto il respiro della terra.
Da' alle nostre voci la cadenza degli alleluia pasquali. Intridi di sogni le sabbie del nostro realismo. Rendici cultori delle calde utopie dalle cui feritoie sanguina la speranza sul mondo.
Aiutaci a comprendere che additare le gemme che spuntano sui rami vale più che piangere sulle foglie che cadono. E infondici la sicurezza di chi già vede l'oriente incendiarsi ai primi raggi del sole.
Santa Maria, Vergine del meriggio, donaci l'ebbrezza della luce. Stiamo fin troppo sperimentando lo spegnersi delle nostre lanterne, e il declinare delle ideologie di potenza, e l'allungarsi delle ombre crepuscolari sugli angusti sentieri della terra, per non sentire la nostalgia del sole meridiano.
Strappaci dalla desolazione dello smarrimento e ispiraci l'umiltà della ricerca.
Abbevera la nostra arsura di grazia nel cavo della tua mano. Riportaci alla fede che un'altra Madre, povera e buona come te, ci ha trasmesso quando eravamo bambini, e che forse un giorno abbiamo in parte svenduto per una miserabile porzione di lenticchie.
Tu, mendicante dello Spirito, riempi le nostre anfore di olio destinato a bruciare dinanzi a Dio: ne abbiamo già fatto ardere troppo davanti agli idoli del deserto.
Facci capaci di abbandoni sovrumani in Lui. Tempera le nostre superbie carnali. Fa' che la luce della fede, anche quando assume accenti di denuncia profetica, non ci renda arroganti o presuntuosi, ma ci doni il gaudio della tolleranza e della comprensione. Soprattutto, però, liberaci dalla tragedia che il nostro credere in Dio rimanga estraneo alle scelte concrete di ogni momento sia pubbliche che private, e corra il rischio di non diventare mai carne e sangue sull' altare della ferialità.
Santa Maria, Vergine della sera, Madre dell'ora in cui si fa ritorno a casa, e si assapora la gioia di sentirsi accolti da qualcuno, e si vive la letizia indicibile di sedersi a cena con gli altri, facci il regalo della comunione. Te lo chiediamo per la nostra Chiesa, che non sembra estranea neanch'essa alle lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo, e della chiusura nei perimetri segnati dall'ombra del campanile. Te lo chiediamo per la nostra città, che spesso lo spirito di parte riduce così tanto a terra contesa, che a volte sembra diventata terra di nessuno.
Te lo chiediamo per le nostre famiglie, perché il dialogo, l'amore crocifisso, e la fruizione serena degli affetti domestici, le rendano luogo privilegiato di crescita cristiana e civile.
Te lo chiediamo per tutti noi, perché, lontani dalle scomuniche dell'egoismo e dell'isolamento, possiamo stare sempre dalla parte della vita, là dove essa nasce, cresce e muore.
Te lo chiediamo per il mondo intero, perché la solidarietà tra i popoli non sia vissuta più come uno dei tanti impegni morali, ma venga riscoperta come l'unico imperativo etico su cui fondare l'umana convivenza. E i poveri possano assidersi, con pari dignità, alla mensa di tutti. E la pace diventi traguardo dei nostri impegni quotidiani.
Santa Maria, Vergine della notte, noi t'imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore, e irrompe la prova, e sibila il vento della disperazione, e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni o il freddo delle delusioni, o l'ala severa della morte.
Liberaci dai brividi delle tenebre. Nell'ora del nostro Calvario, tu, che hai sperimentato l'eclisse del sole, stendi il tuo manto su di noi, sicché, fasciati dal tuo respiro, ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.
Alleggerisci con carezze di madre la sofferenza dei malati. Riempi di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo. Spegni i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti, e offri loro la spalla perché vi poggino il capo. Preserva da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e conforta, col baleno struggente degli occhi, chi ha perso la fiducia nella vita. Ripeti ancora oggi la canzone del Magnifìcat, e annuncia straripamenti di giustizia a tutti gli oppressi della terra.
Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure. Anzi, se nei momenti dell'oscurità ti metterai vicino a noi e ci sussurrerai che anche tu, Vergine dell'avvento, stai aspettando la luce, le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto. E sveglieremo insieme l'aurora.
Così sia.