venerdì 22 maggio 2009

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

22 maggio -Come meditazione, quest'oggi, presento una bella preghiera di Don Tonino Bello.

"Santa Maria, compagna di viaggio"

Santa Maria, Madre tenera e forte, nostra compagna di viaggio sulle strade della vita, ogni volta che contempliamo le cose grandi che l'Onnipotente ha fatto in te, proviamo una così viva malinconia per le nostre lentezze, che sentiamo il bisogno di allungare il passo per camminarti vicino. Asseconda, pertanto, il nostro desiderio di prenderti per mano, e accelera le nostre cadenze di camminatori un po' stanchi.

Divenuti anche noi pellegrini nella fede, non solo cercheremo il volto del Signore, ma, contemplandoti quale icona della sollecitudine umana verso coloro che si trovano nel bisogno, raggiungeremo in fretta la 'città' recandole gli stessi frutti di gioia che tu portasti un giorno a Elisabetta lontana.
Santa Maria, Vergine del mattino, donaci la gioia di intuire, pur tra le tante foschie dell' aurora, le speranze del giorno nuovo. Ispiraci parole di coraggio. Non farci tremare la voce quando, a dispetto di tante cattiverie e di tanti peccati che invecchiano il mondo, osiamo annunciare che verranno tempi migliori.
Non permettere che sulle nostre labbra il lamento prevalga mai sullo stupore, che lo sconforto sovrasti l'operosità, che lo scetticismo schiacci l'entusiasmo, e che la pesantezza del passato ci impedisca di far credito sul futuro.
Aiutaci a scommettere con più audacia sui giovani, e preservaci dalla tentazione di blandirli con la furbizia di sterili parole, consapevoli che solo dalle nostre scelte di autenticità e di coerenza essi saranno disposti ancora a lasciarsi sedurre.
Moltiplica le nostre energie perché sappiamo investirle nell'unico affare ancora redditizio sul mercato della civiltà: la prevenzione delle nuove generazioni dai mali atroci che oggi rendono corto il respiro della terra.
Da' alle nostre voci la cadenza degli alleluia pasquali. Intridi di sogni le sabbie del nostro realismo. Rendici cultori delle calde utopie dalle cui feritoie sanguina la speranza sul mondo.
Aiutaci a comprendere che additare le gemme che spuntano sui rami vale più che piangere sulle foglie che cadono. E infondici la sicurezza di chi già vede l'oriente incendiarsi ai primi raggi del sole.
Santa Maria, Vergine del meriggio, donaci l'ebbrezza della luce. Stiamo fin troppo sperimentando lo spegnersi delle nostre lanterne, e il declinare delle ideologie di potenza, e l'allungarsi delle ombre crepuscolari sugli angusti sentieri della terra, per non sentire la nostalgia del sole meridiano.
Strappaci dalla desolazione dello smarrimento e ispiraci l'umiltà della ricerca.
Abbevera la nostra arsura di grazia nel cavo della tua mano. Riportaci alla fede che un'altra Madre, povera e buona come te, ci ha trasmesso quando eravamo bambini, e che forse un giorno abbiamo in parte svenduto per una miserabile porzione di lenticchie.
Tu, mendicante dello Spirito, riempi le nostre anfore di olio destinato a bruciare dinanzi a Dio: ne abbiamo già fatto ardere troppo davanti agli idoli del deserto.
