mercoledì 30 dicembre 2009

Il Te Deum

L’anno sta per finire e, come sempre, nella tradizione ecclesiale si chiude con il canto dell’inno “Te Deum”. Per approfondirne il significato ho scelto una pagina tratta dal sito del Vaticano, che vi propongo di seguito.


L’inno Te Deum laudamus, con cui tradizionalmente ringraziamo il Signore Dio dei benefici da Lui ricevuti, pure se detto “inno ambrosiano”, è una composizione poetica adesso attribuita con certezza a Niceta di Remesiana, intorno all’anno 400.
Originariamente si rivolgeva a Cristo Dio e Signore: “Te (o Cristo) noi lodiamo Dio! Te (o Cristo) noi professiamo Signore!”. Successivamente, con l’attenuarsi delle eresie sulla Persona Divina e sulla Divina Signoria di Gesù, poco alla volta la pietà cristiana lo ha indirizzato al Padre e al Figlio e allo Spirito; infatti, con questa qualificazione trinitaria noi lo abbiamo recepito e a nostra volta lo trasmettiamo.
Per la composizione musicale in occasione della chiusura del Grande Giubileo 2000 nella solennità dell’Epifania 2001 abbiamo ritmato l’inno in forma diversa da quella tradizionale allo scopo di valorizzare più e meglio nel canto della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, sufficientemente sviluppato e adeguatamente ornato, l’intervento attivo della sterminata Assemblea partecipante; ma, insieme, allo scopo di scandire chiaramente nella lode al nostro Dio la proclamazione del suo essere Luce e Amore di Padre e Figlio e Spirito, e del suo divenire salvezza misericordiosa nella nostra storia.
Un “ritornello” assembleare è stato fatto, dunque, così da intendersi:
“Te (o Padre e Figlio e Spirito) noi lodiamo (nostro) Dio! Te (o Padre e Figlio e Spirito) noi professiamo (nostro) Signore!”.
Intonazione dell’inno e insistenza iniziale, prima, esso irrompe sette volte ripetendo poi la medesima proclamazione trinitaria.
I versetti dell’inno originario (esclusi, quindi, gli otto versetti salmici dell’aggiunta finale), complessivamente venti oltre l’intonazione, sono cantati dal coro raccolti con raffinata eleganza in sette complesse unità ciascuna di senso testuale-musicale compiuto. Essi offrono all’Assemblea una ampiezza senza assillo e una suggestione senza pari per contemplare la Vita divina ed eterna, per pregare Lui che si ama e ci ama, per evocare la Sua Salvezza e invocare la Sua Misericordia.
I sette affreschi sonori si concatenano come raccordati in tre navate architettoniche.

La prima, si costruisce e si colora per il Padre:
1. “Te, o eterno Padre venera tutta la terra!
2. A te gli Angeli tutti, a te, i Cieli e tutte le Potenze,
3. a te i Cherubini e i Serafini, inneggiano con voce incessante:
- Te noi lodiamo…
4. Santo Santo Santo il Signore Dio Pantocratore!
5. I cieli e la terra (o Signore) sono pieni della tua gloria!”
- Te noi lodiamo…
La seconda architettura enumera la Chiesa diffusa nel Mondo e riunita dai quattro venti nella confessione di Dio Padre e Figlio e Spirito:
6. “Te il glorioso coro degli Apostoli
7. te il non piccolo numero dei Profeti
8. te il candido esercito dei Martiri,
9. te la santa Chiesa diffusa su tutta la terra, confessa:
- Te noi lodiamo…
10. Padre della gloria immensa
11. il Figlio tuo unigenito vero e adorando
12. il Santo (tuo) Spirito Consolatore!”
- Te noi lodiamo…
La terza, si costruisce e si colora per il Figlio fatto uomo e salvatore, Lui che è venuto e che ritornerà:
13. “Tu, o Cristo, Re della gloria,
14. Tu Figlio eterno del Padre.
15. Tu per il progetto di liberazione dell’uomo ti sei abbassato (a incarnarti) nel grembo della Vergine!
16. Tu vincitore del pungiglione della morte hai (ri)aperto ai (tuoi) fedeli il regno dei cieli!
17. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre
18. e (da li) noi crediamo che, giudice, verrai!
19. Tu dunque (o Cristo) soccorri i tuoi servi che hai redenti con il sangue tuo prezioso
20. e fa che (tutti) si riuniscano nel numero dei tuoi Santi”!
- Te noi lodiamo…
Chi il 6 gennaio 2001 in Piazza San Pietro cantò “Te noi lodiamo Dio! Te noi professiamo Signore!” e chi fu tra i due miliardi di creature umane che in mondovisione ne vide e ne sentì “vibrare gli stipiti delle porte” (Isaia 6,4) alla “voce dell’immensa folla, simile al fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano” (Apocalisse 19,6) gioirà di certo facendo riecheggiare il medesimo canto nelle Chiese di tutta la terra.


lunedì 28 dicembre 2009

I Santi Innocenti

I santi innocenti di oggi sono i tanti bimbi abortiti, vittime di un atroce delitto. Pietà anche per bambini vittime di abusi sessuali, sfruttamento e commercio di organi. Dal Paradiso ci sorridono e invitano alla conversione.


Lunedì 28 Dicembre 2009

Festa dei Santi Innocenti che ricorda la violenta e cruenta repressione di Erode che decise di sopprimere tanti bimbi innocenti per colpire Cristo. Del significato di questa data, contestualizzandola ad oggi, abbiamo parlato con l' Arcivescovo di Trani, Monsignor Giovanni Battista Pichierri. Eccellenza quali sono i santi innocenti di oggi?: " il mio pensiero va ai tanti bambini che non sono potuti mai venire al mondo, non sicuramente per loro volontà,ma per decisione di chi ha scelto di eliminarli con l'aborto, un peccato grave ed un vero omicidio. Penso che sia giusto dedicare la memoria e la nostra attenzione a loro. La vita é sempre e comunque un bene indisponibile della quale nessun uomo può decidere a suo piacimento. Appartiene a Dio che ne é Signore e Padrone. Loro ci sorridono e benedicono dal Paradiso". Poi l' Arcivescovo parla dei bimbi in generale: " detto di quelli abortiti, passiamo ad altre ...
... categorie di bambini che vengono di fatto uccisi da un vergognoso commercio che si svolge ai loro danni per le condizioni di miseria e di povertà ed anche per colpa di qualche genitore senza scrupoli e mi riferisco all'assurdo commercio dei bambini, alla vendita di essi, una moderna tratta degli schiavi innocenti. Penso con orrore al traffico di organi che avviene sempre in danno di questi innocenti o ai bimbi sfruttati sul lavoro per motivi di indigenza, a quelli malnutriti e in difficoltà, a quelli cui viene negato il diritto alla salute o alla istruzione ed anche e soprattutto a quelli vittime di abusi sessuali, indelebilmente marchiati nella psiche e nell'anima. Bene, a tutte queste categorie di innocenti, deve andare non solo la nostra solidarietà cristiana, ma la nostra vicinanza concreta e reale". Spesso, ma non sempre, se i bimbi patiscono situazioni di miseria e degrado, la responsabilità é anche delle famiglia: " indubbiamente anche se occorre valutare con accuratezza il contesto economico drammatico in cui alcune di queste famiglie vivono. Certamente da famiglie compromesse sul piano etico, é molto probabile che nascano delle vittime e degli infelici. Chi viene privato del sacrosanto diritto alla educazione o di una famiglia integra, é una vittima, incolpevole ed innocente". Torna in ballo il tema della famiglia celebrata ieri: " ecco,appunto. La famiglia ha un ruolo importantissimo nella educazione e nello sviluppo dei figli ed é importante che le famiglie siano unite e diano buoni esempi. Oggi si parla tanto di emergenza educativa ed é vero. Ma questa emergenza parte molte volte proprio dalle famiglie". Il pensiero del Vescovo va anche a chi é morto sul lavoro: " devo ricordare i bimbi sfruttati sul lavoro da qualche imprenditore senza scrupoli, fortunatamente una minoranza e anche degli adulti deceduti sul lavoro, anche loro, se non bimbi, sono vittime innocenti. Morti a causa di un sistema che non riesce a garantire la sicurezza per voglia e bramosia di denaro, tradotta nella assoluta mancanza di misure di sicurezza". Il Papa ha detto che i Vescovi non devono fare politica: " ma é sempre stato così. Noi non partecipiamo alla politica attiva, ma i Vescovi hanno il diritto ed aggiungo il dovere, di denunciare il caso di leggi contrarie alla legge naturale. Questa non é politica, ma solo azione pastorale alla quale non possiamo abdicare". " Nostro dovere é proclamare la verità, anche se scomoda. E se una legge cozza con la giustizia e la stessa Verità, dobbiamo dirlo, ovviamente senza fare campagne elettorali".
Bruno Volpe



domenica 27 dicembre 2009

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe


La famiglia, dono grande di Dio.
Dal Vangelo  secondo Luca 2,41-52

"I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini".

