martedì 5 gennaio 2010

Epifania di Nostro Signore

 06 gennaio 2010

Festa della manifestazione di Dio!

Dal Vangelo secondo Matteo 2, 1-12
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode.
Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:«Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stellae li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udite le parole del re, essi partirono.
Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento

Il brano che parla della venuta dei Magi è riportato solo dal Vangelo di Matteo. Questo racconto illustra il tema del Cristo cercato e rifiutato: il Messia è il segno di contraddizione. Gesù, il Cristo, è accolto dai popoli pagani e rifiutato dai suoi. Matteo anticipa alla nascita di Gesù, quello che poi avverrà quando anche i popoli pagani si apriranno a riconoscere il Messia. Matteo ci vuol dire anche che questo Gesù non viene riconosciuto da Gerusalemme, dai suoi abitanti, dai sacerdoti, ma viene riconosciuto dai pagani, pagani importanti, studiosi.
Ma chi sono i magi? Non sono re, ma sacerdoti, astrologi forse persiani, il cui numero è indeterminato. I magi rappresentano popoli stranieri, diversi dai giudei, figure esponenti del mondo pagano. Essi sono spinti dall’apparizione di un astro portentoso, interpretato come segno della nascita di un personaggio importante: il re dei giudei.
Essi partono da lontano e con la gioia nel cuore per la speranza di trovare forse un senso per la loro vita tenebrosa. Questo loro mettersi in cammino nasce da una domanda che probabilmente si sono posti: per viaggiare nella vita ci vuole una LUCE, ma da dove viene questa Luce? Dalla nostra scienza? No…per questo si mettono alla ricerca di un’altra Luce. Durante il viaggio seguono la Stella che, secondo le loro conoscenze astronomiche doveva sorgere ad oriente, nel tempo indicato dalle scritture. I Magi arrivarono a Gerusalemme e, poiché conoscevano soltanto la data della nascita, ma non il luogo, chiesero informazioni per trovare il nuovo re per andare a fargli visita e adorarlo. Erode si turbò per questa rivelazione, sentendosi minacciato nel suo potere. Dopo aver consultato gli scribi e i saggi, i quali gli riferirono che, secondo la parola del Profeta, il Bambino sarebbe dovuto nascere a Betlemme, Erode informò i Magi, fingendo di essere interessato per andare egli stesso ad adorare il nuovo nato. I Magi partirono e seguirono la stella annunciatrice che li guidò e si fermò proprio sopra la grotta dove si trovava il bambino.
Il loro viaggio termina a Betlemme dove riconoscono che quel Bambino nato nella mangiatoia è quella LUCE che cercavano, è il Messia, l’inviato da Dio. Essi si prostrano fino a terra in segno di adorazione: scorgono ciò che c’è oltre. Si aprono i tesori che sono doni regali: Oro, incenso e mirra. Con l’oro, che è il tributo di cui ci si serve per pagare i sovrani, i magi riconoscono la regalità di Gesù; con l’incenso, che è dovuto solo a Dio, riconoscono la divinità di Gesù; con la mirra, che serve ad imbalsamare i corpi, la sua umanità. Ma essi comprendono che il loro viaggio non è compiuto totalmente: ora, trovata la luce, devono ripartire per un’altra strada. Nell’incontro che si ha con questo Bambino, inviato di Dio, Messia, si cambia strada, inizia un nuovo tipo di vita. Non si tratta solo di non ritornare a Gerusalemme da Erode perché Erode avrebbe ucciso il Messia. Essi hanno trovato nel Bambino Gesù la ragione della loro vita, hanno capito il senso del loro viaggio e quindi iniziano un altro viaggio che è diverso, per un’altra strada. E’ il viaggio di ognuno di noi! I Magi hanno riconosciuto l’onnipotenza di Dio nella fragilità e debolezza di un bambino. Dio si mostra nella Sua fragilità, nella Sua debolezza, ma la fragilità dell’Amore è potenza perché porta a trovare il senso della vita. Il dolore, la sofferenza, le malattie ci mettono a dura prova. Ma dobbiamo capire che anche Dio è debole e fragile come noi, nel momento in cui ha deciso di porre di fronte a Sé l’uomo. L’uomo ogni giorno può rifiutare, tradire Gesù, come è successo a molti del popolo d’Israele. Ma tutti i popoli sono chiamati a riconoscere Dio come hanno fatto i Magi che, credendo alle scritture ed interpretandole giustamente, hanno trovato la Verità. Gli altri di Gerusalemme ( Erode, gli scribi, i farisei…) sono rimasti turbati ma non si sono mossi di là rimanendo chiusi dentro le Scritture, dentro ad un’interpretazione ottusa e non sono riusciti a riconoscere in quel Bambino la Tenerezza di Dio. Ma spesso anche noi siamo duri di cuore e non ci fermiamo ad ascoltare il Signore che ci parla attraverso la Sua Parola e, di conseguenza, non sentiamo il bisogno di metterci in cammino per seguire, come i Magi, l’unica Stella che ci conduce verso la vita vera.
I magi sono i nostri Padri nella fede e credo che sarebbe molto bello poter seguire le loro tracce. Il santo curato d’Ars, in una sua omelia diceva:” è tramite i Magi che Dio ci ha trasmesso la fede, è in loro che noi troviamo il modello più completo di una fede viva, generosa, perseverante. Uniti nello spirito e nel cuore ai Santi Magi, andiamo da Gesù Cristo e adoriamolo come nostro Dio, amiamolo come salvatore nostro, aggrappiamoci a lui, come al nostro Re. Presentiamogli l’incenso di una preghiera fervente, la mirra di una vita penitente e mortificata, l’oro di una carità pura; o meglio, facciamogli, come i Magi, un’offerta di tutto ciò che abbiamo e di tutto ciò che siamo…”
Buona Epifania!