Facci capaci di abbandoni sovrumani in Lui. Tempera le nostre superbie carnali. Fa' che la luce della fede, anche quando assume accenti di denuncia profetica, non ci renda arroganti o presuntuosi, ma ci doni il gaudio della tolleranza e della comprensione. Soprattutto, però, liberaci dalla tragedia che il nostro credere in Dio rimanga estraneo alle scelte concrete di ogni momento sia pubbliche che private, e corra il rischio di non diventare mai carne e sangue sull' altare della ferialità.
Santa Maria, Vergine della sera, Madre dell'ora in cui si fa ritorno a casa, e si assapora la gioia di sentirsi accolti da qualcuno, e si vive la letizia indicibile di sedersi a cena con gli altri, facci il regalo della comunione. Te lo chiediamo per la nostra Chiesa, che non sembra estranea neanch'essa alle lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo, e della chiusura nei perimetri segnati dall'ombra del campanile. Te lo chiediamo per la nostra città, che spesso lo spirito di parte riduce così tanto a terra contesa, che a volte sembra diventata terra di nessuno.
Te lo chiediamo per le nostre famiglie, perché il dialogo, l'amore crocifisso, e la fruizione serena degli affetti domestici, le rendano luogo privilegiato di crescita cristiana e civile.
Te lo chiediamo per tutti noi, perché, lontani dalle scomuniche dell'egoismo e dell'isolamento, possiamo stare sempre dalla parte della vita, là dove essa nasce, cresce e muore.
Te lo chiediamo per il mondo intero, perché la solidarietà tra i popoli non sia vissuta più come uno dei tanti impegni morali, ma venga riscoperta come l'unico imperativo etico su cui fondare l'umana convivenza. E i poveri possano assidersi, con pari dignità, alla mensa di tutti. E la pace diventi traguardo dei nostri impegni quotidiani.
Santa Maria, Vergine della notte, noi t'imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore, e irrompe la prova, e sibila il vento della disperazione, e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni o il freddo delle delusioni, o l'ala severa della morte.
Liberaci dai brividi delle tenebre. Nell'ora del nostro Calvario, tu, che hai sperimentato l'eclisse del sole, stendi il tuo manto su di noi, sicché, fasciati dal tuo respiro, ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.
Alleggerisci con carezze di madre la sofferenza dei malati. Riempi di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo. Spegni i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti, e offri loro la spalla perché vi poggino il capo. Preserva da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e conforta, col baleno struggente degli occhi, chi ha perso la fiducia nella vita. Ripeti ancora oggi la canzone del Magnifìcat, e annuncia straripamenti di giustizia a tutti gli oppressi della terra.
Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure. Anzi, se nei momenti dell'oscurità ti metterai vicino a noi e ci sussurrerai che anche tu, Vergine dell'avvento, stai aspettando la luce, le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto. E sveglieremo insieme l'aurora.
Così sia.