 IL COMMENTO DI SUOR GIUSEPPINA PISANO.


ALLE ORIGINI DELL'UMANITA'. La famiglia, che la liturgia eucaristica oggi celebra ricordando quella di Nazareth, famiglia santa per eccellenza perché in essa era presente, quale figlio, Gesù, il Santo, come aveva detto l'Angelo a sua madre (Lc.1,35), è un dono sacro di Dio, dono che risale alle origini della stessa stirpe umana, allorché Dio, dopo aver creato l'uomo a sua somiglianza, vide che non era bene che questa sua creatura fosse sola nell'Eden, ove le altre specie viventi non erano tali da poter entrare in relazione con l'uomo e colmarne la solitudine. Fu così che Dio creò la donna e la condusse ad Adamo; la donò a lui come compagna, come un bene per la sua esistenza: lei sarebbe stata sua moglie e la madre dei suoi figli; a loro il Creatore diede un comandamento: "Siate fecondi e moltiplicatevi" (Gn 1,28); questo è il precetto che pone un fondamento sacro alla famiglia ed, allo stesso tempo, è la vocazione naturale dell'uomo a trasmettere la vita ad altre creature, all'interno di una famiglia, cosa che attira sull'uomo la benedizione di Dio. "Beato l'uomo che teme il Signore - canta il salmista - e cammina nelle sue vie... La tua sposa, come vite feconda, nell'intimità della tua casa; i tuoi figli, come virgulti d'olivo, intorno alla tua mensa... Così, sarà benedetto l'uomo che teme il Signore... Possa tu vedere i figli dei tuoi figli" (Sl 127). La famiglia, i figli, la vita che in essi continua, sono un segno grande della benedizione dell'Altissimo; un segno che nel popolo eletto diventava attesa del Messia promesso, per cui la sterilità, veniva avvertita e vissuta come una maledizione e il dono di un figlio diventava un desiderio cocente e una supplica da elevare a Dio. Ed ecco che la liturgia di questa domenica ci presenta l'esperienza di una famiglia nella quale la speranza di un figlio sembra esser divenuta vana: è la storia di Anna, futura madre di Samuele, che sembrava destinata alla sterilità, ma che, nonostante tutto, non si stancò di pregare Dio perché le concedesse un figlio: una creatura che lei gli avrebbe poi consacrato. Il Signore ascoltò la preghiera di Anna, ebbe compassione del suo tormento e le concesse quel figlio: "...al finir dell'anno - recita il testo - Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele. Perché - diceva - dal Signore l'ho impetrato".
I FIGLI DONO DI DIO. I figli sono dono di Dio, un dono prezioso che non può esser considerato proprietà dei genitori; infatti, ogni bimbo che nasce, in quanto ha in sé l'immagine di Dio, appartiene principalmente a Lui e verso di Lui deve esser guidato, perché lo conosca, e conoscendoLo conosca se stesso e diventi capace di realizzare al meglio tutte le sue potenzialità per attuare, in pienezza di libertà, il progetto che il Signore ha su di lui. E' la storia di Samuele, che Anna consacrò a Dio, è la storia di tanti che non possiamo conoscere e che sono stati educati nella conoscenza e nell'amore del Signore; una storia che dovrebbe essere quella di ogni figlio che viene al mondo, creatura amata da Dio, e che a Lui deve essere consacrata, e noi che crediamo in Cristo sappiamo bene che la prima, fondamentale consacrazione, avviene nel battesimo, non una semplice tradizione, ma l'inizio di un cammino che durerà per tutta la vita. La famiglia, anche per il proprio Figlio, il Cristo salvatore, che veniva nel mondo per redimere gli uomini, Dio volle una famiglia che non fosse diversa dalle altre: una madre e un padre, o meglio, un uomo generoso che, agli occhi di tutti, avrebbe fatto le veci del Padre dal quale il Cristo proveniva. E' la Famiglia di Nazareth: Maria, Giuseppe e Gesù. Di essa, in questo tempo di Natale, abbiamo conosciuto alcuni momenti di vita, dall'esaltante nascita del bimbo figlio di Dio, adorato dai pastori e dai re venuti dallìOriente, all'angoscia per la persecuzione di Erode e alla fuga notturna verso l'Egitto, terra d'esislio in cui i tre si trattennero fino alla morte del Re che avrebbe voluto eliminare Gesù, da poco nato.
IL MISTERO DEL PROGETTO DI DIO. Il Vangelo di oggi ci presenta un momento particolare della vita della Santa Famiglia, è un momento importante per la vita di quel figlio giovinetto e per quella dei suoi genitori; un momento in cui, per la prima volta, Gesù rivela a Maria e Giuseppe il suo Mistero, ed è un momento per certi versi oscuro: "essi non compresero..." recita il testo. Eppure questo evento è un momento grande, che ancora parla ad ogni famiglia che accoglie in sè il mistero di uno o più figli. "I genitori di Gesù, si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero". Inizia così il passo del Vangelo che la liturgia oggi proclama; Gesù non è più bambino, ha compiuto dodici anni, un'età in cui ogni ragazzo ebreo entrava nella pienezza della responsabilità di fronte alla Legge e ad ogni precetto della religione; ed è in questo momento della sua vita che i genitori lo conducono al tempio di Gerusalemme; qui il ragazzo si ferma, senza peraltro avvertire i suoi. Gesù è nella casa del Padre suo, è nella sua stessa casa, la sua vera casa, e qui rivela ai dottori della Legge una sapienza insospettabile: "tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore - nota l'evangelista - per la sua intelligenza e le sue risposte"; egli si trattiene da solo per tre giorni: quei terribili giorni in cui i suoi "angosciati" lo cercano. Finalmente la ricerca di quel figlio, il loro figlio, sul quale sicuramente avevano fatto sogni e progetti, ha termine proprio lì nel tempio, dove si compie la prima grande autorivelazione che Gesù fa di sé e del suo destino, con quelle parole sconcertanti, rivolte principalmente a sua madre, la quale gli chiedeva ragione di quanto aveva fatto: "Perché mi cercavate? - è la risposta - Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". "Ma essi non compresero le sue parole". Precisa il testo: non compresero, in quel momento, e non risposero, anche se quanto il figlio aveva detto loro, rimase scolpito nella loro mente; soprattutto in quella di sua madre, che dovette tacitamente ripetere in cuor suo, ancora un "Sì!" al progetto di Dio che incominciava a delinearsi più chiaramente sul Figlio.
SAPER AMARE. A Gerusalemme, inizia per Maria, la madre, il faticoso cammino della fede dietro a quel ragazzo, il suo ragazzo, che silenziosamente accompagnerà sino alla morte. E' un messaggio veramente grande quello che viene a noi dalla famiglia di Nazareth, un messaggio di importanza vitale in questo nostro tempo, che vede la dissacrazione della famiglia, quella voluta da Dio, che viene sostituita da facili e illusori surrogati che non portano bene a nessuno, soprattutto ai figli, che si affacciano alla vita in un mondo, per tanti aspetti inquieto e carico di incertezze. Maria e Giuseppe ci insegnano che in ogni figlio che nasce c'è un progetto, che non è quello che ogni padre e ogni madre fanno, dettato dall'immaginazione e dal cuore; ma è un progetto che nasce dalla volontà di Dio; sta ai genitori saperlo scorgere, saperlo accogliere e saperlo promuovere, guidando i figli in tal senso; ecco perché nel percorso educativo, volto alla piena maturazione della persona, non può assolutamente escludersi il rapporto con Dio. D'altro canto i figli, pur non essendo proprietà dei genitori, devono crescere nell'amore verso di loro, amore che si esprime anche nel rispetto e nella sottomissione, atteggiamenti che non compromettono la realizzazione di una propria personalità ma, al contrario, valgono a maturare una autentica libertà, che è tale nella misura in cui tiene conto degli altri, anzi nella misura in cui si è capaci di amare gli altri, nel nostro caso i genitori, come lo stesso Gesù insegna, nell'episodio che il Vangelo oggi ricorda: "Partì dunque con loro - recita il testo- e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso.... E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini." La Famiglia di Nazareth, la Sacra Famiglia, si offre perciò come icona di vita familiare, un modello importante sul piano umano, che ci parla di dedizione, di amore, di armonia e di rispetto reciproco; una vita familiare il cui centro è Cristo; infatti è lui che si deve cercare, conoscere, accogliere e seguire; perché solo Lui è la luce che può guidare i passi di tutti, genitori e figli, verso la Verità che salva.







sabato 26 dicembre 2009

Santo Stefano protomartire


La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme;
Così al 26 dicembre c’è s. Stefano primo martire della cristianità.

