mercoledì 29 luglio 2009

Il "Padre Nostro" di San Francesco


COME IN CIELO COSI' IN TERRA

Sia fatta la tua volontà

come in cielo, così in terra;

affinché ti amiamo con tutto il cuore,

pensando sempre a te;

con tutta l'anima, desiderandoti sempre;

con tutta la mente,

dirigendo a te tutte le nostre intenzioni,

e cercando in tutte le cose I'onor tuo;

e con tutte le nostre forze,

impiegando tutte le potenze dell'anima

e i sentimenti del corpo

in ossequio del tuo amore,

e non in altro.

Sia fatta la tua volontà

come in cielo, così in terra;

affinché amiamo altresì i nostri prossimi,

come noi stessi, traendo tutti,

giusta le nostre forze, al tuo amore,

godendo dei beni e avendo compassione

dei mali altrui, come dei nostri,

e non recando a chicchessia

offesa alcuna.

S. Francesco d' Assisi

lunedì 27 luglio 2009

La Bibbia fa paura?






Propongo un articolo del maggio 2008 su un'indagine svolta dall' EURISKO sulla conoscenza della Sacra Bibbia, condotta anche nella nostra Italia.

L'articolo è di Eric Noffke, un pastore della Chiesa evangelica valdese, che ho ritenuto significativo anche per noi cattolici.

È significativo e nuovo che anche la chiesa cattolica abbia commissionato un'indagine sulla conoscenza della Bibbia in alcuni paesi occidentali (condotta dalla GFK-Eurisko), tra cui l'Italia. Come già tre anni fa aveva evidenziato una ricerca simile, commissionata questa volta dalla Tavola valdese, anche qui appare chiaro che gli italiani non conoscono il testo sacro del cristianesimo. I dati presentati fanno riflettere.

Il primo elemento da evidenziare, a mio parere, è che l'indagine è stata commissionata dalla Federazione biblica cattolica in vista del Sinodo dei vescovi italiani. Il fatto stesso e, direi soprattutto la circostanza, potrebbero costituire un segnale finalmente positivo per il dialogo ecumenico in un tempo segnato da una generale chiusura delle gerarchie vaticane al mondo protestante. La Bibbia è un terreno comune tra le chiese e le due persone che hanno sostenuto questa ricerca lo sanno bene: si tratta di Gianfranco Ravasi e di Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della cultura il primo, vescovo di Terni e anche presidente della Federazione biblica cattolica il secondo. Loro la Bibbia la conoscono e sanno che su di essa è possibile trovare uno spazio di incontro veramente ecumenico.

A livello generale, i risultati dell'indagine Eurisko suscitano alcune riflessioni. Il dato incoraggiante è che il 75% dei nostri concittadini possiede una Bibbia, fatto molto positivo e per nulla scontato, vista l'eredità storica italiana... Il dato deprimente è che, apparentemente, questo libro rimane a prendere polvere sullo scaffale: solo il 27% dei nostri concittadini la legge, almeno occasionalmente, e la percentuale scende al 14% quando si verifica se di essa si abbia una conoscenza anche minima. Evidentemente, invece di parlare tanto di radici cristiane dell'Europa, si dovrebbe spendere qualche energia in più per migliorare la qualità del cristianesimo attuale.

Un altro dato importante tra quelli rilevati è che il 62% degli interpellati in Italia è favorevole all'insegnamento della Bibbia nella scuola. L'idea è ottima, ma non è certo nuova: l'associazione laica Biblia, che si prefigge appunto la diffusione della conoscenza delle Scritture cristiane, da anni ha lanciato questo progetto. Viene da chiedersi se davvero la Bibbia entrerà nei programmi di studio della scuola pubblica. Francamente non lo credo, e per una ragione fondamentale: la Bibbia fa paura, Omero no. Non per nulla essa è vietata ancora in diversi paesi del mondo. Fa paura, perché nella Bibbia parla la voce del Dio vivente. Fa paura perché può cambiare la vita di uomini e donne. Fa paura, perché la Bibbia non può essere controllata e resta lì, a metterci costantemente in questione. E non sono solo i poteri "di questo mondo" a temerla: le chiese stesse sono le prime ad averne paura o ad essere messe in imbarazzo da questo libro, che le esamina e le chiama a rendere conto della loro fedeltà all'evangelo.