lunedì 4 gennaio 2010

Il Santo Padre all'Angelus


Cari amici, il discorso del Santo Padre, all'Angelus di questa seconda domenica natalizia, ci porta a riflettere sul profondo significato di tutta la Creazione che, per mezzo del Verbo incarnato, ha acquistato un senso nuovo e ricco di speranza.

Angelus 3 Gennaio 2010


«La Storia ha un senso perché è abitata da Dio»

Ecco a voi il testo
Cari fratelli e sorelle!
In questa Domenica – seconda dopo il Natale e prima del nuovo anno – sono lieto di rinnovare a tutti il mio augurio di ogni bene nel Signore! I problemi non mancano, nella Chiesa e nel mondo, come pure nella vita quotidiana delle famiglie. Ma, grazie a Dio, la nostra speranza non fa conto su improbabili pronostici e nemmeno sulle previsioni economiche, pur importanti. La nostra speranza è in Dio, non nel senso di una generica religiosità, o di un fatalismo ammantato di fede. Noi confidiamo nel Dio che in Gesù Cristo ha rivelato in modo compiuto e definitivo la sua volontà di stare con l’uomo, di condividere la sua storia, per guidarci tutti al suo Regno di amore e di vita. E questa grande speranza anima e talvolta corregge le nostre speranze umane.
Di tale rivelazione ci parlano oggi, nella Liturgia eucaristica, tre letture bibliche di straordinaria ricchezza: il capitolo 24 del Libro del Siracide, l’inno che apre la Lettera agli Efesini di san Paolo e il prologo del Vangelo di Giovanni. Questi testi affermano che Dio è non soltanto creatore dell’universo – aspetto comune anche ad altre religioni – ma che è Padre, che "ci ha scelti prima della creazione del mondo … predestinandoci ad essere per lui figli adottivi" (Ef 1,4-5) e che per questo è arrivato fino al punto inconcepibile di farsi uomo: "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Il mistero dell’Incarnazione della Parola di Dio è stato preparato nell’Antico Testamento, in particolare là dove la Sapienza divina si identifica con la Legge mosaica. Afferma infatti la stessa Sapienza: "Il creatore dell’universo mi fece piantare la tenda e mi disse: «Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele»" (Sir 24,8). In Gesù Cristo, la Legge di Dio si è fatta testimonianza vivente, scritta nel cuore di un uomo in cui, per l’azione dello Spirito Santo, è presente corporalmente tutta la pienezza della divinità (cfr Col 2,9).
Cari amici, questa è la vera ragione di speranza dell’umanità: la storia ha un senso, perché è "abitata" dalla Sapienza di Dio. E tuttavia, il disegno divino non si compie automaticamente, perché è un progetto d’amore, e l’amore genera libertà e chiede libertà. Il Regno di Dio viene certamente, anzi, è già presente nella storia e, grazie alla venuta di Cristo, ha già vinto la forza negativa del maligno. Ma ogni uomo e donna è responsabile di accoglierlo nella propria vita, giorno per giorno. Perciò, anche il 2010 sarà più o meno "buono" nella misura in cui ciascuno, secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio. Rivolgiamoci dunque alla Vergine Maria, per imparare da Lei questo atteggiamento spirituale. Il Figlio di Dio ha preso carne da Lei non senza il suo consenso. Ogni volta che il Signore vuole fare un passo avanti, insieme con noi, verso la "terra promessa", bussa prima al nostro cuore, attende, per così dire, il nostro "sì", nelle piccole come nelle grandi scelte. Ci aiuti Maria ad accogliere sempre la volontà di Dio, con umiltà e coraggio, perché anche le prove e le sofferenze della vita cooperino ad affrettare la venuta del suo Regno di giustizia e di pace.