giovedì 21 maggio 2009

Santa Rita da Cascia


Venerdì 22 maggio, la Chiesa ricorda Santa Rita da Cascia, la "santa delle cause impossibili".


Santa Rita è una delle Sante più amate oggi, oggetto di una straordinaria devozione popolare, perché amata dal popolo che la sente molto vicina per la sua stupefacente "Normalità" dell'esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana. La venerazione per questa piccola suora di Cascia non accenna a diminuire, anzi s’intensifica con il tempo, accompagnata da guarigioni, conversioni, profumi e altro ancora. A Santa Rita la vita non le risparmiò nulla:
Giovanissima fu data in sposa ad un uomo iroso e brutale col quale ebbe due figli, tuttavia con il suo tenero amore e passione riuscì a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile.
Santa Rita condivise la dura vita della gente del suo piccolo borgo.
Il marito fu assassinato e nel giro di poco tempo anche i figli lo seguirono nella tomba.
Ella però non si abbandono al dolore, alla disperazione, al rancore o al desiderio della vendetta, anzi riuscì in modo eroico a sublimare il suo dolore attraverso il perdono degli assassini del marito. Si adoperò instancabilmente per riappacificare la famiglia del marito con gli assassini, interrompendo cosi la spirale di odio che si era creata.
Entrò in convento e lì visse gli ultimi 40 anni di vita in assidua contemplazione, penitenza e preghiera, completamente dedita al Signore.
Santa Rita, 15 anni prima di morire, ricevette la singolare "spina" di quella piaga che le si stampò dolorosa sulla fronte, che incessantemente le procurò i terribili dolori e le sofferenze inaudite della coronazione di spine.
La Sua fu una vita segnata dalla croce, sopportò il morso del dolore che le stringeva l'anima e le lacerava le carni perché comprese la sapienza della Croce. Tramutò cosi il dolore in una incredibile espressione di amore che dona senza chiedere e lo trasformò in una forza travolgente di elevazione spirituale. Divenne quell'amore che loda Dio nonostante le sofferenze: in una forma più pura e più alta della carità. Santa Rita diffuse la gioia del PERDONO immediato e generoso, della PACE amata e per questo perseguita come bene supremo, dell'AMORE fraterno intenso e sincero, della estrema FIDUCIA in Dio piena e filiale, della CROCE portata con Cristo e per Cristo. Ella ci esorta quindi a fidarci di Dio perché si compiano in noi i disegni divini.La forza di Santa Rita sta nella capacità di parlare ad ogni cuore, di partecipare a tutti i nostri problemi. Per quanto ti possa sentire infelice, rivolgiti con fiducia a Lei che non mancherà di trasformare le tue preghiere in suppliche ardenti e gradite al Signore. La Sua intercessione è cosi potente che il popolo devoto la chiama "Santa dei casi impossibili, avvocata dei casi disperati". Santa Rita prosegui in questo cammino entusiasmante alla scoperta di questa umile donna che col suo esempio è ancora oggi la nostra grande maestra. Chiediamogli che interceda per le nostre tribolazioni, i bisogni e le angosce, ma innanzitutto che ci insegni l'accettazione della sofferenza senza compromessi, la capacità di perdonare di cuore e ci spinga a fissare il pensiero e il cuore in Dio "affinché tra le cose mutabili del mondo i nostri cuori siano fissi là dove c'è la vera gioia"
continua ...
Per quanto tu possa essere infelice, per ciò che ti affligge, non temere di aprire con fiducia il tuo cuore a questa piccola, grande suora di Cascia. Santa Rita saprà parlare al tuo cuore con il Suo straordinario Amore ed infiammare il tuo e attraverso la Sua intercessione renderlo ancor più gradito al Signore. Santa Rita nei secoli ha lasciato la sua impronta di amore, per le straordinarie guarigioni, conversioni e liberazione degli ossessi ottenute da Dio, ancora oggi è vicina a chi la invoca, perché l'amore non ha tempo e dura per sempre. L'intercessione di Santa Rita è cosi potente che il popolo devoto la chiama la "Santa dei casi impossibili, avvocata dei casi disperati". Cosa aspetti dunque, prova anche tu a chiedere la sua potente intercessione, chissà che la tua costanza sia premiata e ti possa unire con coloro che ringraziano Iddio di avergli donata questa grande Santa.Se il tuo cuore è ansioso di fare qualcosa per i fratelli che sono attanagliati dalla sofferenza o dalla solitudine, puoi suppplicare con ardore il Signore. La preghiera è una delle più alte forme di carità. Se poi cerchi altri meravigliosi fratelli che possono unirsi a te nella preghiera in un cuor solo, allora visita il sito del Monastero invisibile di carità e fratellanza. Lì troverai una famiglia disposta ad accoglierti a braccia aperte.