Se davvero si riuscisse a portare la Bibbia nelle scuole (chi sia a portarla non fa differenza, perché la Bibbia si sa difendere da sola!), si sarebbe fatto un gran passo in avanti. Il fatto che la chiesa cattolica abbia commissionato e pubblicizzato questa indagine, dando spunto ad una riflessione pubblica sul tema "Bibbia" è un segnale positivo. Per il momento, però, resta l'impressione di avere ancora molto, molto lavoro da fare. Speriamo di farlo sempre più insieme, tra cristiani.

Festa di tutti i nonni

Domenica 27 luglio la Chiesa ha ricordato i Santi Gioacchino ed Anna, genitori di Maria e nonni di Gesù.
Riporto un articolo tratto dal quotidiano "Avvenire" sul discorso del Papa all'Angelus a Les Combes:
«I nonni importanti nell'educazione»

L'importanza dell'educazione nell'attività della Chiesa e una sottolineatura del ruolo dei nonni nella formazione delle nuove generazioni. In occasione della memoria dei santi Gioacchino e Anna, il Papa ha lanciato questi messaggi nel corso dell'angelus a Les Combes, la località valdostana dove sta trascorrendo alcuni giorni di vacanza.

«Questa ricorrenza – ha osservato il Papa - fa pensare al tema dell’educazione, che ha un posto tanto importante nella pastorale della Chiesa». In particolare, ha aggiunto il pontefice, «ci invita a pregare per i nonni, che nella famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita». Secondo Benedetto XVI, «il compito educativo dei nonni è sempre molto importante, e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita. Affido alla protezione di sant’Anna e san Gioacchino tutti i nonni del mondo, indirizzando ad essi una speciale benedizione».

«La Vergine Maria, che, secondo una bella iconografia, imparò a leggere le Sacre Scritture sulle ginocchia della madre Anna, li aiuti ad alimentare sempre la fede e la speranza alle fonti della Parola di Dio», è stato l'auspicio di Benedetto XVI, prima di guidare la recita dell'Angelus.
Dopo la preghiera mariana, nei saluti finali il Papa ha rivolto il suo pensiero non solo ai nonni ma a tutti gli anziani, specialmente quelli che potrebbero trovarsi più soli e in difficoltà.

Molto significative per me le parole del Papa perché in esse rivedo i miei nonni che per la mia formazione cristiana sono stati fondamentali: è da loro che ho imparato a pregare... soprattutto con il rosario che puntualmente veniva recitato tutte le sere con vera devozione. I nonni hanno gettato in me le basi per quella fede che oggi ho avuto modo di approfondire grazie anche agli studi teologici che sto facendo. Ma mi hanno anche insegnato a vivererla questa fede in modo semplice e genuino.

Rientro dalle vacanze




Carissimi,

dopo una breve pausa vacanze, eccomi di nuovo tra di voi.
Scusate se me ne sono andata in silenzio ma avevo molto bisogno di riposare sia con la mente che con il corpo.
L'immagine che vedete mostra il luogo dove ho trascorso le vacanze, uno dei più belli della riviera marchigiana: Grottammare.


sabato 18 luglio 2009

Il Vangelo della Domenica

Dal vangelo secondo Marco (6,30-34) (domenica 19 luglio 2009)

In quel tempo gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro:" Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò". Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando, Gesù vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose.
Commento
"Le vacanze di Gesù"

Siamo in piena stagione estiva ed anche il Vangelo ci parla di un tempo di ferie che Gesù concede ai suoi
Il Signore propone anche a noi di passare le vacanze con lui, nel silenzio, nel deserto, ci chiede di fidarci, di guardarlo negli occhi, perché lui è il pastore che si commuove della fatica delle pecore, il pastore che non vuole a tutti i costi venderci qualcosa.
Gesù propone ai suoi di andare in disparte, con lui, a riposare un po’…
La vacanza è il momento in cui andare in disparte e riposarsi un po’ con il Signore Gesù.
C’è il rischio di vedere la vacanza come un momento di euforia, di eccesso, di esteriorità.
Le vacanze, specie quelle che permettono viaggi lontani, sono sempre più diffuse ma sono davvero occasioni di rispetto e confronto con culture diverse? Di approfondimento della complessità dell’uomo?
Sappiamo cogliere la vacanza come un dono, come un momento di ascolto e di confronto con gli altri, uscendo dal nostro orizzonte e dai nostri giudizi per accogliere con dignità la vita di altri popoli?
Fate come Benedetto: mettete nella valigia un vangelo e un libro di spiritualità!
Abbiamo sempre pronta la scusa di non avere tempo da dedicare alla preghiera: perché non ricavarlo durante il tempo del riposo?
Il Signore ci invita a riposarci, ad andarcene in disparte certo, ma con lui, per ritrovare l’armonia tra il corpo e lo spirito che la frenesia del lavoro spesso interrompe.
Una seconda, consolante parola, per tutti gli altri.
Per quelli, la maggioranza (!), che non hanno, né avranno la possibilità di fare vacanza, specialmente per quelli che d’estate vivono ancora più soli: gli anziani, gli ammalati, le persone separate, chi è in difficoltà economica.
Il Signore guarda la folla e prova compassione, si commuove, perché, allora come oggi, noi uomini siamo come pecore senza pastore.
Animo, amici! Il Signore non si dimentica di noi, non ci lascia soli, diventa nostro pastore.
A questo Dio di tenerezza e di compassione sappiamo rivolgere il nostro sguardo e la nostra preghiera.
Paolo Curtaz