Le nuove conversioni dovute alla predicazione degli Apostoli crescevano in numero elevato, al punto che essi furono costretti ad eleggere sette Diaconi che provvedessero agli affari materiali e di importanza secondaria.
Uno di questi, era Stefano, che rimase a Gerusalemme nonostante la persecuzione dei cristiani seguente al divieto fatto agli Apostoli di insegnare nel nome di Gesù. Stefano divenne il bersaglio preferito di quanti odiavano e non tolleravano i cristiani. Un giorno Stefano rispose con la veemenza della parola ispirata, mettendo in luce la nuova legge e la nuova alleanza superiori alla legge antica (Con Gesù si stabilisce una Nuova Alleanza tra Dio Padre e tutti gli esseri umani; l'Antico testamento ci parla solo di un'Alleanza tra Dio e il popolo ebreo).  I suoi interlocutori non seppero tenere testa alla sua eloquenza e riuscirono a farlo tacere solo con la violenza. Comperarono dei testimoni e condussero Stefano davanti ai giudici chiedendo la sentenza di morte. Stefano chiese la parola per la sua difesa e nuovamente esaltò la nuova alleanza e la nuova legge, imputando loro la morte del Messia. Fu trascinato fuori dalla città e lo lapidarono. Caduto in ginocchio proclamò le parole: "Signore, Gesù ricevi il mio spirito. Non imputar loro questo peccato."

Breve riflessione:
Santo Stefano offre la sua vita, come dell'oro, al bambino Gesù
Vicinissimo al neonato Salvatore, vediamo santo Stefano. Che cosa ha valso questo posto d'onore a colui che per primo ha reso al Crocifisso la testimonianza del sangue? Egli ha realizzato nel suo ardore giovanile ciò che il Signore ha dichiarato entrando nel mondo: «Mi hai dato un corpo. Eccomi, io vengo per fare la tua volontà» (Eb 10,5-7). Ha praticato l'obbedienza perfetta, che affonda le radici nell'amore e si manifesta all'esterno nell'amore.
Egli ha camminato sulle orme del Signore in quello che per il cuore umano, secondo la natura, è forse la cosa più difficile, e che sembra addirittura impossibile: come il Salvatore stesso, egli ha adempiuto il comandamento dell'amore per i nemici. Il Bambino nella mangiatoia, che è venuto per compiere la volontà di suo Padre fino alla morte sulla croce, vede in spirito davanti a sé tutti coloro che lo seguiranno su questa via. Egli ama questo giovane che sarà atteso da lui un giorno per porlo per primo accanto al trono del Padre, con una palma in mano. La sua manina ce lo addita a modello, come se ci dicesse: Guardate l'oro che attendo da voi.



 (Edith Stein)








giovedì 24 dicembre 2009

BUON COMPLEANNO GESU'


BUON NATALE DI GESU' a tutti voi amici del blog!!!

Un mio carissimo amico, mi ha inviato via e-mail, una bellissima lettera a Gesù di Sua Eminenza Angelo Comastri che ci suggerisce il giusto modo di celebrare il Natale di Gesù.

Questo scritto inizia così:
Mi sento emozionato, caro Gesù, nel farTi gli auguri di buon compleanno.

In ogni Natale Tu sei il festeggiato, ma quante volte noi ci appropriamo della festa… e Ti lasciamo nell'angolo di un vago ricordo: senza impegno, senza cuore e senza ospitalità sincera! Da più di duemila anni, ad ogni Natale, noi ci scambiamo gli auguri perché avvertiamo che la Tua Nascita è anche la nostra nascita: la nascita della Speranza, la nascita della Vita, la nascita dell'Amore, la nascita di Dio nella grotta della nostra povertà. Però - quanto mi dispiace doverlo riconoscere! - il Tuo Natale è minacciato da un falso natale, che prepotentemente ci invade e ci insidia e ci narcotizza fino al punto da non vedere più e non sentire più il richiamo del vero Natale: il Tuo Natale, il Natale di cui abbiamo bisogno! Quante luci riempiono le vie e le vetrine in questo periodo! Ma la gente sa che la Luce sei Tu? E se interiormente gli uomini restano al buio, a che serve addobbare la notte con variopinte luminarie? Non è una beffa, o Gesù? Non è un tradimento del Natale? Queste domande, caro Gesù, si affollano nel mio cuore e diventano un invito forte alla conversione. E noi cristiani mandiamo luce con la nostra vita? E le famiglie e le parrocchie rassomigliano veramente a Betlemme? Si vede la stella cometa nei nostri occhi pieni di bontà? Dalle case e dai luoghi di divertimento in questi giorni escono musiche che vorrebbero essere invito alla gioia. Ma di quale gioia si tratta? Gli uomini hanno scambiato il piacere con la gioia: quale mistificazione! Il piacere è il solletico della carne e, pertanto, sparisce subito e va continuamente e insaziabilmente ripetuto; la gioia, invece, è il fremito dell'anima che giunge a Betlemme e vede Dio e resta affascinata e coinvolta nella Festa dell'Amore puro.
Sarà questa la nostra gioia? Sarà questo il nostro Natale? Gesù, come vorrei che fosse così! Ma c'è un altro pensiero che mi turba e mi fa sentire tanto distante il nostro natale dal Tuo Natale. A Natale, o Gesù, Tu non hai fatto il cenone e non hai prenotato una stanza in un lussuoso albergo di una rinomata stazione sciistica: Tu sei nato povero, Tu hai scelto l'umiltà di una grotta e le braccia di Maria (”la poverella” amava chiamarla Francesco d'Assisi, un grande esperto del Natale vero!). Come sarebbe bello se a Natale, invece di riempire le case di cose inutili, le svuotassimo per condividere con chi non ha, per fare l'esperienza meravigliosa del dono, per vivere il Natale insieme a Te, o Gesù! Questo sarebbe il vero regalo natalizio!A questo punto io Ti auguro ancora con tutto il cuore: buon compleanno, Gesù! Ma ho paura che la Tua Festa non sia la nostra festa. Cambiaci il cuore, o Gesù, affinché noi diventiamo Betlemme e gustiamo la gioia del Tuo Natale con Maria, con Giuseppe, con i pastori, con Francesco d'Assisi, con Francesco Saverio, con Vincenzo de' Paoli, con Teresa di Lisieux, con Carlo de Foucauld, con Papa Giovanni, con Madre Teresa di Calcutta e con tante anime che, con il cuore, hanno preso domicilio a Betlemme.
Buon Natale a tutti…, ma ora sapete di quale Natale intendo parlare.
Angelo Comastri



martedì 22 dicembre 2009

Natale festa dell'uomo


"Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare. Dio! Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente". Benedetto XVI
BUON NATALE !

Vivere il Natale: Giovanni Paolo II, Pio XII e Popielusko

Vivere il Natale: l’esperienza più straordinaria donata ad ogni uomo, solo che se ne colga il profondo valore e significato. Questi giorni sono stati carichi di incontri e di letture, di testimonianze e di provocazioni. A partire dalla notizia della firma per la beatificazione di Giovanni Paolo II, Pio XII e Popielusko (con altri grandi personaggi): col Natale è stata resa possibile la grandezza per l’uomo, l’eroicità nel quotidiano. Certo ci ha colpito anche l’ottusa incomprensione di certi media che hanno voluto far passare la beatificazione di Pio XII come trascinata (e nascosta) dalla grandezza di Giovanni Paolo II. Peccato che questi «estimatori» di Giovanni Paolo II siano tra coloro che in vita lo hanno deriso e sbeffeggiato! Ora si fanno passare tra i sostenitori accaniti, incapaci di riconoscere la grandezza del Papa precedente, che non sarebbe stato all’altezza dei compiti e carente quindi di quel coraggio che loro – i giornalisti in poltrona –avrebbero avuto da vendere. Antonio Socci parla, anche a questo proposito, dei mezzi di «distrazione» di massa: ma noi non vogliamo farci distrarre da costoro, né rapinare del diritto che abbiamo di riconoscere i santi che il Signore crea tra noi, e ci dona. Nessuno può dettarci le regole della santità, né i tempi che Dio stesso sceglie. Per fortuna, meglio, per grazia il Signore ha più fantasia di noi e sa creare capolavori attraverso la nostra povera umanità. E questi capolavori ci convincono del valore infinito della vita, e della fede nel Signore Gesù.
Nasce l’Uomo, con la U maiuscola, che dice che ogni uomo può diventare come Dio (vincendo la terribile tentazione di Adamo ed Eva). Un uomo che ha a cuore l’umanità che incontra, che riconosce il creato come casa da custodire, e che sente una reale responsabilità per i fratelli che incontra, a partire dai più deboli e piccoli.
Vogliamo offrire a quell’Uomo la nostra vita, il nostro lavoro, la gioia di comunicare, anche attraverso questo sito, la bellezza che è esperienza possibile. «Gesù aspettava la tua forma per entrare nell’inquietudine di ogni uomo»: che questa forma sia il nostro volto e la nostra libertà, e che sia accompagnata dal nugolo di testimoni che solo la Chiesa del Signore sa generare. Di loro, tutti loro, siamo fieri, e vogliamo portare la loro presenza in tutti i luoghi in cui ci troveremo.
Il Natale dell’uomo, del Dio fatto uomo, ci dia coraggio e fierezza, non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno di essere noi stessi. La beatificazione di Popielusko ci ricorda che col Natale nasce anche la possibilità – drammatica – del martirio. Col Signore Gesù siamo pronti, nelle forme che lui sceglierà per i suoi fedeli.