Fonte: Avvenire

sabato 2 gennaio 2010

Seconda domenica del tempo natalizio


Il Vangelo di Domenica 03 gennaio 2010

In questa seconda domenica del tempo natalizio la liturgia ci presenta un brano con cui Giovanni apre solennemente il suo Vangelo : si tratta di un inno al Verbo (Logos) ispirato alla tradizione sapienziale, in particolare alla lode della Sapienza Divina che è lo strumento che Dio usa per creare ed è insieme  qualcosa di Se stesso, che procede da Lui. L'inno fa risalire il Logos fino alle Sue origini divine, Egli è la Luce che ha illuminato tutti gli uomini fin dall'inizio e solo Lui, che vive nel seno del Padre, può rendergli testimonianza.   Fatto uomo il Logos ( Gesù Cristo) è venuto fra la sua gente ma questa rivelazione di Dio provocherà una drammatica divisione tra il "mondo" e i "suoi", tra la luce e le tenebre.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Breve commento
In Gesù Dio si è reso visibile ed è venuto a cercare l'uomo per riscattare la Creazione. Ristabilire l'umanità come Creatura buona e santa è la missione di Cristo, tanto che Giovanni evangelista scrive che a chi accoglie Gesù viene dato il potere di diventare figlio di Dio, quindi conforme al disegno divino. L'uomo è stato creato re, felice, pacifico dominatore del mondo e tale deve ritornare nella pace di una vita vissuta serenamente. Sia esso un piccolo o un grande uomo non importa, ma ciascuno ha ricevuto dei doni e la gioia consiste nel realizzare il proprio progetto di vita per assaporare il senso del proprio esistere qui e ora. Essere figli di Dio significa santificarsi nella vita quotidiana, essere buoni secondo il progetto insito in se stessi e non andare all'arrembaggio, ma costruire, fare, amare le proprie giornate e le persone che s'incontrano. La vita eterna comincia qui. L'uomo è chiamato ad essere partecipe della vita divina, ovviamente non come Dio, e questa è la grande dignità di ogni persona.

Padre Antonio Rungi








venerdì 1 gennaio 2010

L'Angelus del Papa.


E' con il messaggio del Santo Padre che auguro a tutti un 2010 di pace e serenità.

Riporto il testo integrale dell'Angelus

Oggi il Signore ci dona di iniziare un nuovo anno nel suo Nome e sotto lo sguardo di Maria Santissima, di cui celebriamo la Solennità della Divina Maternità. Sono lieto di incontrarvi per questo primo Angelus del 2010. Mi rivolgo a voi, che siete convenuti numerosi in Piazza San Pietro, ed anche a quanti si uniscono alla nostra preghiera mediante la radio e la televisione: a tutti auguro che l’anno appena incominciato sia un tempo in cui, con l’aiuto del Signore, possiamo andare incontro a Cristo e alla volontà di Dio e così anche migliorare la nostra casa comune che è il mondo.