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

21 maggio- meditazione di Don Tonino bello

Maria, donna conviviale

Con questa riflessione desidero presentarvi, la singolare definizione che uno scrittore medievale, Il defonso di Toledo, ci dà della Vergine Santa: «Totius Trinitatis nobile triclinium», che vuol dire: «Nobile tavola da pranzo per tutte e tre le persone divine».
Mediante questa immagine splendida e ardita, la Madonna è messa in relazione con la Trinità e viene descritta come la tavola elegante attorno a cui il Padre, il Figlio e lo Spirito esprimono la loro convivialità.
Per associazione di immagini, la fantasia corre alla celebre icona di Rublév. Al centro della scena, una mensa, che raduna insieme le tre persone, in solidarietà di vita e in comunione di opere. Vien da pensare che Maria sia appunto quella nobile mensa.
Fermiamoci qui: non vorremmo perderci in un terreno che è già pieno di insidie dottrinali perfino per i teologi più scaltriti. Ci basta aver intuito che la Madonna, comunque, esercita un ruolo fondamentale all'interno del mistero trinitario.
Però, se è difficile speculare sul ruolo di Maria all'interno della comunità divina che vive nell'alto dei cieli, dovrebbe essere più agevole scorgere la funzione di lei all'interno di ogni comunità umana che vive nel basso della terra. Noi lo sappiamo: dalla famiglia alla parrocchia, dall' istituto religioso alla diocesi, dal gruppo impegnato al seminario... ogni comunità che vuol vivere sulla scorta del Vangelo, porta in sé qualcosa di sacramentale: è per sua natura, cioè, segno e strumento della comunione trinitaria. Deve riprodurne la logica, viverne la convivialità, esprimerne il mistero. Potremmo definire le comunità ecclesiali come dislocazioni terrene, agenzie periferiche, riduzione in scala di quella esperienza misteriosa che il Padre, il Figlio e lo Spirito fanno nel cielo.
Nel cielo più persone uguali e distinte vivono a tal punto la comunione da formare un solo Dio. Sulla terra, più persone uguali e distinte devono vivere la comunione, così da formare un solo uomo: l'uomo nuovo, Cristo Gesù.
Ogni aggregazione ecclesiale, quindi, ha il compito di presentarsi come icona della Trinità. Luogo di relazioni vere, cioè, in cui si riconoscano i volti delle persone, se ne promuova l'uguaglianza, e se ne impedisca l' omologazione nell'anonimato della massa.
Ora, se Maria è la nobile tavola attorno a cui siedono le tre persone divine, è proprio difficile intuire che ella gioca un ruolo di primo piano anche all'interno di quelle comunità terrene che abbiamo chiamato agenzie periferiche del mistero trinitario?
Ed è davvero spericolato pensare che senza questo 'nobile triclinio' costituito dalla Vergine, attorno a cui siamo chiamati a sederci, ogni tentativo di comunione sarà destinato a naufragare?
Santa Maria, donna conviviale, tu ci richiami la struggente poesia dei banchetti di un tempo, quando, nei giorni di festa, a tavola c'era lei, l'altra madre, che ci covava con gli occhi a uno a uno, e, pur senza parole, ci supplicava con l'umido sguardo perché andassimo d'accordo tra fratelli e ci volessimo bene, trepida se mancava qualcuno, e finalmente felice solo quando rincasava l'ultimo dei figli... Forse solo in cielo scopriremo fino in fondo quanto tu sei importante per la crescita della nostra umana comunione.
Nella Chiesa, soprattutto. È vero: essa si costruisce attorno all'Eucaristia. Ma non è meno vero il fatto che sei tu la tavola attorno a cui la famiglia è convocata dalla Parola di Dio e sulla quale viene condiviso il Pane del cielo. Come nell'icona di Rublev, appunto. Facci sperimentare, pertanto, la forza aggregante della tua presenza di madre.
Santa Maria, donna conviviale, alimenta nelle nostre Chiese lo spasimo di comunione. Per questo Gesù le ha inventate: perché, come tante particole eucaristiche disseminate sulla terra, esse abbiano a introdurre nel mondo, quasi con una rete capillare di pubblicità, gli stimoli e la nostalgia della comunione trinitaria.
Aiutale a superare le divisioni interne. Intervieni quando nel loro grembo serpeggia il demone della discordia. Spegni i focolai delle fazioni. Ricomponi le reciproche contese. Stempera le loro rivalità. Fermale quando decidono di mettersi in proprio, trascurando la convergenza su progetti comuni. Convincile profondamente, insomma, che, essendo le comunità cristiane punti-vendita periferici di quei beni di comunione che maturano in pienezza solo nella Casa trinitaria, ogni volta che frantumano la solidarietà, vanno contro gli interessi della Ditta.
Santa Maria, donna conviviale, guarda alle nostre famiglie in difficoltà. Vittime degli uragani prodotti dai tempi moderni, tante hanno fatto naufragio. Molte, in crisi profonda di comunicazione, stanno andando alla deriva. Ebbene, se ti accorgi che la tua immagine pende su di un talamo nuziale che non dice più nulla, staccati da quella parete divenuta ormai fredda, e riconvoca alla tua tavola lui e lei. E una volta che Angelo ed Enza si saranno poggiati sulle tue spalle, ricomponi gli antichi amori, ridesta i sogni di un tempo, riaccendi le speranze perdute, e fa' capire che si può ancora ricominciare daccapo.
Ti preghiamo, infine, per tutti i popoli della terra, lacerati dall' odio e divisi dagli interessi. Ridesta in loro la nostalgia dell'unica mensa, così che, distrutte le ingordigie e spenti i rumori di guerra, mangino affratellati insieme pani di giustizia. Pur diversi per lingua, razza e cultura, sedendo attorno a te, torneranno a vivere in pace. E i tuoi occhi di madre, sperimentando qui in terra quella convivialità delle differenze che caratterizza in cielo la comunione trinitaria, brilleranno finalmente di gioia.