Fonte: Cultura Cattolica socio di SamizdatOnLine

lunedì 21 dicembre 2009

Angelus del Papa

IV Domenica di Avvento, Piazza San Pietro

Domenica, 20 dicembre 2009

Cari fratelli e sorelle!

Con la IV Domenica di Avvento, il Natale del Signore è ormai dinanzi a noi. La liturgia, con le parole del profeta Michea, invita a guardare a Betlemme, la piccola città della Giudea testimone del grande evento: “E tu, Betlemme di Efrata, / così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, / da te uscirà per me / colui che deve essere il dominatore in Israele; / le sue origini sono dall’antichità, / dai giorni più remoti” (Mi 5,1). Mille anni prima di Cristo, Betlemme aveva dato i natali al grande re Davide, che le Scritture concordano nel presentare come antenato del Messia. Il Vangelo di Luca narra che Gesù nacque a Betlemme perché Giuseppe, lo sposo di Maria, essendo della “casa di Davide”, dovette recarsi in quella cittadina per il censimento, e proprio in quei giorni Maria diede alla luce Gesù (cfr Lc 2,1-7). In effetti, la stessa profezia di Michea prosegue accennando proprio ad una misteriosa nascita: “Dio li metterà in potere altrui – dice – / fino a quando partorirà colei che deve partorire; / e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele” (Mi 5,2). C’è dunque un disegno divino che comprende e spiega i tempi e i luoghi della venuta del Figlio di Dio nel mondo. E’ un disegno di pace, come annuncia ancora il profeta parlando del Messia: “Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, / con la maestà del nome del Signore, suo Dio. / Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande / fino agli estremi confini della terra. / Egli stesso sarà la pace!” (Mi 5,3).


Proprio quest’ultimo aspetto della profezia, quello della pace messianica, ci porta naturalmente a sottolineare che Betlemme è anche una città-simbolo della pace, in Terra Santa e nel mondo intero. Purtroppo, ai nostri giorni, essa non rappresenta una pace raggiunta e stabile, ma una pace faticosamente ricercata e attesa. Dio, però, non si rassegna mai a questo stato di cose, perciò anche quest’anno, a Betlemme e nel mondo intero, si rinnoverà nella Chiesa il mistero del Natale, profezia di pace per ogni uomo, che impegna i cristiani a calarsi nelle chiusure, nei drammi, spesso sconosciuti e nascosti, e nei conflitti del contesto in cui si vive, con i sentimenti di Gesù, per diventare ovunque strumenti e messaggeri di pace, per portare amore dove c’è odio, perdono dove c’è offesa, gioia dove c’è tristezza e verità dove c’è errore, secondo le belle espressioni di una nota preghiera francescana.


Oggi, come ai tempi di Gesù, il Natale non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell’umanità in cerca della vera pace. “Egli stesso sarà la pace!” – dice il profeta riferendosi al Messia. A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo. Impariamo da Maria e Giuseppe: mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e bontà. Cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, e la Provvidenza ci aiuterà. Buon Natale a tutti!


BENEDETTO XVI

domenica 20 dicembre 2009

LETTERA DI NATALE

Carissimi, il 25 dicembre è ormai prossimo e credo che un pò tutti noi non  siamo stati capaci di sottrarci
dal vivere l'attesa di questo Grande Evento in modo più pagano che cristiano... Credo sia importante più che mai cercare di riflettere, almeno in questi ultimi giorni di attesa, sul vero senso di questa festa.
Davide Maria Turoldo, un religioso e poeta dell'ordine dei  Servi di Maria, vissuto nella seconda metà del '900, ha scritto una lettera a Gesù che ci aiuterà a comprendere e a vivere il Vero Natale di Gesù.



"Quando a uno si dice: guarda che hai un cancro, bello bello, seduto nel centro del ventre come un re sul trono, allora costui - se cerca di avere fede - fa una cosa prima di altre: comincia ad elencare ciò che conta e ciò che non conta; e cercherai di dire, con ancora più libertà di sempre, quanto si sente in dovere di dire, affinché non si appesantiscano ancor di più le sue responsabilità.
E continuerà a dirsi: la Provvidenza mi lascia ancora questo tempo e io non rendo testimonianza alla verità!
E’ dunque per queste ragioni, caro Gesù, che mi sono deciso a scriverti in questo Natale.
Non credo proprio per nulla ai nostri Natali: anzi penso che sia una profanazione di ciò che veramente il Natale significa.
Costellazioni di luminarie impazzano per città e paesi fino ad impedire la vista del cielo. Sono città senza cielo le nostre. Da molto tempo ormai!
E’ un mondo senza infanzia. Siamo tutti vecchi e storditi. Da noi non nasce più nessuno: non ci sono più bambini fra noi. Siamo tutti stanchi: tutta l’Europa è stanca: un mondo intero di bianchi, vecchi e stanchi.
Il solo bambino delle nostre case saresti tu, Gesù , ma sei un bambino di gesso!
Nulla più triste dei nostri presepi: in questo mondo dove nessuno più attende nessuno.
L’occidente non attende più nessuno, e tanto meno te: intendo il Gesù vero, quello che realmente non troverebbe un alloggio ad accoglierlo. Perché, per te, vero Uomo Dio,   per il Cristo vero, quello dei “beati voi poveri e guai a voi ricchi”; quello che dice “beati coloro che hanno fame e sete di giustizia ..”, per te, Gesù vero, non c’è più  posto nelle nostre case, nei nostri palazzi, neppure in certe chiese, anche se le tue insegne pendono da tutte le pareti...
Di te abbiamo fatto un Cristo innocuo: che non faccia male e non disturbi; un Cristo riscaldato; uno che sia secondo i gusti dominanti; divenuto proprietà di tutta una borghesia bianca e consumista.
Un Cristo appena ornamentale. Non un segno di cercare oltre, un segno che almeno una chiesa creda che attendiamo ancora…
Eppure tu vieni, Gesù; tu non puoi non venire…Vieni sempre, Gesù. E vieni per conto tuo, vieni perché vuoi venire. E’ così la legge dell’amore. E vieni non solo lì dove fiorisce ancora un’umanità silenziosa e desolata, dove ci sono ancora bimbi che nascono; dove non si ammazza e non si esclude nessuno, pur nel poco che uno possiede, e insieme si divide il pane.
Ma vieni anche fra noi, nelle nostre case cosï ingombre di cose inutili e cosï spiritualmente squallide.
Vieni anche nella casa del ricco, come sei entrato un giorno nella casa di Zaccheo, che pure era un corrotto della ricchezza. Vieni come vita nuova, come il vino nuovo che fa esplodere i vecchi otri.
Convinto di queste cose e certo che tu comunque non ci abbandoni, cosï mi sono messo a cantare un giorno:

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore dove è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni , figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre , Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non lo è con te, Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
noi non  sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore.
Vieni sempre, Signore.