Un obiettivo condivisibile da tutti, condizione indispensabile per la pace, è quello di amministrare con giustizia e saggezza le risorse naturali della Terra. “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”: a questo tema, di grande attualità, ho dedicato il mio Messaggio per l’odierna XLIII Giornata Mondiale della Pace. Mentre il Messaggio veniva pubblicato, i Capi di Stato e di Governo erano riuniti a Copenaghen per il vertice sul clima, dove è emersa ancora una volta l’urgenza di orientamenti concertati sul piano globale. Tuttavia, in questo momento, vorrei sottolineare l’importanza che, nella tutela dell’ambiente, hanno anche le scelte dei singoli, delle famiglie e delle amministrazioni locali. “Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita” (cfr Messaggio, n. 11). Tutti infatti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Perciò, anche in questo campo, è fondamentale l’educazione: per imparare a rispettare la natura; orientarsi sempre più “a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico” (ibid.).

Se dobbiamo avere cura delle creature che ci circondano, quale considerazione dovremo avere per le persone, nostri fratelli e sorelle! Quale rispetto per la vita umana! Nel primo giorno dell’anno, vorrei rivolgere un appello alle coscienze di quanti fanno parte di gruppi armati di qualunque tipo. A tutti e a ciascuno dico: fermatevi, riflettete, e abbandonate la via della violenza! Sul momento, questo passo potrà sembrarvi impossibile, ma, se avrete il coraggio di compierlo, Dio vi aiuterà, e sentirete tornare nei vostri cuori la gioia della pace, che forse da tempo avete dimenticata. Affido questo appello all’intercessione della Santissima Madre di Dio, Maria. Oggi, la liturgia ci ricorda che otto giorni dopo la nascita del Bambino Ella, insieme con il suo sposo Giuseppe, lo fecero circoncidere, secondo la legge di Mosè, e gli misero nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo (cfr Lc 2,21). Questo nome, che significa “Dio salva”, è il compimento della rivelazione di Dio. Gesù è il volto di Dio, è la benedizione per ogni uomo e per tutti i popoli, è la pace per il mondo. Grazie, Madre Santa, che hai dato alla luce il Salvatore, il Principe della pace!

mercoledì 30 dicembre 2009

Il Te Deum

L’anno sta per finire e, come sempre, nella tradizione ecclesiale si chiude con il canto dell’inno “Te Deum”. Per approfondirne il significato ho scelto una pagina tratta dal sito del Vaticano, che vi propongo di seguito.


L’inno Te Deum laudamus, con cui tradizionalmente ringraziamo il Signore Dio dei benefici da Lui ricevuti, pure se detto “inno ambrosiano”, è una composizione poetica adesso attribuita con certezza a Niceta di Remesiana, intorno all’anno 400.
Originariamente si rivolgeva a Cristo Dio e Signore: “Te (o Cristo) noi lodiamo Dio! Te (o Cristo) noi professiamo Signore!”. Successivamente, con l’attenuarsi delle eresie sulla Persona Divina e sulla Divina Signoria di Gesù, poco alla volta la pietà cristiana lo ha indirizzato al Padre e al Figlio e allo Spirito; infatti, con questa qualificazione trinitaria noi lo abbiamo recepito e a nostra volta lo trasmettiamo.
Per la composizione musicale in occasione della chiusura del Grande Giubileo 2000 nella solennità dell’Epifania 2001 abbiamo ritmato l’inno in forma diversa da quella tradizionale allo scopo di valorizzare più e meglio nel canto della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, sufficientemente sviluppato e adeguatamente ornato, l’intervento attivo della sterminata Assemblea partecipante; ma, insieme, allo scopo di scandire chiaramente nella lode al nostro Dio la proclamazione del suo essere Luce e Amore di Padre e Figlio e Spirito, e del suo divenire salvezza misericordiosa nella nostra storia.
Un “ritornello” assembleare è stato fatto, dunque, così da intendersi:
“Te (o Padre e Figlio e Spirito) noi lodiamo (nostro) Dio! Te (o Padre e Figlio e Spirito) noi professiamo (nostro) Signore!”.
Intonazione dell’inno e insistenza iniziale, prima, esso irrompe sette volte ripetendo poi la medesima proclamazione trinitaria.
I versetti dell’inno originario (esclusi, quindi, gli otto versetti salmici dell’aggiunta finale), complessivamente venti oltre l’intonazione, sono cantati dal coro raccolti con raffinata eleganza in sette complesse unità ciascuna di senso testuale-musicale compiuto. Essi offrono all’Assemblea una ampiezza senza assillo e una suggestione senza pari per contemplare la Vita divina ed eterna, per pregare Lui che si ama e ci ama, per evocare la Sua Salvezza e invocare la Sua Misericordia.
I sette affreschi sonori si concatenano come raccordati in tre navate architettoniche.