Santa Maria, donna conviviale, tu ci richiami la struggente poesia dei banchetti di un tempo, quando, nei giorni di festa, a tavola c'era lei, l'altra madre, che ci covava con gli occhi a uno a uno, e, pur senza parole, ci supplicava con l'umido sguardo perché andassimo d'accordo tra fratelli e ci volessimo bene...

Don Tonino Bello

mercoledì 20 maggio 2009

Il Matrimonio Cristiano



Il segreto per un matrimonio ben riuscito

Qual è il segreto per far funzionare meglio il matrimonio? Un numero sempre crescente d'uomini e di donne si pongono questa domanda, e sempre di più sono i matrimoni in crisi o falliti. A questa domanda molti cercano inutilmente una risposta. La risposta però c’è: si trova nella Parola di Dio.
E’ con questa fiducia che presentiamo così quest’opuscolo per riassumere ciò che la Bibbia insegna sul matrimonio.
Confidiamo in preghiera che l’attenta lettura di queste pagine possa dare concrete indicazioni per tutti coloro che desiderano far si che la loro vita di coppia possa essere pienamente soddisfacente.
...Divorzi, relazioni extra-coniugali, psicologi e consulenti matrimoniali, alcool, droga, rassegnazione... ecco alcuni dei modi -fallimentari- che comunemente oggi sono usati per dare una soluzione ai problemi coniugali. Tutto questo, però, non fa che peggiorare la situazione!
C’è però un altro modo per affrontare il problema, il migliore: rivolgersi a colui che ha "ideato" il matrimonio, Dio stesso!

Primo appuntamento.