David Maria Turoldo

IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)



VANGELO
  Lc 1,39-45
Dal Vangelo secondo Luca

"In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore

BREVE RIFLESSIONE
«Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Se Maria non avesse creduto alle parole che le erano state rivolte dall'Angelo la storia della Salvezza non ci sarebbe stata! Naturalmente si è posta il problema: perché io? Non è umanamente possibile, prima di tutto non conosco uomo e poi, pensate a cosa può aver pensato una ragazza quando ha sentito le parole: tu sarai la Madre di Dio. Non è una cosa piccola e certamente nemmeno semplice da capire. Eppure la Madonna con una fede immensa si è fidata delle parole dell'Angelo.
Non solo ha creduto ad un Mistero veramente grande, ma, ha accettato. Si è messa completamente nelle mani di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola ». Facendo così ha dato la possibilità a tutta l'umanità di essere salvata. Che donna meravigliosa! A questo proposito ci terrei a fare una piccola sottolineatura, ho parlato di tutta l'umanità, detto così sembra una cosa grande, lontana, ma ricordiamoci che siamo compresi tutti noi! Uno per uno, nonostante i nostri limiti, i nostri sbagli, Gesù si è fatto uomo per dire a ciascuno di noi: “Stai tranquillo, , ora ci sono io e se segui me, nonostante le fatiche
che magari stai vivendo ora, sarai salvato e ti farò star bene, perché io ti amo! Addirittura Gesù è morto sulla croce per noi, da parte nostra è richiesta solo la fiducia. Maria si è fidata grazie alla fede, proviamoci anche noi!

Venerdì è Natale, sarebbe bello che ciascuno di noi riuscisse a provare lo stesso stupore di Santa Elisabetta quando ha detto: « A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?». Dio si è fatto bambino per venirci incontro! Se saremo capaci di commuoverci di fronte a questo dono immenso, allora potremo dire di aver vissuto realmente un Santo Natale.

Fonte: ilvangelodelladomenica.mybolg.it








giovedì 17 dicembre 2009

La caccia alle streghe (cattoliche)

Lo sport preferito in Europa? La “caccia alle streghe” (cattoliche)

Si chiama Vivianne Reding, lussemburghese, è attualmente apprezzata commissario a Strasburgo per i mezzi di comunicazione ed è candidata a rivestire il ruolo di commissario agli Affari Interni, commissione che si occupa tra l'altro dell'Agenzia dei Diritti Umani. Ma, qualcuno si è accorto che ha un grave difetto: è cattolica! L'Europa alla vigilia di un nuovo "caso Buttiglione?"


Al Parlamento Europeo un altro attentato ad un cattolico
A Bruxelles è in corso il rinnovo della Commissione europea, presieduta da José Manuel Barroso: la Signora Viviane Reding, lussemburghese, già Commissario della Società dell’informazione e mezzi di comunicazione, è candidata ad un nuovo ruolo di Commissario che tra le proprie competenze avrebbe anche i diritti umani, e quindi l’Agenzia relativa che ha sede a Vienna.
Ma la Signora Reding ha un grave difetto che è un impedimento ad assumere questo ruolo: è cattolica! Sarà ascoltata in audizione, presso il Parlamento europeo martedì 12 gennaio 2010, dalle 13.00 alle 16.00 davanti alla Commissione Libertà, giustizia e affari interni, Diritti della donna e uguaglianza di genere, Cultura, Petizioni ed altre.
Si sta preparando un vero e proprio attentato del tutto simile a quello praticato per “bocciare” Rocco Buttiglione, anche Lui perché cattolico. Vorrò vedere se Esponenti politici italiani avranno ancora la sfrontatezza di dire che anche la Signora Reding se l’è cercata, come hanno detto la volta scorsa!
Chi sta preparando l’aggressione discriminatoria? Ecco i nomi dei più attivi. Sophia in ’t Veld, del Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, neo Presidente della Piattaforma per la secolarizzazione della politica, già copresidente dell’intergruppo Gay e Lesbiche, Miguel Angel Martínez Martínez del Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, uno dei più accesi anticattolici, sentimento che motiva dicendo che sarebbe stato denunciato da un prete durante la guerra civile spagnola (supposto che sia vero non ha mai detto perché), Hannes Swoboda del Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, Rebecca Harms del Gruppo Verde/Alleanza libera europea. Tutti Eurodeputati che parlano di lotta alla discriminazione ad ogni piè sospinto!
Swoboda ha chiesto al Presidente della Commissione, Barroso, se sarebbe disposto a cambiare i portafogli dei Commissari a seguito dell’esito delle audizioni dei Candidati designati, qualora ciò fosse suggerito come necessario dal Parlamento europeo. Il Presidente Barroso ha risposto che il Trattato di Lisbona afferma chiaramente che l’organizzazione interna del collegio dei commissari è responsabilità della Commissione, ma che avrebbe ascoltato i suggerimenti del Parlamento. (sic!)
I nostri Deputati del PD, ma non solo, cosa faranno? Si alleeranno con gli altri in questa “guerra santa” contro i cattolici? Perché sia chiaro già fin d’ora che è di questo si tratta e non altro, esattamente come per Buttiglione.
Per inciso domani, giovedì 17 dicembre, a Strasburgo si voterà una risoluzione sulla sussidiarietà che tende ad obbligare “tutti i Paesi”, cioè l’Italia, a rimuovere i simboli religiosi da tutti i luoghi pubblici. Anche questo in nome della non discriminazione, che si realizza discriminando i così detti simboli religiosi cattolici che sono i più invasivi. Espressione usata da Miguel Angel Martínez Martínez. Oggi ci sarebbe ancora tempo per raggiungere un compromesso, vedremo; francamente dubito, ma spero di sbagliare.
Ricordo che la Corte costituzionale tedesca, in una recente attesissima sentenza, ha dichiarato che il Trattato di Lisbona non è in contrasto con la Costituzione della Germania, ma le decisioni conseguenti soprattutto alla Carta dei diritti fondamentali si applicheranno nel Paese solo se non in contrasto con le Leggi tedesche.
Viviamo in tempi difficili, e non possiamo escludere queste forme moderne di persecuzione, che dovremo sopportare cristianamente, ma nessuno ci obbliga a cercarcele, anche perché sono a danno di tutti; anche questo che sia chiaro.
Giorgio Salina

lunedì 14 dicembre 2009

Il Presepe scuola di vita



Riporto il testo integrale del significativo discorso di BENEDETTO XVI all'ANGELUS

III Domenica di Avvento, Piazza San Pietro
Domenica, 13 dicembre 2009

Cari fratelli e sorelle!
Siamo ormai alla terza domenica di Avvento. Oggi nella liturgia riecheggia l’invito dell’apostolo Paolo: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti … il Signore è vicino!” (Fil 4,4-5). La madre Chiesa, mentre ci accompagna verso il santo Natale, ci aiuta a riscoprire il senso e il gusto della gioia cristiana, così diversa da quella del mondo. In questa domenica, secondo una bella tradizione, i bambini di Roma vengono a far benedire dal Papa le statuine di Gesù Bambino, che porranno nei loro presepi. E, infatti, vedo qui in Piazza San Pietro tanti bambini e ragazzi, insieme con i genitori, gli insegnanti e i catechisti. Carissimi, vi saluto tutti con grande affetto e vi ringrazio di essere venuti. È per me motivo di gioia sapere che nelle vostre famiglie si conserva l’usanza di fare il presepe. Però non basta ripetere un gesto tradizionale, per quanto importante. Bisogna cercare di vivere nella realtà di tutti i giorni quello che il presepe rappresenta, cioè l’amore di Cristo, la sua umiltà, la sua povertà. È ciò che fece san Francesco a Greccio: rappresentò dal vivo la scena della Natività, per poterla contemplare e adorare, ma soprattutto per saper meglio mettere in pratica il messaggio del Figlio di Dio, che per amore nostro si è spogliato di tutto e si è fatto piccolo bambino.

La benedizione dei “Bambinelli” – come si dice a Roma – ci ricorda che il presepio è una scuola di vita, dove possiamo imparare il segreto della vera gioia. Questa non consiste nell’avere tante cose, ma nel sentirsi amati dal Signore, nel farsi dono per gli altri e nel volersi bene. Guardiamo il presepe: la Madonna e san Giuseppe non sembrano una famiglia molto fortunata; hanno avuto il loro primo figlio in mezzo a grandi disagi; eppure sono pieni di intima gioia, perché si amano, si aiutano, e soprattutto sono certi che nella loro storia è all’opera Dio, il Quale si è fatto presente nel piccolo Gesù. E i pastori? Che motivo avrebbero di rallegrarsi? Quel Neonato non cambierà certo la loro condizione di povertà e di emarginazione. Ma la fede li aiuta a riconoscere nel “bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”, il “segno” del compiersi delle promesse di Dio per tutti gli uomini “che egli ama” (Lc 2,12.14), anche per loro!

Ecco, cari amici, in che cosa consiste la vera gioia: è il sentire che la nostra esistenza personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande, il mistero dell’amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino, che riscalda il nostro cuore, e risponde alle nostre attese profonde. Questo Dio si è manifestato in Gesù, nato dalla Vergine Maria. Perciò quel Bambinello, che mettiamo nella capanna o nella grotta, è il centro di tutto, è il cuore del mondo. Preghiamo perché ogni uomo, come la Vergine Maria, possa accogliere quale centro della propria vita il Dio che si è fatto Bambino, fonte della vera gioia.