La prima, si costruisce e si colora per il Padre:
1. “Te, o eterno Padre venera tutta la terra!
2. A te gli Angeli tutti, a te, i Cieli e tutte le Potenze,
3. a te i Cherubini e i Serafini, inneggiano con voce incessante:
- Te noi lodiamo…
4. Santo Santo Santo il Signore Dio Pantocratore!
5. I cieli e la terra (o Signore) sono pieni della tua gloria!”
- Te noi lodiamo…
La seconda architettura enumera la Chiesa diffusa nel Mondo e riunita dai quattro venti nella confessione di Dio Padre e Figlio e Spirito:
6. “Te il glorioso coro degli Apostoli
7. te il non piccolo numero dei Profeti
8. te il candido esercito dei Martiri,
9. te la santa Chiesa diffusa su tutta la terra, confessa:
- Te noi lodiamo…
10. Padre della gloria immensa
11. il Figlio tuo unigenito vero e adorando
12. il Santo (tuo) Spirito Consolatore!”
- Te noi lodiamo…
La terza, si costruisce e si colora per il Figlio fatto uomo e salvatore, Lui che è venuto e che ritornerà:
13. “Tu, o Cristo, Re della gloria,
14. Tu Figlio eterno del Padre.
15. Tu per il progetto di liberazione dell’uomo ti sei abbassato (a incarnarti) nel grembo della Vergine!
16. Tu vincitore del pungiglione della morte hai (ri)aperto ai (tuoi) fedeli il regno dei cieli!
17. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre
18. e (da li) noi crediamo che, giudice, verrai!
19. Tu dunque (o Cristo) soccorri i tuoi servi che hai redenti con il sangue tuo prezioso
20. e fa che (tutti) si riuniscano nel numero dei tuoi Santi”!
- Te noi lodiamo…
Chi il 6 gennaio 2001 in Piazza San Pietro cantò “Te noi lodiamo Dio! Te noi professiamo Signore!” e chi fu tra i due miliardi di creature umane che in mondovisione ne vide e ne sentì “vibrare gli stipiti delle porte” (Isaia 6,4) alla “voce dell’immensa folla, simile al fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano” (Apocalisse 19,6) gioirà di certo facendo riecheggiare il medesimo canto nelle Chiese di tutta la terra.


lunedì 28 dicembre 2009

I Santi Innocenti

I santi innocenti di oggi sono i tanti bimbi abortiti, vittime di un atroce delitto. Pietà anche per bambini vittime di abusi sessuali, sfruttamento e commercio di organi. Dal Paradiso ci sorridono e invitano alla conversione.