venerdì 17 luglio 2009

I migliori auguri a Sua Santità per una pronta guarigione


Vacanze all'insegna della sofferenza per il Santo Padre.

Proprio questa mattina, in val D'Aosta, nella sua camera da letto, Benedetto XVI scivolando, ha riportato una frattura scomposta al polso destro. Nonostante ciò, padre Lombardi ci informa che il Santo Padre ha regolarmente celebrato la Santa Messa e poi è stato accompagnato al pronto soccorso dove gli hanno immobilizzato il polso senza escludere la possibilità di dover intervenire chirurgicamente. Infatti, nel pomeriggio, il Papa è stato operato: il chirurgo assicura che l'intervento è andato bene e il Pontefice potrà tranquillamente tornare a suonare il piano, a scrivere e ad avere pieno possesso dei movimenti della mano destra.
Con questo mio scritto voglio esprimere al Santo Padre i miei migliori auguri per una pronta guarigione e tutto il mio affetto per quella guida così preziosa che egli è per tutti noi, pecorelle qualche volta smarrite, di cui abbiamo tanto bisogno perché nella sua persona noi vediamo Gesù che ci accompagna con amore all'incontro con il Padre celeste.
Invito tutti gli amici del blog a pregare per Benedetto XVI perché in questa situazione di sofferenza, anche se non grave, Egli possa sentirsi sostenuto dalle cure amorevoli di Maria e da tutti noi che gli vogliamo bene.
Grazie!




mercoledì 15 luglio 2009

Il Sacramento della Riconciliazione

Il caro amico Angel, nel suo ultimo post, ha pubblicato il messaggio della Vergine Regina degli ultimi tempi addolorata per le troppe persone che si accostano all'Eucarestia con indifferenza come se andassero a ricevere "carne da macello". Sono troppe anche le persone che fanno la Comunione senza sentire il bisogno di accostarsi periodicamente al sacramento della Riconciliazione usando il sistema "fai da te". San Paolo dice:" Chi mangia il corpo e il sangue di Cristo indegnamente, mangia la propria condanna" (1 Cor.11, 27-32).
Per ricevere Gesù è necessario essere in grazia di Dio, dono che si acquista con la confessione sacramentale.

La difficoltà che molta gente trova nel confessarsi è la paura di riconoscere le proprie colpe davanti al sacerdote che non viene visto come ministro di Dio, bensì come un qualunque essere umano al quale non si può andare a raccontare i fatti propri.


Detto ciò ,ritengo necessario proporre un insegnamento per far capire il senso del sacramento della Riconciliazione e il perché esso è stato affidato alla Chiesa.

La riflessione è offerta da Padre Lino Predon.