Fonte: L'Osservatore Romano

domenica 13 dicembre 2009

Santa Lucia

I santi, come Santa Lucia,  sono i maggiori testimoni del Vangelo di Gesù, il loro esempio ci deve guidare alla perfezione della vita cristiana.

Alcune notizie sulla vita di questa santa

Santa Lucia nacque a Siracusa, ma non si conosce con certezza la data. La sua vita d'altra parte è intessuta di elementi leggendari, che stanno a testimoniare l'enorme venerazione di cui la santa ha goduto e gode.
La sua passio afferma che Lucia subì il martirio sotto Diocleziano, per cui si è voluto fissare la data di nascita al 283. Il più antico documento che la riguarda è un'iscrizione del V secolo in cui si parla di una certa Euskia, morta il giorno "della mia patrona Lucia".
Secondo la passio la giovane apparteneva a una ricca famiglia siracusana, promessa sposa a un pagano. Per una malattia della madre compì un viaggio a Catania, per visitare il sepolcro di S. Agata, sul quale pronunciò il voto di conservare la verginità. Distribuì perciò i beni ai poveri e rinunciò al matrimonio. Arrestata su denuncia del fidanzato, fu sottoposta a diverse torture: condotta in un lupanare, trascinata da una coppia di buoi, cosparsa di pece bollente, posta sulla brace ardente. Per sfuggire al carnefice si strappo gli occhi. Solo dopo questi tremendi tormenti cadde sfinita e morì. Le sue ossa non si trovano a Siracusa in quanto, come pare, trafugate dai bizantini, Furono portate a Costantinopoli, da dove furono saccheggiate dai Veneziani.

L'iconografia risente fortemente dell'episodio dello strappo volontario degli occhi in quanto la santa i raffigurata con una tazza in mano su cui sono posti gli occhi. Altri attributi possono essere una spada oppure anche una tazza da cui esce una fiamma. A Siracusa le stampe popolari riproducono la santa su un fercolo d'argento, con un mazzo di spighe in mano, la tazza con gli occhi e un pugnale conficcato in gola. La sua festa cade il 13 dicembre. Prima dell'introduzione del calendario moderno (1580) si celebrava il 21 dicembre il giorno del solstizio invernale, da cui il detto "S. Lucia il giorno più corto che ci sia". La festa è caratterizzata da pratiche devozionali di tipo magico-esorcistico e solare-agrario. Si confezionano in questo giorno pani a forma di occhi che, benedetti, si mangiano con lo scopo di preservarsi da malattie oculari. A lei si offrono anche ex voto d'argento a forma di occhi, che vengono appesi sulla "vara" il giorno della festa. I fuochi accesi la vigilia della festa sono l'indicazione più evidente che ci troviamo in presenza di rituali Festivi legati al trapasso stagionale più delicato dell'anno, col progressivo scemare della luce, per cui occorre esorcizzare, il pericolo del non ritorno della luce. La Santa è stata più volte messa in relazione con la dea greca Demetra o con la romana Cerere, i cui attributi principali erano il mazzo di spighe e la fiaccola. I fedeli recano come offerta frumento bollito, cibo cerimoniale che veniva consumato anche nei misteri della dea greca. "Luce degli occhi, della vista", "luce del mondo", "luce cosmica": le espressioni rivelano non solo una chiara simbologia spirituale di grandissima intensità, ma soprattutto quella visione cosmologica delle civiltà passate e delle moderne culture contadine in cui s'alternano luce e notte, vita e morte, in un percorso che nella sua circolarità e garanzia di un eterno fluire e ritornare delle cose: l'eternel retourn, come direbbe M. Eliade.

Fonte: http://www.ibmsnet.it/siracusa/santa_lucia.html










sabato 12 dicembre 2009

III domenica di Avvento


PRIMA LETTURA
Sof 3,14-18
Dal libro del profeta Sofonìa

Rallègrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna,
ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te,
tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.
Gioirà per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia».
Parola di Dio

Salmo responsoriale
Is 12
Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.
Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.
Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.
Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.
Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

SECONDA LETTURA
Fil 4,4-7
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!
Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
Parola di Dio

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi 10/12/2009

Per stare bene l'uomo deve dare

Dal Vangelo secondo Luca 3,10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Parola del Signore

 «Esulterà, si rallegrerà, griderà di gioia per te, come nei giorni di festa». Nelle parole del profeta, Dio danza di gioia per l'uomo. Sofonia racconta un Dio felice il cui grido di festa attraversa questo tempo d'avvento e ogni tempo dell'uomo e ripete, a me, a te, ad ogni creatura: «tu mi fai felice». Tu, festa di Dio. Dio seduce proprio perché parla il linguaggio della gioia, perché «il problema della vita coincide con quello della felicità» (Nietzsche). Mai nella Bibbia Dio aveva gridato. Aveva parlato, sussurrato, tuonato, aveva la voce dei sogni; solo qui, solo per amore Dio grida. Non per minacciare, solo per amare. Mentre il profeta intuisce la danza dei cieli e intona il canto dell'amore felice, il Battista risponde alla domanda più feriale, che sa di mani e di fatica e incide nei giorni: «che cosa dobbiamo fare?». E l'uomo che non possiede nemmeno una veste degna di questo nome, risponde: «chi ha due vestiti ne dia uno a chi non ce l'ha». Colui che si nutre del nulla che offre il deserto, cavallette e miele selvatico, risponde: «chi ha da mangiare ne dia a chi non ne ha». Nell'ingranaggio del mondo Giovanni getta un verbo forte, «dare». Il primo verbo di un futuro nuovo. In tutto il Vangelo il verbo amare si traduce con il verbo dare (non c'è amore più grande che dare la vita; chiunque avrà dato anche solo un bicchiere d'acqua fresca; c'è più gioia nel dare che nel ricevere-). È legge della vita: per stare bene l'uomo deve dare. Vengono pubblicani e soldati, pilastri del potere: «e noi che cosa faremo?». «Non prendete, non estorcete nulla, non accumulate». Tre risposte per un programma unico: tessere il mondo della fraternità, costruire una terra da cui salga giustizia. Il profeta sa che Dio si trasmette attraverso un atteggiamento di rispetto e di venerazione verso tutti gli uomini, e si trasmette come energia liberatrice dalle ombre della paura che invecchiano il cuore. L'amore rinnova (Sofonia), la paura invecchia il cuore. «E io, che cosa devo fare?». Non di grandi profeti abbiamo bisogno ma di tanti piccoli profeti, che là dove sono chiamati a vivere, anche non visti, giorno per giorno, siano generosi di giustizia, di pace, di onestà, che sappiano dialogare con l'essenza dell'uomo, portando se non la Parola di Dio almeno il suo respiro alto dentro le cose di ogni giorno. Allora, a cominciare da te, si riprende a tessere il tessuto buono del mondo.

mercoledì 9 dicembre 2009

Loreto in festa


Beata Vergine Maria di Loreto
10 dicembre

A distanza di appena due giorni la chiesa celebra un'altra festa dedicata alla Vergine Maria che nella Santa Casa di Loreto viene venerata come patrona degli aviatori. Ma la devozione alla Madonna di Loreto è molto più ampia e ogni giorno presso il santuario affluiscono migliaia di pellegrini da tutte le parti del mondo. Per me, che ho la fortuna di trovarmi a pochi chilometri di distanza dalla Santa Casa, la Madonna nera è un punto di riferimento forte soprattutto nei momenti in cui non tutto va come dovrebbe. Ma stare lì, dentro quella piccola Casa buia davanti a Maria, aiuta a distaccarsi dalle cose del mondo per concentrarsi di più su quelle di Dio. Per me è ogni volta un'esperienza di fede forte anche perché nella Santa Casa la presenza della Madonna si avverte in modo straordinario. Si tratta del luogo dove Maria ha cresciuto Gesù e dove lei stessa è nata e cresciuta... che bello poter godere di tale bellezza!