Lunedì 28 Dicembre 2009

Festa dei Santi Innocenti che ricorda la violenta e cruenta repressione di Erode che decise di sopprimere tanti bimbi innocenti per colpire Cristo. Del significato di questa data, contestualizzandola ad oggi, abbiamo parlato con l' Arcivescovo di Trani, Monsignor Giovanni Battista Pichierri. Eccellenza quali sono i santi innocenti di oggi?: " il mio pensiero va ai tanti bambini che non sono potuti mai venire al mondo, non sicuramente per loro volontà,ma per decisione di chi ha scelto di eliminarli con l'aborto, un peccato grave ed un vero omicidio. Penso che sia giusto dedicare la memoria e la nostra attenzione a loro. La vita é sempre e comunque un bene indisponibile della quale nessun uomo può decidere a suo piacimento. Appartiene a Dio che ne é Signore e Padrone. Loro ci sorridono e benedicono dal Paradiso". Poi l' Arcivescovo parla dei bimbi in generale: " detto di quelli abortiti, passiamo ad altre ...
... categorie di bambini che vengono di fatto uccisi da un vergognoso commercio che si svolge ai loro danni per le condizioni di miseria e di povertà ed anche per colpa di qualche genitore senza scrupoli e mi riferisco all'assurdo commercio dei bambini, alla vendita di essi, una moderna tratta degli schiavi innocenti. Penso con orrore al traffico di organi che avviene sempre in danno di questi innocenti o ai bimbi sfruttati sul lavoro per motivi di indigenza, a quelli malnutriti e in difficoltà, a quelli cui viene negato il diritto alla salute o alla istruzione ed anche e soprattutto a quelli vittime di abusi sessuali, indelebilmente marchiati nella psiche e nell'anima. Bene, a tutte queste categorie di innocenti, deve andare non solo la nostra solidarietà cristiana, ma la nostra vicinanza concreta e reale". Spesso, ma non sempre, se i bimbi patiscono situazioni di miseria e degrado, la responsabilità é anche delle famiglia: " indubbiamente anche se occorre valutare con accuratezza il contesto economico drammatico in cui alcune di queste famiglie vivono. Certamente da famiglie compromesse sul piano etico, é molto probabile che nascano delle vittime e degli infelici. Chi viene privato del sacrosanto diritto alla educazione o di una famiglia integra, é una vittima, incolpevole ed innocente". Torna in ballo il tema della famiglia celebrata ieri: " ecco,appunto. La famiglia ha un ruolo importantissimo nella educazione e nello sviluppo dei figli ed é importante che le famiglie siano unite e diano buoni esempi. Oggi si parla tanto di emergenza educativa ed é vero. Ma questa emergenza parte molte volte proprio dalle famiglie". Il pensiero del Vescovo va anche a chi é morto sul lavoro: " devo ricordare i bimbi sfruttati sul lavoro da qualche imprenditore senza scrupoli, fortunatamente una minoranza e anche degli adulti deceduti sul lavoro, anche loro, se non bimbi, sono vittime innocenti. Morti a causa di un sistema che non riesce a garantire la sicurezza per voglia e bramosia di denaro, tradotta nella assoluta mancanza di misure di sicurezza". Il Papa ha detto che i Vescovi non devono fare politica: " ma é sempre stato così. Noi non partecipiamo alla politica attiva, ma i Vescovi hanno il diritto ed aggiungo il dovere, di denunciare il caso di leggi contrarie alla legge naturale. Questa non é politica, ma solo azione pastorale alla quale non possiamo abdicare". " Nostro dovere é proclamare la verità, anche se scomoda. E se una legge cozza con la giustizia e la stessa Verità, dobbiamo dirlo, ovviamente senza fare campagne elettorali".
Bruno Volpe



domenica 27 dicembre 2009

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe


La famiglia, dono grande di Dio.
Dal Vangelo  secondo Luca 2,41-52

"I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini".

 IL COMMENTO DI SUOR GIUSEPPINA PISANO.