1. TUTTO COMINCIO’ CON DIO
Il matrimonio è stato ideato da Dio. Il progetto creativo dell’uomo comprendeva il matrimonio, e come tutto ciò che Dio ha creato, esso è buono ed utile.
La Bibbia c'informa che Dio aveva ritenuto sbagliata la solitudine dell’uomo, questa si che non era buona. Così Iddio forma per l’uomo "un aiuto, adatto a lui". E quando Dio presenta Eva a Adamo ed essi "si piacciono" e iniziano a vivere insieme, ecco che si stabilisce il primo rapporto matrimoniale.
Adamo ed Eva avrebbero goduto insieme quel meraviglioso giardino che era l’Eden: Dio l’aveva creato proprio perché ne godessero come marito e moglie.
Eccone il resoconto dalle parole stesse della Bibbia:
"Poi Dio, il Signore, disse: Non è bene che l’uomo sia solo. Gli farò un aiuto, adatto a lui... Allora Dio, il Signore, fece scendere sull’uomo un sonno profondo, che si addormentò; poi gli tolse una costola e richiuse la carne al suo posto. Con quella costola Dio, il Signore, formò la donna e la condusse all’uomo" (Genesi 2:18,21,22).
Eva doveva essere "un aiuto, adatto a lui", un aiuto che gli fosse "convenevole". Egli poteva solo essere completo con la donna che gli era stata data. La parola "aiuto", in italiano, non rende abbastanza bene la forza dell’originale parola ebraica. Essa è pure usata per descrivere uno che presta soccorso.
La donna è quindi, in questo primo rapporto matrimoniale, colei che completa Adamo e lo soccorre. Come aiuto adatto, convenevole, una moglie era la meglio qualificata per completare l’uomo che Dio aveva creato, lei era davvero, come disse qualcuno: "Il pezzo mancante del puzzle della sua vita".
Per ottenere dunque un matrimonio che davvero funzioni dobbiamo ritornare a quelli che erano i propositi creativi di Dio, i principi di base stabiliti dal Progettista affinché questa "impresa" possa funzionare come dovrebbe. Dio, per così dire, ha stabilito dieci pietre di fondazione del matrimonio, "pietre" che possiamo trovare nella Bibbia.
Il racconto del libro della Genesi che descrive come il matrimonio ha avuto origine, si conclude con una precisa affermazione la quale esprime quattro elementi che dovrebbero far parte di ogni matrimonio:
- un distacco. "Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre". Gli sposi si staccano dalla loro famiglia d’origine.
- Un vincolo. "Si unirà alla sua donna". L’immagine del primo matrimonio include un’adesione permanente, un patto perenne, quasi un "incollaggio".
- Un’unità. "I due saranno una cosa sola" (lett. "una stessa carne". I due debbono considerarsi come un’unità. L’unione della famiglia d’origine si spezza e si crea una nuova famiglia.
- Un’unione intima. "L’uomo e la donna, entrambi, erano nudi, ma non n'avevano vergogna". Ogni barriera di difesa fra l’uno e l’altra è abbassata, e questo li pone in condizione di godere l’uno dell’altra e sovvenire ai reciproci bisogni senza sentirsi imbarazzati o respinti.


2. I DIECI FONDAMENTI BIBLICI
Quando Iddio stabilì il matrimonio e diede ordine di popolare la terra, Egli rilevò con forza che esso avrebbe dovuto essere un impegno permanente. E’ bello sapere però che per portare avanti quest'impegno Egli non ci ha abbandonato alle nostre proprie forze.
Dio, nella Bibbia, ci rivela che vi sono vere e proprie "istruzioni per l’uso", seguendo coscienziosamente le quali potremo dire di fare un uso corretto del matrimonio.
Nelle pagine che seguiranno considereremo così quali sono le "dieci pietre di fondazione" per un matrimonio stabile e felice. Esse sono:
1. Un impegno perenne.
2. La condivisione di un’identità comune.
3. L’assoluta fedeltà.
4. Ruoli ben definiti.
5. Amore senza riserve.
6. Mutua sottomissione.
7. Soddisfazione sessuale.
8. Comunicazione aperta.
9. Tenero rispetto.
10. Comunione spirituale.


martedì 19 maggio 2009

Il mese di Maria


Un mese in compagnia di Maria

20 maggio -Meditazione tratta da "Maria fonte della nostra gioia"

" Perseveravano concordi nella preghiera con Maria"