Alcuni cenni storici

Secondo la leggenda la casetta di Nazaret dove   Maria Vergine abitava  sarebbe stata trasportata prodigiosamente dagli Angeli. Questo santuario risale al IV secolo, ed è uno dei più antichi. Anche oggi questa basilica è meta di continui pellegrinaggi, e considerata la “Lourdes italiana. La convinzione di questa miracolosa traslazione ha spinto papa Benedetto XV a costituire la Beata Vergine di Loreto “Patrona principale presso Dio di tutti gli aeronautici”.
Ecco a voi  una riflessione di papa Giovanni Paolo II, riferendosi alla Santa Casa di Loreto: Quello Lauretano è un Santuario mirabile. In esso è inscritta la trentennale esperienza di condivisione, che Gesù fece con Maria e Giuseppe. Attraverso questo mistero umano e divino, nella casa di Nazaret è come inscritta la storia di tutti gli uomini, poiché ogni uomo è legato ad una ‘casa’, dove nasce, lavora, riposa, incontra gli altri e la storia di ogni uomo, è segnata in modo particolare da una casa: la casa della sua infanzia, dei suoi primi passi nella vita.
Ed è eloquente ed importante per tutti che quest’Uomo unico e singolare, che è il Figlio unigenito di Dio, abbia pure voluto legare la sua storia ad una casa, quella di Nazaret, che secondo il racconto evangelico, ospitò Gesù di Nazaret lungo l’intero arco della sua infanzia, adolescenza e giovinezza, cioè della sua misteriosa maturazione umana… La casa del Figlio dell’uomo è dunque la casa universale di tutti i figli adottivi di Dio. La storia di ogni uomo, in un certo senso, passa attraverso quella casa…”.
A partire da papa Clemente V che con una bolla del 18 luglio 1310 confermò indirettamente l’autenticità della Santa Casa, i papi nei secoli successivi confermarono nuovamente la loro devozione alla Vergine Lauretana, specie in drammatiche circostanze.
Ma le origini dell’antica e devota tradizione della traslazione della Casa dalla Palestina a Loreto, risalgono al 1296, quando in una visione, ne era stata indicata l’esistenza e l’autenticità ad un eremita, fra’ Paolo della Selva e da lui riferita alle Autorità.
Ciò ci è narrato da una cronaca del 1465, redatta da Pier Giorgio di Tolomei, detto il Teramano, che a sua volta l’aveva desunta da una vecchia ‘tabula’ consumata, risalente al 1300. Si riportano alcuni passi più significativi, che poi sono stati tramandati nelle narrazioni, più o meno arricchite nei secoli successivi; L’alma chiesa di santa Maria di Loreto fu camera della casa della gloriosissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo… La quale casa fu in una città della Galilea, chiamata Nazaret.
E in detta casa nacque la Vergine Maria, qui fu allevata e poi dall’Angelo Gabriele salutata; e finalmente nella stessa camera nutrì Gesù Cristo suo figliuolo… Quindi gli apostoli e discepoli consacrarono quella camera in chiesa, ivi celebrando i divini misteri…
Ma dopo che quel popolo di Galilea e di Nazaret abbandonò la fede in Cristo e accettò la fede di Maometto, allora gli Angeli levarono dal suo posto la predetta chiesa e la trasportarono nella Schiavonia, posandola presso un castello chiamato Fiume (1291).
Ma lì non fu affatto onorata come si conveniva alla Vergine… Perciò da quel luogo la tolsero nuovamente gli Angeli e la portarono attraverso il mare, nel territorio di Recanati (1294) e la posero in una selva di cui era padrona una gentildonna chiamata Loreta; da qui prese il nome la chiesa: ‘Santa Maria di Loreta…”.
Per il gran numero di gente, purtroppo succedevano anche ladrocini e violenze, per cui continua il racconto, gli Angeli la spostarono altre due volte, sempre per gli stessi motivi, depositandola alla fine sul colle, nella notte del 9-10 dicembre 1294, dove si trova attualmente.
“Allora accorse tutto il popolo di Recanati a vedere la detta chiesa, che stava sopra la terra senza alcun fondamento. Per la qual cosa, il popolo considerando così gran miracolo e temendo che detta chiesa non venisse a rovina, la fecero circondare da un altro ben grosso muro e di buonissimo fondamento, come ancor oggi chiaramente si vede”.
Questo il racconto del 1465; che si fonda sull’aspetto storico dell’epoca, quando i rapporti culturali e religiosi delle comunità insediate sulle due sponde dell’Adriatico, erano intensi, per l’attraversamento delle navi veneziane e poi di quelle di Ancona e dell’attuale Dubrovnik, che trasportavano i pellegrini ai Luoghi Santi della Palestina.
Sullo sfondo vi è la conquista della Terra Santa da parte dei mamelucchi e poi la lenta penetrazione degli ottomani nella penisola balcanica, dopo la caduta di Costantinopoli.
Da questi eventi scaturirono le Crociate, per liberare i popoli ed i paesi dall’occupazione araba e secondo la tradizione, gli Angeli intervennero per mettere in salvo la casa della Vergine, già trasformata in chiesa sin dai tempi apostolici.
Da allora moltitudini di fedeli si sono recati in pellegrinaggio al grandioso santuario, che racchiude la Santa Casa, iniziato a costruire nel 1468 da papa Paolo II, in breve diventò ed è, secondo una felice definizione di papa Giovanni Paolo II, “cuore mariano della cristianità”.
Fin dall’inizio del Trecento fu già meta di pellegrinaggio, anche per quanti prendendo la strada costiera, erano diretti a S. Michele al Gargano oppure in Terrasanta; il flusso nei secoli XV e XVI diventò enorme, fino ad indurre nel 1520 papa Leone X ad equiparare il voto dei pellegrini del Santuario di Loreto a quello di Gerusalemme, che già man mano Loreto aveva sostituito nelle punte dei grandi pellegrinaggi penitenziali, che vedevano Roma, Santiago di Compostella, Gerusalemme.
Il prodigio eclatante della traslazione della Santa Casa attirò anche, a partire dal secolo XV, la peregrinazione di re e regine, principi, cardinali e papi, che lasciarono doni o ex voto per grazie ricevute; a loro si aggiunsero nei tempi successivi, condottieri, poeti, scrittori, inventori, fondatori di Ordini religiosi, filosofi, artisti, futuri santi e beati.
Grandi architetti furono chiamati a progettare e realizzare le opere edili, che costituiscono il grandioso complesso del santuario, che sorto come chiesa dalle linee goticheggianti, su progetti degli architetti Marino di Marco Cedrino e Giuliano da Maiano; venne poi per necessità di difesa dai pirati, che infierivano sui centri costieri, munita di un cammino di ronda e di stanze per i soldati, ad opera di Baccio Pontelli; ma non fu sufficiente, perché papa Leone X (1475-1521) fece erigere una cinta fortificata intorno al complesso, che divenne in pratica un vero e proprio castello.
Nel frattempo intorno al Santuario, sempre più frequentato dai pellegrini, sorse un borgo che fu chiamato Villa Santa Maria e che in seguito nel 1586 papa Sisto V promosse a sede vescovile.
L’interno del Santuario ebbe varie trasformazioni a cui lavorarono insigni artisti, come Giuliano da Sangallo che innalzò la solenne cupola, Giorgio Marini, il Bramante, il Sansovino, Antonio da Sangallo il Giovane, Luigi Vanvitelli.
Per la facciata nel 1571 lavorò Giovanni Boccalini da Carpi e nel 1587 Giovan Battista Chioldi. Come pittori portarono la loro arte, per citarne alcuni, Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, Lorenzo Lotto, Cristofaro Pomarancio, ecc.
L’interno attuale del Santuario è a croce latina a tre navate, ospita sotto la grande cupola la Santa Casa, letteralmente coperta da un rivestimento marmoreo, arricchito da statue e bassorilievi raffiguranti sibille e profeti e narranti otto storie della vita di Maria, oltre a rilievi bronzei narranti alcuni episodi della vita di Gesù.
Un incendio nel 1921, sviluppatosi all’interno della Santa Casa, la danneggiò gravemente, distruggendo anche la venerata immagine lignea della Madonna, attualmente sostituita da una copia, riccamente vestita e con il volto nero dell’originale, scurito dal fumo delle lampade.
La raccolta religiosità dell’interno, ben specifica e fa immaginare la semplice vita di Maria, di Gesù e di Giuseppe, nella Palestina di allora, tutto invita alla preghiera ed al raccoglimento. Trent’anni dopo la costruzione della chiesa, incominciò quella del Palazzo Apostolico, che occupa uno dei lati della piazza della Chiesa e in cui sono conservati capolavori d’arte di ogni genere, compresi gli arazzi, porcellane e tavolette votive, costituenti il tesoro della Santa Casa, donato nei secoli da tanti devoti.
Oltre 50 papi si sono recati in pellegrinaggio a Loreto e sempre è stata grande la loro devozione; alla Vergine si rivolsero i papi Pio II e Paolo II per guarire miracolosamente dalle loro gravi malattie; papa Benedetto XV (1914-1922) in considerazione della traslazione della sua Casa, dalla Palestina a Fiume e poi a Loreto, la proclamò patrona degli aviatori.
Loreto è considerata la Lourdes italiana e tanti pellegrinaggi di malati vengono organizzati ogni anno, con cerimonie collettive come quelle di Lourdes; aggiungo una mia piccola esperienza personale, in ambedue i luoghi sacri a Maria, ho sentito improvvisamente la necessità di piangere, come se avvertissi la spiritualità nei due ambienti permeati della sua presenza.
Innumerevoli sono i luoghi pii, chiese, ospedali o di assistenza, come pure delle Congregazioni religiose, intitolati al nome della Vergine di Loreto, il suo nome cambiato in Loredana è fra i più diffusi fra le donne; infine come non ricordare le “Litanie Lauretane” che dal XII secolo sono divenute una vera e propria orazione alla Vergine, incentrata sui titoli che in ogni tempo le sono stati tributati, anche con riferimenti biblici. Le “Litanie Lauretane” sostituirono nella cristianità, quelle denominate ‘veneziane’ (in uso nella basilica di S. Marco e originarie di Aquileia) e quelle ‘deprecatorie’ (ossia di supplica, originarie della Germania).
La celebrazione liturgica nella Chiesa Cattolica è al 10 dicembre, in ricordo della data dell’arrivo della Santa Casa a Loreto.
Autore: Antonio Borrelli

PREGHIERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI NELLA SANTA CASA DI LORETO IN OCCASIONE DELL'AGORA' DEI GIOVANI
Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù
e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore.
Stella del mattino, parlaci di Lui
e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.
Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù,
imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti,
la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta
e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.
Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede
brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra,
come Tu hai fatto visitando Elisabetta
che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.
Maria, Vergine del Magnificat,
aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana,
spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli,
a fare solo quello che Gesù dirà.
Maria, poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani,
perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.
Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi
e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.
Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo,
aiutaci a levare in alto lo sguardo.
Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui.
Annunciare a tutti il Suo amore.
BENEDICTUS PP. XVI








lunedì 7 dicembre 2009

Maria, l'Immacolata concezione


Solennità dell'Immacolata (8 dicembre 2009)

LETTURE: Gn 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12;

Vangelo Lc 1,26-38
"Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce".

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Commento

In Inghilterra e in Normandia già nel secolo XI si celebrava una festa della concezione di Maria; si commemorava l’avvenimento in se stesso, soffermandosi soprattutto sulle sue condizioni miracolose (sterilità di Anna, ecc.). Oltre questo aspetto aneddotico, sant’Anselmo mise in luce la vera grandezza del mistero che si attua nella concezione di Maria: la sua preservazione dal peccato.

Nel 1439 il concilio di Basilea considerò questo mistero come una verità di fede, e Pio IX ne proclamò il dogma nel 1854.

Dio ha voluto Maria per la salvezza dell’umanità, perché ha voluto che il Salvatore fosse «figlio dell’uomo»; per questo viene applicata a Maria, con pienezza di significato, la parola di Dio contro il tentatore: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa» (Gn 3,15). E Maria viene riconosciuta come la «nuova Eva, madre di tutti i viventi» (prima lettura). Così Maria appare accanto a Cristo, il nuovo Adamo, e perciò ci si presenta come colei che aiuta a riscoprire e a rispettare il posto della donna nella salvezza dell’umanità. Richiama ed esalta il posto e il compito della vergine, della sposa, della madre, della vedova, nella società, nella Chiesa e nel mondo; rivendica la dignità della donna contro ciò che la attenta.

Prescelti e predestinati

La scelta che Dio ha fatto di ogni essere umano che viene all’esistenza per essere inserito nel Cristo e per avere in lui il suo posto nel mondo, nella Chiesa, viene richiamato dalla pagina di Paolo (seconda lettura). Siamo tutti voluti e amati da Dio, ciascuno ha il suo inconfondibile posto nell’umanità, ciascuno vi deve operare in maniera santa, senza macchia, nella carità. Maria sta certo al vertice di questa corrispondenza.

La scena dell’annuncio a Maria (vangelo) è la pagina della cooperazione di Maria all’opera della salvezza. Il Concilio ha sottolineato con forza, come facevano già i Padri della Chiesa, che Maria ha apportato all’opera di Cristo non una inerte passività ma una operosa attività. Il suo «si» è stato mantenuto e accentuato in tutta la vita sino al calvario dove offrì Cristo che si offriva per la nostra salvezza. Maria insegna agli uomini d’oggi che entrare nel mistero di Cristo è mettersi a «servire». Scelta per madre, si dichiara «serva». E nella sua vita ha avanzato nel cammino della fede, della dedizione, dell’obbedienza, dell’amore, della speranza (LG 58; 63; 65). Il mondo è stanco di parole, di gesti clamorosi, di chi si mette sempre al primo posto. Maria ci insegna che bisogna più fare che parlare, preferire l’opera umile ma tenace e carica di amore, mettersi a servizio anche quando si è chiamati a compiti importanti.

Maria è modello di fede adulta e consapevole, di virtù mature, cresciute in un continuo esercizio di impegno per gli altri, di ininterrotta apertura all’amore.

Un segno che il male è sconfitto

Accanto al vero Adamo fu creata la vera Eva: Maria fa parte del mistero di Cristo. Dove era abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia. L’Immacolata è il «segno» che con la risurrezione di Cristo il male è già sconfitto «in partenza» se una creatura ha potuto essere ripiena di grazia dal primo istante della sua esistenza.

La Scrittura, con il triste ritornello: «E fece quel che è male agli occhi del Signore, imitando i suoi padri» (cf 2 Re 13,2.11...), vuol dare un esempio dell’implacabile contagio del peccato che il libro della Genesi esemplifica più plasticamente ricercando l’origine del male. Maria Santissima, sottratta al peccato «originale», anche la garanzia che nel mondo il bene è più forte e più contagioso del male. Con lei, la prima redenta, ha inizio una storia di grazia «contagiosa».

Un segno dei tempi nuovi

Il tema dell’Immacolata è centrale per l’Avvento che prepara a rivivere il «mistero della Redenzione» in avvenimenti dove la grazia fa irruzione in modo sovrabbondante. L’Incarnazione del Verbo, l’esultanza del Precursore nel seno materno, il Magnificat, il «Gloria!» degli angeli, la gioia dei pastori, la luce dei magi, la consolazione di Simeone e Anna, la teofania al Giordano anticipano i segni dei tempi nuovi.

La liturgia rende presente in mezzo alla nostra assemblea la potenza che ha preservato la Vergine dal peccato: celebra infatti nell’Eucaristia lo stesso mistero della redenzione, di cui Maria per prima ha goduto i benefici e al quale noi partecipiamo, secondo la nostra debolezza e le nostre forze.

"O vergine, per la tua benedizione è benedetta ogni creatura"

Dai «Discorsi» di sant'Anselmo, vescovo (Disc. 52; PL 158, 955-956)

Cielo, stelle, terra, fiumi, giorno, notte e tutte le creature che sono sottoposte al potere dell'uomo o disposte per la sua utilità si rallegrano, o Signora, di essere stati per mezzo tuo in certo modo risuscitati allo splendore che avevano perduto, e di avere ricevuto una grazia nuova inesprimibile. Erano tutte come morte le cose, poiché avevano perduto la dignità originale alla quale erano state destinate. Loro fine era di servire al dominio o alle necessità delle creature cui spetta di elevare la lode a Dio. Erano schiacciate dall'oppressione e avevano perso vivezza per l'abuso di coloro che s'erano fatti servi degli idoli. Ma agli idoli non erano destinate. Ora invece, quasi risuscitate, si rallegrano di essere rette dal dominio e abbellire dall'uso degli uomini che lodano Dio. Hanno esultato come di una nuova e inestimabile grazia sentendo che Dio stesso, lo stesso loro Creatore non solo invisibilmente le regge dall'alto, ma anche, presente visibilmente tra di loro, le santifica servendosi di esse. Questi beni così grandi sono venuti frutto benedetto del grembo benedetto di Maria benedetta.

Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negl'inferi si rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono di essere rinnovate. Invero per il medesimo glorioso figlio della tua gloriosa verginità, esultano, liberati dalla loro prigionia, tutti i giusti che sono morti prima della sua morte vivificatrice, e gli angeli si rallegrano perché è rifatta nuova la loro città diroccata.

O donna piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce, inondata dal traboccare della tua pienezza. O vergine benedetta e più che benedetta, per la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è benedetto da ogni creatura.

A Maria Dio diede il Figlio suo unico che aveva generato dal suo seno uguale a se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l'unico e medesimo figlio comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio, che aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria.

Dio dunque è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate. Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene.

Davvero con te è il signore che volle che tutte le creature, e lui stesso insieme, dovessero tanto a te.