ALLE ORIGINI DELL'UMANITA'. La famiglia, che la liturgia eucaristica oggi celebra ricordando quella di Nazareth, famiglia santa per eccellenza perché in essa era presente, quale figlio, Gesù, il Santo, come aveva detto l'Angelo a sua madre (Lc.1,35), è un dono sacro di Dio, dono che risale alle origini della stessa stirpe umana, allorché Dio, dopo aver creato l'uomo a sua somiglianza, vide che non era bene che questa sua creatura fosse sola nell'Eden, ove le altre specie viventi non erano tali da poter entrare in relazione con l'uomo e colmarne la solitudine. Fu così che Dio creò la donna e la condusse ad Adamo; la donò a lui come compagna, come un bene per la sua esistenza: lei sarebbe stata sua moglie e la madre dei suoi figli; a loro il Creatore diede un comandamento: "Siate fecondi e moltiplicatevi" (Gn 1,28); questo è il precetto che pone un fondamento sacro alla famiglia ed, allo stesso tempo, è la vocazione naturale dell'uomo a trasmettere la vita ad altre creature, all'interno di una famiglia, cosa che attira sull'uomo la benedizione di Dio. "Beato l'uomo che teme il Signore - canta il salmista - e cammina nelle sue vie... La tua sposa, come vite feconda, nell'intimità della tua casa; i tuoi figli, come virgulti d'olivo, intorno alla tua mensa... Così, sarà benedetto l'uomo che teme il Signore... Possa tu vedere i figli dei tuoi figli" (Sl 127). La famiglia, i figli, la vita che in essi continua, sono un segno grande della benedizione dell'Altissimo; un segno che nel popolo eletto diventava attesa del Messia promesso, per cui la sterilità, veniva avvertita e vissuta come una maledizione e il dono di un figlio diventava un desiderio cocente e una supplica da elevare a Dio. Ed ecco che la liturgia di questa domenica ci presenta l'esperienza di una famiglia nella quale la speranza di un figlio sembra esser divenuta vana: è la storia di Anna, futura madre di Samuele, che sembrava destinata alla sterilità, ma che, nonostante tutto, non si stancò di pregare Dio perché le concedesse un figlio: una creatura che lei gli avrebbe poi consacrato. Il Signore ascoltò la preghiera di Anna, ebbe compassione del suo tormento e le concesse quel figlio: "...al finir dell'anno - recita il testo - Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele. Perché - diceva - dal Signore l'ho impetrato".
I FIGLI DONO DI DIO. I figli sono dono di Dio, un dono prezioso che non può esser considerato proprietà dei genitori; infatti, ogni bimbo che nasce, in quanto ha in sé l'immagine di Dio, appartiene principalmente a Lui e verso di Lui deve esser guidato, perché lo conosca, e conoscendoLo conosca se stesso e diventi capace di realizzare al meglio tutte le sue potenzialità per attuare, in pienezza di libertà, il progetto che il Signore ha su di lui. E' la storia di Samuele, che Anna consacrò a Dio, è la storia di tanti che non possiamo conoscere e che sono stati educati nella conoscenza e nell'amore del Signore; una storia che dovrebbe essere quella di ogni figlio che viene al mondo, creatura amata da Dio, e che a Lui deve essere consacrata, e noi che crediamo in Cristo sappiamo bene che la prima, fondamentale consacrazione, avviene nel battesimo, non una semplice tradizione, ma l'inizio di un cammino che durerà per tutta la vita. La famiglia, anche per il proprio Figlio, il Cristo salvatore, che veniva nel mondo per redimere gli uomini, Dio volle una famiglia che non fosse diversa dalle altre: una madre e un padre, o meglio, un uomo generoso che, agli occhi di tutti, avrebbe fatto le veci del Padre dal quale il Cristo proveniva. E' la Famiglia di Nazareth: Maria, Giuseppe e Gesù. Di essa, in questo tempo di Natale, abbiamo conosciuto alcuni momenti di vita, dall'esaltante nascita del bimbo figlio di Dio, adorato dai pastori e dai re venuti dallìOriente, all'angoscia per la persecuzione di Erode e alla fuga notturna verso l'Egitto, terra d'esislio in cui i tre si trattennero fino alla morte del Re che avrebbe voluto eliminare Gesù, da poco nato.