1. In attesa dello Spirito Santo pro­messo da Gesù, gli Apostoli e le don­ne perseveravano concordi nell'ora­zione con Maria. La Madre di Dio inizia così il suo ruolo di Madre della Chiesa: con la sua presenza discreta, è il cuore della prima comunità cri­stiana. La tiene unita, la sostiene, la conduce soprattutto alla preghiera. Co­lei che nello Spirito Santo aveva dato loro Gesù, li prepara ora ad ottenere la pienezza della Pentecoste.
La primitiva comunità cristiana sen­tiva in Maria la Madre capace di il­luminare le sue scelte, di confermare la sua fede, di addolcire la sua vita. Possiamo pensare come alla porta di Maria si avvicendassero gli Apostoli e i primi credenti per confidarle le loro perplessità, per averne conforto e incoraggiamento. Non poteva sfug­gire ai primi seguaci del Figlio di Dio fatto uomo la santità della sua Madre.
2. La funzione di Maria non si è esaurita con la sua assunzione al cie­lo, ma di lassù continua con progres­siva espansione sino alla fine dei tem­pi. Per misurare adeguatamente que­sta presenza materna di Maria nella Chiesa bisognerebbe esaminare la sua incidenza nella vita dei santi antichi e moderni, ricordare i suoi interventi in momenti di particolare gravità per il popolo cristiano, ripensare alle gra­zie e ai miracoli che Maria dispensa ancora oggi a Lourdes, a Fatima e nei numerosi santuari che costellano la terra. Le vocazioni sacerdotali e con­sacrate spuntano e si conservano sotto l'insegna della sua predilezione.
3. Maria è consapevole che il mi­stero della Redenzione, che si com­pie con il dono dello Spirito Santo, è opera della grazia celeste. Sa per espe­rienza, e per l'insegnamento insistente di Gesù, che la grazia si deve chiedere con preghiera assidua. Gesù ha detto chiaramente: «Senza di me non potete far nulla. Vegliate e pregate per non cadere nella tentazione. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, pic­chiate e vi sarà aperto. Tutto quello che domanderete nella preghiera voi l'otterrete... ». Gli apostoli sono ca­duti perché non hanno preso sul serio l'insegnamento del Signore; la Madre allora li raccoglie e insegna loro a pre­gare, come faceva Gesù.
Il Maestro aveva anche parlato del­l'efficacia di una preghiera fatta in­sieme, e aveva assicurato: «In verità vi dico che se due di voi si accorde­ranno sulla terra per qualunque cosa da chiedere, sarà loro concessa dal Pa­dre mio che è nei cieli. Perché dove due o tre sono radunati nel mio no­me, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 19). Per ricevere lo Spirito Santo bi­sognava che gli Apostoli si dispones­sero con la preghiera.
Tra gli Apostoli che invocano l'ef­fusione dello Spirito promesso, Maria è presente come Mediatrice, come «Onnipotenza supplice». E sarà così sino alla fine dei tempi nella Chiesa.
Chiediamo a Maria: «Insegnaci a pregare sempre senza stancarci mai».
4. Maria porta i suoi figli all'unione con la Chiesa e all'obbedienza al Ma­gistero incentrato nel Vicario di Cri­sto. Essa non ammette sterili conte­stazioni, ma invita i suoi figli predi­letti a impegnarsi costruttivamente in ogni opera buona per la crescita del Corpo Mistico di Gesù.

Cambiare se stessi per cambiare il mondo




Ancora un significativo aneddoto di Bruno Ferrero



Durante l'assenza della moglie, un importante uomo d'affari dovette rimanere in casa per badare ai due scatenatissimi bambini. Aveva un'importante pratica da sbrigare, ma i due piccoli non lo lasciavano in pace un istante. Cercò così di inventare un gioco che li tenesse occupati un po' di tempo. Prese da una rivista una carta geografica che rappresentava il mondo intero, una carta complicatissima per i colori dei vari stati. Con le forbici la tagliò in pezzi minutissimi che diede ai bambini, sfidandoli a ricomporre il disegno del mondo. Pensava che quel puzzle improvvisato li avrebbe tenuti occupati per qualche ora. Un quarto d'ora dopo, i due bambini arrivarono trionfanti con il puzzle perfettamente ricomposto. "Ma come avete fatto a finire così in fretta? ", chiese il padre meravigliato. "È stato facile", rispose il più grandicello. "Sul rovescio c'era una figura di un uomo. Noi ci siamo concentrati su questa figura e, dall'altra parte, il mondo si è messo a posto da solo".
Il saggio Bayazid diceva: "quando ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: "Signore, dammi la forza di cambiare il mondo". Quando ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che
...metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato nulla, mutai la mia preghiera in: "Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento". Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: "Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso". Se avessi pregato così fin dall'inizio non avrei sprecato la mia vita". Se ognuno pensasse a cambiare se stesso, tutto il mondo cambierà.