IL MINISTERO DELLA RICONCILIAZIONE È STATO AFFIDATO ALLA CHIESA
Il cristiano, essendo stato battezzato, non dovrebbe aver bisogno di un altro sacramento per il perdono dei peccati, ma, purtroppo, il cristianesimo pecca e, per fortuna, esiste il sacramento della riconciliazione. Durante i primi secoli la Chiesa accordava questo sacramento solo una volta in vita. Successivamente, preoccupata di perpetuare una misericordia che cerca la pecora matta ogni volta che si smarrisce, decise di dare l’assoluzione a ogni peccato grave, dopo che il peccatore avesse fatto penitenza dura e prolungata. Che dire delle nostre confessioni di oggi? Jacques Maritain scriveva: Credo che coloro i quali, molto a ragione ritenevano la confessione frequente una normale abitudine nella vita spirituale, avvertivano sempre più penosamente la discordanza tra l’idea che il peccato del mondo ha fatto morire Dio sulla croce e la stesura settimanale d’una lista di peccati correnti, sempre gli stessi, da dire senza saltarne nessuno, un po’ troppo somigliante alla lista della spesa, quando si va al mercato. Non sarebbe da augurarsi che tutti questi peccati, sempre gli stessi, divenissero oggetto di una formula di confessione recitata periodicamente dalla comunità, e seguita da un’assoluzione pubblica, riservando la confessione privata ai peccati che tormentano veramente l’anima del penitente? In una linea più tradizionale e teologica, che lascia al sacramento il suo carattere di avvenimento, padre Congar auspica per i peccati quotidiani di fragilità, i mezzi quotidiani di perdono... senza privarsi del beneficio di confessarli esplicitamente ogni tanto, riservando la penitenza particolare per i peccati più gravi, soprattutto per quelli che hanno un’incidenza sociale. Il 5 novembre 1970 i vescovi svizzeri prendevano questa posizione: La confessione personale non dovrebbe essere così frequente da farla scadere in un gesto abitudinario, ma non dovrebbe essere neppure così rara da perdere l’esercizio e il gusto del senso della propria responsabilità di fronte ai propri peccati. Si tratta dunque di trovare l’equilibrio, il giusto mezzo, tra il non uso e l’abuso del sacramento della riconciliazione. Si tratta di riscoprire, in ogni caso, la presenza di Cristo misericordioso che agisce e che salva: è Lui che assolve, è Lui che perdona. Papa Giovanni Paolo II, il 22 febbraio 1984 diceva: Mi preme, ora, sottolineare il compito della remissione dei peccati. Spesso, nell’esperienza dei fedeli, proprio il dover presentarsi al ministro del perdono costituisce una difficoltà rilevante. "Perché - si obietta - rivelare a un uomo come me la mia situazione più intima e anche le mie colpe più segrete?". "Perché - si obietta ancora - non rivolgermi direttamente a Dio o a Cristo, e dovere, invece, passare attraverso la mediazione di un uomo per ottenere il perdono dei miei peccati?". Queste e simili domande possono avere una loro plausibilità per la fatica che richiede un po’ sempre il sacramento della Penitenza. Esse, però, nel loro fondo, pongono in evidenza una non comprensione o una non accoglienza del mistero della Chiesa. È vero: l’uomo che assolve è un fratello che si confessa lui pure, perché nonostante l’impegno di santificazione personale, resta soggetto ai limiti dell’umana fragilità. L’uomo che assolve, tuttavia, non offre il perdono delle colpe in nome di doti umane peculiari di intelligenza, o di penetrazione psicologica, o di dolcezza e di affabilità; egli non offre il perdono delle colpe nemmeno in nome della propria santità. Egli, auspicabilmente, è sollecitato a divenire sempre più accogliente e capace di trasmettere la speranza che deriva da una totale appartenenza a Cristo (cfr. Gal 2,20; 1Pt 3,15). Ma quando alza la mano benedicente e pronuncia le parole dell’assoluzione, egli agisce in persona Christi: non solo come rappresentante, ma anche e soprattutto come strumento umano in cui è presente, in modo arcano e reale, e agisce il Signore Gesù, il Dio-con-noi, morto e risorto e vivente per la nostra salvezza. A ben considerare, nonostante il senso di disagio che può provocare la mediazione ecclesiale, essa è un metodo umanissimo, perché il Dio che ci libera dalle nostre colpe non si stemperi in una astrazione lontana, che alla fine diverrebbe una scialba, irritante e disperante immagine di noi stessi. Mediante la mediazione del ministro della Chiesa questo Dio si rende prossimo a noi nella concretezza di un cuore pure perdonato. In questa prospettiva vien fatto di domandarsi se la strumentalità della Chiesa, invece che contestata, non dovrebbe, piuttosto, essere desiderata, poiché risponde alle attese più profonde che si nascondono nell’animo umano quando si avvicina Dio e si lascia da Lui salvare. Il ministro del sacramento della Penitenza ci appare così - entro la totalità della Chiesa - come un’espressione singolare della logica dell’Incarnazione, mediante la quale il Verbo fatto carne ci raggiunge e ci libera dai nostri peccati. Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli, dice Cristo a Pietro. Le chiavi del regno dei cieli non sono affidate a Pietro e alla Chiesa perché se ne servano a proprio arbitrio o per manipolare le coscienze, ma perché le coscienze siano liberate nella Verità piena dell’uomo, che è Cristo, pace e misericordia (cfr. Gal 6,16) per tutti.