IL MISTERO DEL PROGETTO DI DIO. Il Vangelo di oggi ci presenta un momento particolare della vita della Santa Famiglia, è un momento importante per la vita di quel figlio giovinetto e per quella dei suoi genitori; un momento in cui, per la prima volta, Gesù rivela a Maria e Giuseppe il suo Mistero, ed è un momento per certi versi oscuro: "essi non compresero..." recita il testo. Eppure questo evento è un momento grande, che ancora parla ad ogni famiglia che accoglie in sè il mistero di uno o più figli. "I genitori di Gesù, si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero". Inizia così il passo del Vangelo che la liturgia oggi proclama; Gesù non è più bambino, ha compiuto dodici anni, un'età in cui ogni ragazzo ebreo entrava nella pienezza della responsabilità di fronte alla Legge e ad ogni precetto della religione; ed è in questo momento della sua vita che i genitori lo conducono al tempio di Gerusalemme; qui il ragazzo si ferma, senza peraltro avvertire i suoi. Gesù è nella casa del Padre suo, è nella sua stessa casa, la sua vera casa, e qui rivela ai dottori della Legge una sapienza insospettabile: "tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore - nota l'evangelista - per la sua intelligenza e le sue risposte"; egli si trattiene da solo per tre giorni: quei terribili giorni in cui i suoi "angosciati" lo cercano. Finalmente la ricerca di quel figlio, il loro figlio, sul quale sicuramente avevano fatto sogni e progetti, ha termine proprio lì nel tempio, dove si compie la prima grande autorivelazione che Gesù fa di sé e del suo destino, con quelle parole sconcertanti, rivolte principalmente a sua madre, la quale gli chiedeva ragione di quanto aveva fatto: "Perché mi cercavate? - è la risposta - Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". "Ma essi non compresero le sue parole". Precisa il testo: non compresero, in quel momento, e non risposero, anche se quanto il figlio aveva detto loro, rimase scolpito nella loro mente; soprattutto in quella di sua madre, che dovette tacitamente ripetere in cuor suo, ancora un "Sì!" al progetto di Dio che incominciava a delinearsi più chiaramente sul Figlio.
SAPER AMARE. A Gerusalemme, inizia per Maria, la madre, il faticoso cammino della fede dietro a quel ragazzo, il suo ragazzo, che silenziosamente accompagnerà sino alla morte. E' un messaggio veramente grande quello che viene a noi dalla famiglia di Nazareth, un messaggio di importanza vitale in questo nostro tempo, che vede la dissacrazione della famiglia, quella voluta da Dio, che viene sostituita da facili e illusori surrogati che non portano bene a nessuno, soprattutto ai figli, che si affacciano alla vita in un mondo, per tanti aspetti inquieto e carico di incertezze. Maria e Giuseppe ci insegnano che in ogni figlio che nasce c'è un progetto, che non è quello che ogni padre e ogni madre fanno, dettato dall'immaginazione e dal cuore; ma è un progetto che nasce dalla volontà di Dio; sta ai genitori saperlo scorgere, saperlo accogliere e saperlo promuovere, guidando i figli in tal senso; ecco perché nel percorso educativo, volto alla piena maturazione della persona, non può assolutamente escludersi il rapporto con Dio. D'altro canto i figli, pur non essendo proprietà dei genitori, devono crescere nell'amore verso di loro, amore che si esprime anche nel rispetto e nella sottomissione, atteggiamenti che non compromettono la realizzazione di una propria personalità ma, al contrario, valgono a maturare una autentica libertà, che è tale nella misura in cui tiene conto degli altri, anzi nella misura in cui si è capaci di amare gli altri, nel nostro caso i genitori, come lo stesso Gesù insegna, nell'episodio che il Vangelo oggi ricorda: "Partì dunque con loro - recita il testo- e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso.... E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini." La Famiglia di Nazareth, la Sacra Famiglia, si offre perciò come icona di vita familiare, un modello importante sul piano umano, che ci parla di dedizione, di amore, di armonia e di rispetto reciproco; una vita familiare il cui centro è Cristo; infatti è lui che si deve cercare, conoscere, accogliere e seguire; perché solo Lui è la luce che può guidare i passi di tutti, genitori e figli, verso la Verità che salva.