Il mese di Maria

Un mese in compagnia di Maria

19 maggio - meditazione tratta da "Maria aurora di speranza

«Ecco tua madre»

1. Nel momento di lasciare il mon­do, Gesù affida a Giovanni e alla Chiesa il dono più grande che gli ri­maneva sulla terra: la sua Mamma. Giovanni la prese con sé, e da quel momento la sua vita si arricchiva di nuovo significato. Maria gli è presente come Madre affettuosa e come guida spirituale che lo avvia a una compren­sione piena del mistero di Cristo. Gli è vicina come interprete qualificata della fede, ed è ragionevole pensare che le intuizioni così profonde del di­scepolo prediletto sul mistero di Cri­sto siano maturate nella familiarità con la Madre di Gesù.
2. Maria è data come Madre a ciascuno di noi. Che cos'è una ma­dre? È la personificazione più elevata dell'amore umano. La madre ha una innata propensione a trasfigurare il figlio, a vederlo nella luce più ideale, e questa stima costituisce la piatta­forma più incoraggiante per lo svilup­po di un uomo. Una madre non giu­dica, ma intuisce, e questo intuito che va al di là di ogni manchevolezza sti­mola nel figlio le energie migliori. Nessuna ingratitudine del figlio riesce ad estinguere la sua dedizione, e que­sta sicurezza di poter contare nella fiducia della madre costituisce la più solida piattaforma per il ricupero mo­rale di un uomo degenerato. La ge­nialità di una madre è un amore senza confini. «Il figlio è la sua legge, in esso si perde e si conclude» (Le Fort).
Se è vero che «il bimbo, nascendo, non le lacera solo il grembo ma anche il cuore e lo dilata aprendolo verso tutto ciò che è debole e piccolo» (Le Fort), il giorno in cui Maria è diven­tata Madre della Chiesa il suo cuore si è dilatato per grazia divina a tutte le debolezze e miserie del mondo, e Maria è diventata l'espressione più convincente della misericordia divina.
3. La mediazione materna e dolcis­sima di Maria, si esplica soprattutto nel «formare il Cristo in noi», nel conformarci profondamente a Gesù Ve­rità e Amore.
È un cammino da Lei percorso fino all'estremo limite di somiglianza con il Figlio, di compartecipazione al mi­stero di Lui, Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, il più squisito e il più umano di tutti gli uomini. Tutta la sua esperienza spirituale è stata una preparazione ad essere per noi Maestra di vita foggiata secondo il Cuore di Cristo.
La mediazione materna di Maria si concretezza nell'intercessione, me­diante la quale essa ci ottiene le gra­zie di cui abbiamo bisogno per cre­scere secondo lo Spirito di Gesù; nel­l'esempio che ci offre con il suo com­portamento pienamente conforme al Cuore di Cristo; negli stimoli spiri­tuali con cui dolcemente ma anche con vigore ci richiama all'esercizio delle virtù cristiane, come l'umiltà e la mitezza («Imparate da me che so­no mite ed umile di cuore»), la pa­zienza e l'ardimento, il dominio di sé e la signorilità del cuore, la fede e la speranza, e soprattutto l'amore, che è sintesi e perfezione di tutte le virtù.
Come pensare, infine, che la Madre non intervenga a salvare dai pericoli le persone a Lei consacrate con par­ticolare affetto e ad assisterle nell'ora suprema per portarle con sé in para­diso?
Dal Salmo 66
Dio abbia pietà di me e mi benedica per Intercessione della sua Madre.
Abbi pietà,o Madre, e prega per me cambia in santa letizia la mia tristezza.
Risplendi, o Stella del mare, Vergine fulgidissima, inondami di luce.
Estingui le passioni dei mio cuore, rasserenami con la tua grazia.
Mi protegga sempre II tuo aiuto; la tua presenza con­forti la mia morte.